Curiosità Torino Turismo
La storia della Cappella dei Banchieri e dei Mercanti di Torino e del suo Calendario Perpetuo
Un luogo fuori dal tempo che nasconde un segreto incredibile
TORINO – Nel cuore di Torino, lungo la centralissima via Garibaldi, si cela un piccolo scrigno barocco spesso ignorato dal grande flusso di passanti: la Cappella dei Banchieri e dei Mercanti. Un luogo che racconta non solo la devozione di una classe sociale, ma anche l’ambizione, la solidarietà e – sorprendentemente – il rapporto tra fede e scienza, incarnato nel celebre Calendario Perpetuo.
Un oratorio per la borghesia che contava
La storia della cappella è indissolubilmente legata alla Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti, istituzione nata ufficialmente nel 1663 in una città in piena trasformazione economica. Mercanti, banchieri e negozianti – spesso provenienti da altre regioni o dall’estero – costituivano una delle classi più dinamiche e benestanti della Torino seicentesca.
Il loro obiettivo era duplice: sostenersi reciprocamente nei momenti di difficoltà e rafforzare il proprio ruolo sociale attraverso opere caritative e religiose. Per questo, alla fine del Seicento, decisero di dotarsi di uno spazio autonomo: nel 1692 venne costruita la cappella, inserita nel complesso dell’ex collegio dei Gesuiti lungo l’allora via Dora Grossa.
Nonostante l’esterno sobrio, l’interno rivela tutta la ricchezza del gusto barocco: affreschi, marmi policromi, tele e decorazioni raccontano una committenza orgogliosa del proprio prestigio e desiderosa di celebrarlo anche attraverso l’arte.
Arte, devozione e identità
La cappella non era solo un luogo di culto, ma anche uno spazio identitario. Qui la congregazione si riuniva, celebrava le proprie feste – in particolare quella dell’Epifania, legata ai Re Magi, simbolo di ricchezza e viaggio – e tramandava la propria memoria.
Le opere custodite, per lo più tra Sei e Settecento, testimoniano l’intervento di artisti di rilievo e una stratificazione di contributi nel tempo, segno di una comunità viva e attiva.
Dopo secoli di attività, la cappella ha conosciuto anche periodi di chiusura, fino al restauro che ne ha permesso la riapertura al pubblico nel 2017, restituendola alla città come luogo di cultura oltre che di spiritualità.
Il cuore segreto: il Calendario Perpetuo
Ma il vero elemento che rende unica la Cappella dei Mercanti si trova nella sacrestia: il sorprendente Calendario Perpetuo ideato dall’astronomo e matematico Giovanni Plana.
Non si tratta di un semplice oggetto curioso, ma di una vera e propria macchina di calcolo meccanica, una delle più affascinanti testimonianze della scienza ottocentesca. Il dispositivo è costituito da tamburi rotanti e ingranaggi che permettono di determinare, con precisione, il calendario su un arco temporale di ben 4000 anni.
Il sistema è in grado di combinare diversi dati:
- giorni della settimana
- cicli lunari
- festività religiose
Tutto questo partendo dall’anno zero, con una precisione sorprendente per l’epoca.

Di Eccekevin – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=75413232
Tra fede e scienza
La presenza del Calendario Perpetuo in una cappella può sembrare, a prima vista, una contraddizione. In realtà racconta perfettamente lo spirito della Torino tra Settecento e Ottocento: una città in cui la cultura religiosa conviveva con una forte vocazione scientifica e illuminista.
Per la Congregazione dei Mercanti, questo strumento rappresentava molto più di una curiosità: era un simbolo di ordine, precisione e controllo del tempo, valori fondamentali per chi viveva di commercio e finanza.
Un gioiello nascosto (ma ancora vivo)
Oggi la Cappella dei Mercanti è visitabile e continua a vivere anche come spazio culturale, grazie alla sua acustica che la rende perfetta per concerti di musica classica.
Entrarvi significa fare un viaggio doppio: da un lato nella Torino barocca delle corporazioni e della devozione, dall’altro in un’epoca in cui la scienza iniziava a misurare il tempo con strumenti sempre più sofisticati.
E forse è proprio questo il fascino più grande della cappella: dimostrare che, anche in un piccolo spazio nascosto tra i palazzi del centro, possono convivere arte, fede e una macchina capace di attraversare quattro millenni.
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