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Fino a 150 mafiosi in più nel carcere di San Michele ad Alessandria: la contestazione del sindaco

La scelta, presa senza consultazione degli uffici comunali, non è ben vista né dal sindaco Abonate né dai cittadini

Chiara Scerba

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ALESSANDRIA – Una trasformazione non indifferente, scattata all’alba sotto imponenti misure di sicurezza coordinate dal Gruppo di Intervento Operativo della Polizia Penitenziaria, quella che tocca al penitenziario di San Michele ad Alessandria.

La struttura alessandrina si prepara a diventare uno dei poli penitenziari di massima sicurezza più rilevanti d’Italia per la custodia dei vertici della criminalità organizzata.

Fino a 200 posti per i vertici mafiosi

Il piano di riorganizzazione, monitorato con attenzione dall’associazione Antigone, prevede la riconversione di un intero padiglione del complesso, con una capienza stimata che potrà oscillare tra i 150 e i 200 reclusi al 41-bis. Una percentuale imponente rispetto al quadro nazionale, che al 31 dicembre scorso contava 733 soggetti sottoposti a questo circuito speciale (in prevalenza camorristi, seguiti da esponenti di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta).

La metamorfosi del carcere risponde a una precisa razionalizzazione della rete regionale disposta dal Ministero della Giustizia, collegata alla progressiva chiusura della sezione speciale di Cuneo: Alessandria andrà quindi ad affiancarsi a Novara quale centro strategico in Piemonte per isolare in modo ermetico i capi clan, azzerando ogni contatto con l’esterno.

Alla vigilia dei primi arrivi, la struttura contava appena 41 detenuti ordinari a fronte di oltre 260 posti formali, a testimonianza di uno svuotamento pianificato per fare spazio ai nuovi arrivi. Sull’identità dei reclusi vige come da prassi il massimo riserbo investigativo, senza alcuna conferma ufficiale su quali figure di spicco del panorama mafioso saranno stabilmente assegnate all’istituto.

La contestazione del sindaco Abonante

Se da un lato la misura risponde a primarie esigenze di sicurezza dello Stato nella lotta alla mafia, dall’altro l’operazione ha innescato un durissimo scontro politico e istituzionale sul territorio. Il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, ha contestato sui propri social l’iniziativa del Governo, lamentando la totale assenza di concertazione con il Comune e denunciando lo smantellamento del tessuto rieducativo faticosamente costruito nel tempo:

Secondo il primo cittadino, la scelta calata dall’alto rischia di spazzare via oltre quarant’anni di sperimentazioni virtuose, progetti di formazione professionale e percorsi di reinserimento sociale sviluppati con gli operatori, le cooperative e il terzo settore locale. Un parere condiviso dalle associazioni di tutela dei diritti dei carcerati, che denunciano il drastico ridimensionamento delle attività trattamentali e pongono seri interrogativi sulla dotazione effettiva di personale, risorse e servizi necessari per gestire una struttura a così alto rischio.

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