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Analisi GIMBE su liste d’attesa, in leggera crescita anche in Piemonte le prenotazioni entro i tempi. Ma quasi 1 su 10 rinuncia alla visita

In Italia «il quadro resta critico: oltre 4 milioni di prenotazioni risultano ancora fuori tempo massimo» dichiara il presidente Cartabellotta

Marco Lovisolo

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PIEMONTE – Ci sono segnali di miglioramento, ma il quadro è ancora critico. È questa la “fotografia” scattata dal presidente della Fondazione GIMBE sull’analisi condotta sui dati Agenas relativa alle liste d’attesa nei primi nove mesi del 2026 in Italia. Piemonte in scia.

Tra gennaio e settembre in Italia sono cresciute le prenotazioni di esami o prime visite del 10,4%, con una quota di prenotazioni entro i tempi che cresce di 1,7 punti percentuali. Resta comunque fuori soglia quasi il 20% delle prenotazioni urgenti.

Nel confronto tra gennaio–settembre 2025 e lo stesso periodo del 2026, la quota di prenotazioni entro i tempi per quanto riguarda le prime visite migliora per 13 delle 14 tipologie monitorate. In Piemonte la variazione delle visite effettuate nei tempi, rispetto al 2025, è di +3%.

Nello stesso periodo, la quota di prenotazioni entro i tempi migliora per 20 delle 22 tipologie di esami diagnostici monitorati. In Piemonte questo miglioramento è minimo, dello 0,3%.

«I nuovi dati Agenas sulle liste d’attesa mostrano alcuni segnali di miglioramento, ma il quadro resta critico: oltre 4 milioni di prenotazioni risultano ancora fuori tempo massimo» – dichiara Cartabellotta – «Inoltre, i dati non consentono di sapere quante prestazioni siano state effettivamente erogate entro i tempi, né di ricostruire l’attesa complessiva dei cittadini dalla prescrizione all’erogazione».

«Un appuntamento proposto» – spiega il presidente di GIMBE – «non è una prestazione erogata e l’aumento delle prenotazioni non dimostra una maggiore produttività. Per verificare i reali tempi di attesa dei cittadini occorre collegare prescrizioni, appuntamenti proposti e accettati e prestazioni erogate, facendo luce anche su cosa accade a chi non riesce a prenotare».

Da non trascurare il numero di pazienti che decidono volontariamente di rinunciare alla prestazione medica. Secondo il Rapporto BES 2026 dell’ISTAT del 26 ottobre, riporta GIMBE, nel 2025 il 9,6% della popolazione del nostro Paese ha rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno: un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Le lunghe liste di attesa si confermano la causa più frequente di rinuncia, seguite dai costi delle prestazioni. Emergono rilevanti comunque differenze territoriali tra le regioni italiane. In Piemonte il dato è del 9%.

«Con la piattaforma sulle liste di attesa il SSN ha compiuto un passo avanti fondamentale per la trasparenza, indispensabile per conoscere e governare l’accesso alle prestazioni sanitarie» – conclude Cartabellotta – «Tuttavia, i dati pubblicati misurano solo una parte dell’attesa dei cittadini: per questo, nella comunicazione pubblica, è essenziale selezionare e interpretare i risultati senza andare oltre ciò che effettivamente documentano. Per rendere la piattaforma uno strumento capace di restituire un quadro più completo del fenomeno, la Fondazione GIMBE chiede ad Agenas di rendere disponibili dati in formato aperto riutilizzabili, almeno per prestazione, classe di priorità, Regione e Azienda sanitaria. Occorre inoltre ricostruire l’intero percorso del cittadino, dalla prescrizione all’erogazione, e sapere quante richieste non si traducono in prenotazioni e per quali ragioni».

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