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Curiosità Cultura Torino

Perché Torino ha così tanti palazzi con un cortile interno?

Cosa si nasconde dietro i cortili di Torino

Gabriele Farina

Pubblicato

il

TORINO – Camminando per Torino può capitare di vedere un grande portone aperto.

Da fuori, niente di particolare: una facciata elegante, magari qualche balcone, qualche negozio al piano terra.

Poi si entra. E improvvisamente la città cambia.

Dietro quel portone può esserci un cortile enorme, circondato da balconi, ballatoi, scale, finestre e porte che appartengono ad appartamenti e locali.

È una delle caratteristiche più affascinanti dell’architettura torinese.

E la cosa curiosa è che, passando per strada, non possiamo quasi mai immaginare cosa ci sia dall’altra parte del portone.

La città che non si vede dalla strada

Il cortile interno è una presenza ricorrente nei palazzi storici di Torino.

Fa parte di un modello edilizio nel quale la facciata rappresentava il volto dell’edificio verso la strada, mentre il cortile costituiva uno spazio interno condiviso.

È una caratteristica che si ritrova soprattutto nei grandi isolati del centro e nei quartieri storici della città.

Da una parte la strada, pubblica e movimentata.

Dall’altra il cortile, più protetto e raccolto.

Due mondi separati da un portone.

Ma perché costruire i palazzi in questo modo?

La risposta ha molto a che fare con il modo in cui Torino è cresciuta.

Quando la città iniziò ad espandersi secondo piani urbanistici più ordinati, soprattutto durante l’epoca sabauda, vennero progettati grandi isolati nei quali gli edifici occupavano il perimetro dell’isolato.

La facciata si affacciava sulla strada.

All’interno rimaneva uno spazio comune.

Nasce così quella caratteristica sequenza che ancora oggi possiamo riconoscere in moltissimi edifici:

strada → portone → androne → cortile → appartamenti.

Il cortile non era uno spazio inutile

Oggi potremmo considerarlo semplicemente un’area condominiale.

Per gli abitanti di un tempo aveva invece molte funzioni.

Era uno spazio di servizio, di passaggio e di lavoro.

Qui arrivavano merci, si svolgevano attività quotidiane e si accedeva alle parti secondarie degli edifici.

In molti palazzi il cortile permetteva inoltre di raggiungere scale, depositi, locali di servizio e abitazioni senza affacciarsi direttamente sulla strada.

Era, in qualche modo, il cuore nascosto del palazzo.

E c’era anche una questione di luce e aria

Il cortile aveva un’altra funzione fondamentale.

In un edificio costruito su più piani, uno spazio interno permetteva di portare luce e aria alle abitazioni che non si affacciavano direttamente sulla strada.

Non era quindi soltanto una scelta estetica.

Era anche una soluzione architettonica e funzionale.

Più il palazzo cresceva, più diventava importante organizzare gli spazi interni.

E il cortile diventava il punto attorno al quale distribuire le diverse parti dell’edificio.

Dietro la facciata c’è un’altra architettura

Questa è forse la cosa più bella dei cortili torinesi.

La facciata che vediamo dalla strada racconta soltanto una parte dell’edificio.

Entrando, spesso si scopre un’architettura completamente diversa.

Ci sono scale monumentali, balconi, ballatoi, ringhiere, logge e decorazioni che dalla strada non si possono vedere.

In alcuni casi il cortile è quasi più interessante della facciata.

Eppure migliaia di persone passano ogni giorno davanti a quei palazzi senza sapere cosa nascondano.

I cortili raccontano anche le differenze sociali

Nei grandi palazzi storici la distribuzione degli spazi non era casuale.

La posizione dell’appartamento, il piano, l’affaccio sulla strada o sul cortile potevano riflettere anche la condizione sociale degli abitanti.

Gli ambienti affacciati sulle vie principali erano spesso più prestigiosi.

Quelli rivolti verso l’interno potevano avere caratteristiche molto diverse.

Il cortile diventava così anche una sorta di fotografia della società che abitava il palazzo.

Poi la città cambia

Con l’industrializzazione e la crescita demografica Torino cambia profondamente.

I grandi palazzi vengono abitati da un numero sempre maggiore di persone.

I cortili diventano luoghi ancora più vissuti.

Si incontrano bambini, abitanti, lavoratori e commercianti.

Si stendono i panni.

Si trasportano oggetti.

Si entra e si esce dalle diverse parti dell’edificio.

Per molte persone il cortile è una sorta di piccola piazza privata.

Una piazza che non compare sulle mappe della città.

E alcuni sono spettacolari

A Torino esistono cortili molto diversi tra loro.

Alcuni sono austeri e quasi completamente privi di decorazioni.

Altri conservano elementi architettonici di grande pregio.

Ci sono cortili stretti e profondi e altri così grandi da sembrare vere piazze.

Ed è proprio questa varietà a renderli interessanti.

Non esiste un solo “cortile torinese”.

Esiste una moltitudine di spazi nascosti dietro i portoni della città.

Il bello è che alcuni sono ancora vivi

Molti cortili storici non sono diventati semplicemente spazi da conservare.

Continuano a essere utilizzati quotidianamente.

Ci sono persone che attraversano quegli stessi spazi per andare a casa, bambini che giocano, biciclette appoggiate ai muri e piante sui balconi.

È passato e presente che convivono nello stesso luogo.

Ed è probabilmente questo che rende i cortili più interessanti di una semplice architettura storica.

La prossima volta, guardate il portone

C’è un piccolo gioco che possiamo fare.

La prossima volta che camminate per il centro di Torino, provate a osservare i grandi portoni dei palazzi.

Alcuni sono sempre chiusi.

Altri vengono aperti continuamente.

E quando ne trovate uno aperto, provate a guardare dentro.

Potrebbe esserci un cortile che avete attraversato decine di volte senza averlo mai veramente osservato.

Perché Torino ha una caratteristica particolare: una parte della sua architettura più interessante non si trova sulla strada.

Si trova appena oltre il portone.

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