CronacaTorino
Omicidio a Parco Dora a Torino, il cellulare trovato nello zaino della vittima era del 46enne fermato
La Procura di Torino ha chiesto la custodia cautelare in carcere per il 46enne. La difesa ha invece proposto una misura meno restrittiva
TORINO – Emergono nuovi particolari sull’omicidio di Saloum Fall, il 19enne ucciso a coltellate venerdì 23 ottobre a Parco Dora, a Torino. Secondo quanto riportato da TorinoToday, il cellulare trovato nello zaino della vittima apparteneva a Dumitru Eusebiu Daviduta, il 46enne fermato domenica 25 ottobre con l’accusa di omicidio.
A rivelarlo al giornale è stato l’avvocato Marco Guerrino Latella, difensore dell’indagato. Secondo la ricostruzione del legale, Daviduta avrebbe lasciato il telefono al giovane come garanzia per una partita di droga, in attesa di consegnare il denaro e riavere il dispositivo.
La colluttazione e la versione della difesa
I due si conoscevano e si sarebbero incontrati per discutere del pagamento. Il 46enne ha ammesso di aver avuto una colluttazione con Fall, ma ha negato di averlo accoltellato.
Secondo quanto dichiarato dall’avvocato, l’indagato avrebbe sostenuto di essere stato a mani nude, mentre il 19enne avrebbe avuto un oggetto in mano. Durante lo scontro, il giovane avrebbe ferito Daviduta al volto. Il legale ha precisato che non è ancora chiaro quale oggetto abbia provocato il taglio.
La difesa sostiene inoltre che Fall avrebbe tentato di rapinare il 46enne. Si tratta di una ricostruzione ancora da verificare.
I dubbi sulle ferite mortali
Tra le ipotesi avanzate dalla difesa, c’è anche quella che il 19enne potesse essere già ferito prima dell’incontro con Daviduta.
L’avvocato Latella ha sottolineato che si tratta di una possibilità tutta da accertare. Ha inoltre riferito che, secondo la testimonianza raccolta dagli investigatori, Fall sarebbe crollato a terra alcuni minuti dopo la colluttazione.
La richiesta di custodia cautelare
La Procura di Torino ha chiesto la custodia cautelare in carcere per il 46enne. La difesa ha invece proposto una misura meno restrittiva, come l’obbligo di firma o gli arresti domiciliari, sostenendo che l’indagato dispone di un’abitazione regolarmente affittata.
Spetterà al giudice valutare le richieste delle parti. Le circostanze riferite dal difensore rappresentano, allo stato, la versione dell’indagato e dovranno essere confrontate con gli elementi raccolti durante le indagini.
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