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In Piemonte spariscono i bar: in sei anni persi quasi 2 mila locali
A pesare sulla situazione sono soprattutto l’aumento dei costi di gestione, il costo del lavoro e la perdita di potere d’acquisto
PIEMONTE – La desertificazione commerciale colpisce anche i bar. In Piemonte, tra il 2019 e il 2025, hanno chiuso 1.915 locali, pari a un calo del 15,83%. È quanto emerge dai dati di Confesercenti, secondo cui la regione è quinta in Italia per diminuzione del numero di bar.
A Torino le chiusure sono state 507, con una riduzione del 14,63%. Considerando l’intera provincia, i locali scomparsi sono invece 893, pari a un calo del 14,39%. Torino è così il terzo capoluogo di regione italiano per diminuzione dei bar.
È scesa anche la densità dei locali: in Piemonte si è passati da 2,8 a 2,4 bar ogni mille abitanti, sotto la media nazionale di 2,5. E, secondo i primi dati disponibili, la tendenza negativa sarebbe proseguita anche nel 2026.
A pesare sulla situazione sono soprattutto l’aumento dei costi di gestione, il costo del lavoro e la perdita di potere d’acquisto. A questi fattori si aggiungono lo smart working, il cambiamento nelle abitudini di consumo, la concorrenza della grande distribuzione e la crescita delle consegne a domicilio.
Per Confesercenti, però, la chiusura dei bar non rappresenta soltanto la perdita di attività economiche. Significa anche meno occupazione, acquisti e redditi che restano sul territorio, oltre a un indebolimento del ruolo sociale che questi locali svolgono nei quartieri e nei piccoli centri.
Secondo le stime dell’associazione, la ricchezza persa ammonta a 152 milioni di euro a Torino, a 268 milioni considerando l’intera provincia e a 575 milioni in Piemonte.
“La contrazione delle attività di prossimità impoverisce non soltanto una categoria economica ma l’intera comunità”, sottolinea il presidente di Confesercenti Vincenzo Nettis, che torna a chiedere sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’associazione per difendere e rilanciare il commercio di vicinato.
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