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Curiosità Cultura Torino

La Fontana Angelica di Torino: storia, misteri e simboli esoterici nascosti in piazza Solferino

Tra arte déco, leggende massoniche e richiami alla conoscenza iniziatica, la Fontana Angelica è uno dei monumenti più enigmatici di Torino.

Gabriele Farina

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TORINO – Ogni giorno migliaia di torinesi e turisti attraversano piazza Solferino senza soffermarsi troppo su uno dei monumenti più affascinanti della città. Eppure la Fontana Angelica, con i suoi imponenti gruppi scultorei in bronzo e travertino, nasconde una storia fatta di polemiche, cambi di progetto e simbolismi che da quasi un secolo alimentano il fascino della cosiddetta “Torino magica“.

L’opera venne realizzata dallo scultore torinese Giovanni Riva tra il 1922 e il 1930 grazie al lascito testamentario del diplomatico Paolo Bajnotti, che aveva destinato 150 mila lire alla costruzione di una fontana monumentale dedicata alla madre Angelica Cugiani Bajnotti.

Il progetto originario, però, era molto diverso da quello che oggi possiamo ammirare.

Doveva sorgere davanti al Duomo

Nel testamento Bajnotti aveva chiesto che la fontana fosse costruita in piazza San Giovanni, davanti al Duomo di Torino, e che avesse uno stile neogotico.

La commissione incaricata dal Comune, però, modificò profondamente il progetto. Cambiò lo stile, affidandosi a un linguaggio più vicino all’Art Déco, e soprattutto scelse come collocazione piazza Solferino, ritenuta più adatta dal punto di vista urbanistico.

La decisione suscitò discussioni già all’epoca e contribuì a creare quell’aura di mistero che ancora oggi accompagna il monumento.

Le quattro stagioni… o qualcosa di più?

Osservando la fontana frontalmente si distinguono quattro grandi gruppi scultorei che rappresentano le stagioni.

La Primavera raffigura una giovane donna con un nido di uccellini e un bambino che libera rondini.

L’Estate mostra una figura femminile con spighe di grano e frutti, simbolo dell’abbondanza.

Fin qui sembrerebbe una classica allegoria della natura.

Dietro la fontana, però, la lettura cambia.

Le due statue maschili dedicate ad Autunno e Inverno sono quelle che hanno attirato maggiormente l’attenzione degli studiosi di simbologia esoterica. Secondo questa interpretazione rappresenterebbero infatti Boaz e Jachin (o Jaquim), le due colonne del Tempio di Salomone, simboli ben noti nella tradizione massonica. Si tratta tuttavia di una lettura simbolica e non di un significato ufficialmente attribuito dall’autore dell’opera.

Il passaggio verso la conoscenza

Secondo la tradizione esoterica torinese, il vero “segreto” della Fontana Angelica non sarebbe nelle singole statue ma nello spazio che si apre tra le due figure maschili.

Quel varco perfettamente simmetrico rappresenterebbe simbolicamente una soglia da attraversare: il passaggio dalla conoscenza comune a quella riservata agli iniziati.

Anche l’acqua che sgorga dagli otri sorretti dalle due figure assumerebbe un significato allegorico, diventando metafora della conoscenza che scorre verso chi è pronto a riceverla.

Sono interpretazioni diffuse nei percorsi dedicati alla Torino esoterica, ma che non trovano conferma nella documentazione storica ufficiale relativa alla realizzazione della fontana.

Essoterico davanti, esoterico dietro

Una delle letture più affascinanti divide idealmente il monumento in due parti.

La facciata principale rappresenterebbe la dimensione essoterica, cioè quella visibile e comprensibile a tutti attraverso il ciclo delle stagioni.

La parte posteriore, invece, custodirebbe il linguaggio esoterico, fatto di simboli, richiami iniziatici e riferimenti alla trasformazione spirituale dell’uomo.

Anche in questo caso si tratta di interpretazioni sviluppate da studiosi e divulgatori dell’esoterismo torinese e non di spiegazioni ufficiali dell’opera.

Una delle icone della Torino magica

La Fontana Angelica occupa un posto speciale nell’immaginario della cosiddetta “Torino magica”. Per molti appassionati rappresenta uno dei monumenti simbolo della città esoterica, insieme al Portone del Diavolo di Palazzo Trucchi di Levaldigi, alla Guglia Beccaria e al Monumento al Traforo del Frejus.

Che si creda oppure no ai suoi presunti significati nascosti, resta uno dei capolavori della scultura monumentale torinese del Novecento, capace ancora oggi di incuriosire chi si ferma ad osservarne i dettagli.

Una storia che continua ad affascinare

Dopo quasi un secolo, la Fontana Angelica continua a dividere storici dell’arte, appassionati di simbologia e semplici curiosi. Da un lato c’è il monumento documentato dagli archivi cittadini: un’importante opera Art Déco nata da un lascito testamentario e da una lunga vicenda progettuale. Dall’altro c’è il racconto della Torino misteriosa, che vede nelle sue statue un percorso iniziatico ricco di richiami massonici ed esoterici.

Forse è proprio questo doppio livello di lettura a renderla una delle fontane più affascinanti della città: un’opera che può essere ammirata semplicemente per la sua bellezza oppure osservata con occhi diversi, lasciandosi guidare dai simboli che, veri o presunti, continuano ad alimentarne il mito.

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