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Curiosità Cultura Torino

Adelaide, la donna che portò i Savoia a Torino, governò la città e accompagnò Enrico IV a Canossa

Molto prima che Torino diventasse la capitale dei Savoia, una donna governava una parte importante del Piemonte e teneva insieme un patrimonio che si estendeva dalle Alpi alla pianura

Gabriele Farina

Pubblicato

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TORINO – Quando si parla della storia dei Savoia in Piemonte, il nome che viene subito in mente è quello di Umberto Biancamano. Ma prima che la dinastia sabauda mettesse radici nei territori piemontesi ci fu una donna che ebbe un ruolo decisivo: Adelaide di Torino, conosciuta anche come Adelaide di Susa.

Nacque intorno al 1020, figlia di Olderico Manfredi, marchese di Torino, e di Berta degli Obertenghi. Alla morte del padre, nel 1035, Adelaide si trovò al centro di una delicata questione di successione. Non era una semplice nobildonna: attraverso di lei passavano il patrimonio e la continuità della potente famiglia arduinica. Per garantire la continuità della Marca, ad Adelaide fu attribuito il titolo di comitissa, contessa, mentre il titolo marchionale venne assegnato ai suoi mariti.

Tre matrimoni, tre volte vedova

La vita di Adelaide fu tutt’altro che tranquilla.

Ancora giovanissima sposò Ermanno IV di Svevia, matrimonio che aveva anche un evidente significato politico. Ermanno morì nel 1038, appena dopo le nozze. Adelaide rimase vedova.

Nel 1042 sposò poi Enrico del Monferrato, appartenente alla famiglia degli Aleramici. Anche questo matrimonio ebbe vita breve: Enrico morì tra il 1044 e il 1045.

Il terzo matrimonio fu quello destinato a cambiare la storia del Piemonte. Adelaide sposò Oddone di Savoia, figlio di Umberto Biancamano.

È attraverso questa unione che i Savoia si affacciarono stabilmente sulla scena piemontese. Il matrimonio mise infatti in relazione i possedimenti della famiglia sabauda, transalpina, con quelli degli Arduinici di Adelaide.

Ma c’è un dettaglio importante: non fu Adelaide a entrare nella storia dei Savoia. Furono i Savoia a entrare nei territori di Adelaide.

Una donna al potere in un mondo di uomini

Oddone morì probabilmente intorno al 1057, lasciando figli ancora molto giovani.

Adelaide, invece, rimase.

E per i decenni successivi continuò a esercitare il potere sulla Marca di Torino, prima per i figli e poi per il nipote. Un documento del 1064 mostra addirittura Adelaide e il figlio Pietro mentre governano insieme e firmano un atto.

La sua posizione era tutt’altro che simbolica.

Era una donna che amministrava territori, prendeva decisioni politiche, faceva donazioni, gestiva rapporti con la Chiesa e affrontava i conflitti con i poteri vicini. Treccani ricorda anche un episodio particolarmente significativo: Adelaide si scontrò con Asti e arrivò a distruggere la città per due volte, nel 1070 e nel 1090, riuscendo a conservare il nucleo dei territori che sarebbero poi entrati nella sfera sabauda.

Bisogna evidenziare però anche un’altra faccia della sua politica: la lunga serie di donazioni agli enti ecclesiastici contribuì progressivamente a indebolire il patrimonio fondiario della dinastia.

Non era la “marchesa di Susa”

È uno dei dettagli più curiosi della sua storia.

Adelaide viene ancora oggi chiamata comunemente “marchesa di Susa”, ma la definizione non è propriamente corretta.

Il titolo attribuito ad Adelaide era quello di contessa, mentre il centro politico-amministrativo del suo potere era Torino. Proprio per questo la scheda del museo considera inesatta la tradizionale definizione di “marchesa di Susa”.

Il legame con Susa resta comunque fortissimo. Il castello sulla rocca della città è tradizionalmente associato alla contessa e il Comune di Susa lo presenta come una delle residenze legate alla sua figura.

Ed è probabilmente anche per questo che, nel tempo, il nome di Adelaide è rimasto molto più legato a Susa che a Torino, nonostante il suo ruolo politico fosse strettamente connesso alla città.

La figlia sposò l’imperatore

Adelaide ebbe cinque figli da Oddone. Tra loro c’era Berta, destinata a diventare regina e poi imperatrice accanto a Enrico IV.

Ed è qui che la storia della famiglia di Adelaide si incrocia con uno degli episodi più celebri del Medioevo europeo.

Enrico IV e Berta ebbero un rapporto difficile. L’imperatore arrivò persino a cercare di ottenere l’annullamento del matrimonio, ma il progetto fallì anche per l’opposizione di Pier Damiani.

Qualche anno dopo, però, la situazione si capovolse.

Nel 1076 Enrico IV venne scomunicato da papa Gregorio VII. Costretto a cercare una riconciliazione, nell’inverno del 1076-1077 attraversò le Alpi per raggiungere l’Italia.

E per farlo dovette passare attraverso i territori di Adelaide.

Adelaide e il viaggio verso Canossa

Questo è forse il particolare più famoso, ma anche uno dei più interessanti da raccontare.

Enrico IV era suo genero. Adelaide era infatti la madre di Berta.

Ma Adelaide aveva anche rapporti con il mondo vicino al papa e si trovava in una posizione delicatissima. Enrico aveva bisogno di attraversare le Alpi e il passaggio attraverso la zona controllata dalla contessa era fondamentale.

Alla fine Adelaide lo accolse e lo accompagnò verso Canossa, dove Gregorio VII si trovava ospite di Matilde di Canossa. MuseoTorino ricorda come Adelaide fosse letteralmente “divisa tra due fuochi”: da una parte la parentela con Enrico IV, dall’altra i rapporti con il mondo riformatore legato al papa.

Il viaggio avvenne attraverso il Moncenisio, in pieno inverno.

Il 25 gennaio 1077 Enrico arrivò davanti al castello di Canossa. Per tre giorni rimase fuori dalle mura prima di essere ricevuto dal papa. Treccani ricorda che Adelaide fu tra coloro che garantirono gli accordi che permisero la riconciliazione.

Non fu quindi semplicemente una spettatrice di quello che sarebbe diventato uno degli episodi più celebri del Medioevo.

Adelaide era parte della mediazione.

E il paradosso è notevole: una donna che governava i territori piemontesi si ritrovò coinvolta in uno dei più grandi conflitti politici e religiosi dell’Europa dell’XI secolo.

Una famiglia al centro della politica europea

La storia familiare di Adelaide sembra quasi costruita per un romanzo.

La figlia Berta era moglie di Enrico IV.

Un’altra figlia, Adelaide, sposò Rodolfo di Svevia, proprio l’uomo che nel 1077 venne eletto re di Germania da una parte dei principi tedeschi contro Enrico IV.

Così Adelaide si ritrovò ad avere due generi schierati su fronti contrapposti nella lotta per il potere imperiale.

Non era soltanto una questione familiare: era una posizione politica estremamente delicata.

E ancora una volta Adelaide riuscì a muoversi tra poteri diversi, mantenendo il controllo dei propri territori.

La contessa che morì lontano da Torino

Adelaide morì nel 1091, dopo una vita lunghissima per gli standard dell’epoca.

Le fonti la collocano negli ultimi anni a Canischio, nella Valle dell’Orco, dove morì il 19 dicembre. Fu sepolta nella chiesa del paese.

La sua morte chiuse anche una fase della storia piemontese.

Quando Adelaide morì, non esisteva più un erede con la forza patrimoniale e la legittimità necessarie per raccogliere integralmente il suo potere. Nel frattempo era morto anche il figlio Pietro.

Il grande patrimonio costruito dagli Arduinici cominciò così a frammentarsi e diversi poteri finirono per contendersene le parti.

Una donna che ha lasciato un’impronta enorme

Adelaide è rimasta nella memoria soprattutto come la donna che portò i Savoia in Piemonte.

Ma la sua storia è molto più interessante se la si guarda da vicino.

Era una ragazza di circa sedici anni quando fu coinvolta nel primo matrimonio politico. Rimase vedova tre volte. Governò per decenni dopo la morte dell’ultimo marito. Fece e disfece alleanze. Affrontò città rivali. Fondò e sostenne istituzioni religiose. E, quando un imperatore attraversò le Alpi per chiedere perdono al papa, fu lei ad accompagnarlo lungo la strada che lo avrebbe portato a Canossa.

E c’è forse un ultimo dettaglio che dice molto della sua fama già presso i contemporanei.

Pier Damiani le scrisse riconoscendole una straordinaria capacità di governare: Adelaide, secondo le parole riportate dalle fonti, sosteneva da sola il peso del regno e a lei si rivolgevano coloro che cercavano una decisione autorevole.

Non era ancora nata la Torino dei Savoia.

Ma una donna, nella Torino dell’XI secolo, aveva già dimostrato quanto potesse pesare il potere esercitato da una contessa.

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