Scuola e formazioneTorino
Patrizia De Grazia (Radicali Italiani): “sciopero della fame fino alla riapertura del Campus Einaudi”
La studentessa e tesoriera dei Radicali Italiani chiede di ripristinare il diritto allo studio e all’insegnamento
TORINO -Uno sciopero della fame per chiedere che il Campus Einaudi di Torino torni accessibile a tutta la comunità universitaria. È la forma di protesta scelta da Patrizia De Grazia, studentessa di Giurisprudenza e tesoriera dei Radicali Italiani, che ha annunciato di aver smesso di mangiare dalle 23.59 di ieri, domenica 1° novembre, per contestare l’occupazione dell’ateneo.
La giovane ha affidato la propria posizione a un lungo messaggio pubblicato sui social, nel quale critica le modalità della protesta e la gestione della situazione da parte dell’Università. Secondo De Grazia, l’occupazione impedisce a studenti e docenti contrari di accedere agli spazi universitari, costringendo migliaia di persone a seguire le lezioni online e provocando lo spostamento o la cancellazione di esami e lauree.
“Il Campus è di tutti. Non solo di chi lo occupa”, scrive la studentessa, che accusa gli occupanti di aver imposto la propria visione impedendo il normale svolgimento delle attività accademiche. Nel mirino anche l’Ateneo, ritenuto responsabile di non essere intervenuto per ripristinare la situazione.
De Grazia ha spiegato di aver scelto la nonviolenza come forma di protesta per richiamare l’Università alle proprie responsabilità. “Non è stata una decisione semplice. So bene quanto possa essere provante, fisicamente e mentalmente, la privazione prolungata di cibo. Ma la ritengo una scelta necessaria”, afferma.
La studentessa annuncia che proseguirà lo sciopero della fame fino a quando il Campus non sarà nuovamente accessibile a tutti gli studenti e ai docenti. “I manifestanti vogliono un’occupazione permanente? L’avranno. Ma avranno anche uno sciopero della fame permanente”, scrive, chiedendo all’istituzione di ripristinare il diritto allo studio e all’insegnamento e di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
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