CronacaTorino
Torino, bambina di 11 anni umiliata dalla madre per il peso: a processo anche il compagno
La madre avrebbe rivolto ripetutamente alla ragazzina frasi offensive come «Zitta, cicciona», «Sei grassa», «Devi dimagrire» e «Fai schifo».
TORINO – Una bambina di 11 anni costretta a indossare una panciera per nascondere le rotondità e bersagliata da insulti sul proprio aspetto fisico. È la vicenda al centro di un processo in corso a Torino, dove una donna di 43 anni e il suo compagno di 48 sono accusati di maltrattamenti nei confronti della figlia di lei, oggi quindicenne.
Secondo la ricostruzione della Procura, la madre avrebbe rivolto ripetutamente alla ragazzina frasi offensive come «Zitta, cicciona», «Sei grassa», «Devi dimagrire» e «Fai schifo». Parole che, secondo l’accusa, avrebbero contribuito a creare un clima familiare di umiliazione e sofferenza psicologica durante una fase particolarmente delicata della crescita.
Le umiliazioni e le accuse alla madre
Stando a quanto contestato dagli inquirenti, gli insulti non si sarebbero limitati ai commenti sul peso e sull’aspetto fisico della figlia. In un’occasione, la donna avrebbe anche attribuito alla bambina la responsabilità del proprio aborto.
La vicenda ricostruita dalla Procura descrive una situazione nella quale la minore si sarebbe sentita inadeguata e priva della protezione necessaria all’interno della famiglia. Tra gli episodi contestati c’è anche l’obbligo, quando aveva appena 11 anni, di indossare una panciera per nascondere le proprie forme.
Il disagio notato a scuola
Il malessere della ragazzina sarebbe stato notato anche dagli insegnanti, che avrebbero osservato il suo disagio e un aumento di peso nel corso di un periodo familiare difficile.
Proprio la scuola può rappresentare un presidio importante nell’individuazione di situazioni di sofferenza che coinvolgono bambini e adolescenti, soprattutto quando i segnali emergono al di fuori dell’ambiente domestico.
Nel procedimento è coinvolto anche il compagno della madre, accusato, oltre che di maltrattamenti, di minacce e lesioni. Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe provocato un livido al braccio della ragazzina.
Le richieste della Procura
La Procura di Torino ha chiesto una condanna a 2 anni e 6 mesi di carcere per la madre e a 3 anni e 5 mesi per il compagno. Le contestazioni dovranno essere valutate dal tribunale nell’ambito del procedimento.
Entrambi gli imputati, assistiti dai rispettivi legali, negano le accuse.
La vicenda riporta l’attenzione sulle conseguenze che le umiliazioni ripetute e la denigrazione dell’aspetto fisico possono avere sui minori. In una fase della vita in cui si costruiscono l’identità personale e il rapporto con il proprio corpo, le parole pronunciate in famiglia possono diventare una fonte profonda di sofferenza, soprattutto quando provengono dalle persone da cui ci si aspetta protezione e sostegno.
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