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Il santuario della Madonna delle Vigne: lo “Spartito del Diavolo” e il mistero di Trino

La storia e la leggenda della Madonna delle vigne

Gabriele Farina

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Foto di Mario Alesina

TRINO VERCELLESE – C’è un luogo, nelle campagne del Vercellese, dove la storia del Piemonte barocco si intreccia con una delle leggende più inquietanti della regione. È il Santuario del Santissimo Nome di Maria, conosciuto come Madonna delle Vigne, nascosto tra la vegetazione sulle alture di Montarolo, nel territorio di Trino, non lontano dall’antica abbazia di Lucedio.

Oggi il santuario appare come un edificio ferito dal tempo, circondato dal verde e segnato da decenni di abbandono. Ma dietro quelle mura si nasconde una storia molto più importante della fama sinistra che negli ultimi anni ha accompagnato il luogo.

E soprattutto c’è uno strano affresco che ha alimentato una leggenda destinata a diventare uno dei racconti più curiosi del Piemonte: quello dello “Spartito del Diavolo”.

Una chiesa nata nel cuore delle terre di Lucedio

Per capire il fascino della Madonna delle Vigne bisogna partire dalla sua storia.

Il santuario sorge su una piccola altura tra Lucedio e Montarolo, in un territorio profondamente legato alla presenza dell’antica abbazia di Santa Maria di Lucedio. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Ministero della Cultura, la chiesa venne costruita nel XVII secolo per volontà dell’abate commendatario di Lucedio Vincenzo Grimani, sopra un precedente edificio sacro.

La costruzione dell’edificio attuale iniziò nel 1696 e terminò nel 1713. La nuova chiesa venne benedetta il 21 luglio di quell’anno. Il progetto è legato ad Antonio Bertola, mentre successivi interventi furono affidati all’architetto casalese Giovanni Battista Scapitta.

La caratteristica che colpisce ancora oggi è la pianta ottagonale, insolita per un edificio religioso di queste dimensioni. Non era però una semplice chiesetta di campagna: il santuario faceva parte di un progetto architettonico ambizioso legato alla potente abbazia di Lucedio.

E la sua storia fu travagliata fin dall’inizio. Già nel 1714, appena un anno dopo la benedizione, Scapitta segnalava la necessità di lavori di riparazione e consolidamento perché alcune parti dell’edificio risultavano deteriorate.

Foto di Mario Alesina

Poi arriva la leggenda

È qui che la storia lascia spazio al mistero.

Il territorio intorno a Lucedio è da tempo al centro di racconti legati a presenze soprannaturali, esoterismo e fenomeni inspiegabili. Il santuario della Madonna delle Vigne è finito così dentro un immaginario molto più ampio, diventando uno dei luoghi più curiosi del Vercellese.

Secondo la tradizione riportata da Visit Valsesia Vercelli, la chiesa sarebbe stata sconsacrata nel 1784, durante il pontificato di Pio VI, proprio a causa delle storie sull’occulto e sulle presunte influenze diaboliche legate alla zona. La stessa fonte, tuttavia, segnala che questa ricostruzione è discussa e che interventi successivi sull’edificio sembrerebbero raccontare una storia più complessa.

Il Ministero della Cultura, nella sua scheda dedicata al bene, non presenta invece la sconsacrazione come elemento centrale della storia dell’edificio e sottolinea soprattutto il suo progressivo degrado, oggi classificato come pessimo.

È una distinzione importante: la storia del santuario è documentata; la fama demoniaca appartiene invece soprattutto alla leggenda.

Lo “Spartito del Diavolo”

E arriviamo al dettaglio che ha reso famosa la Madonna delle Vigne.

All’interno della chiesa è presente un affresco che raffigura un organo a canne. Sopra lo strumento compare uno spartito musicale, inserito nella decorazione dell’organo dipinto.

Ed è proprio quello spartito ad aver alimentato il mistero.

Secondo la leggenda, le note non sarebbero state disposte casualmente. Il brano potrebbe essere letto in una particolare sequenza e, soprattutto, suonato al contrario, procedendo da destra verso sinistra e dal basso verso l’alto.

Da qui nasce il racconto dello “Spartito del Diavolo”: seguendo la sequenza inversa, si sarebbe in grado di evocare il demonio, che secondo alcune versioni della leggenda sarebbe stato imprigionato nei sotterranei della chiesa.

Una variante del racconto sostiene invece che lo spartito avrebbe una natura quasi “bifronte”: eseguito in un verso richiamerebbe presenze positive, nell’altro quelle negative.

Naturalmente non esiste alcuna prova che quelle note possano davvero evocare il Diavolo. È una storia popolare, costruita nel tempo intorno a un particolare architettonico e decorativo certamente insolito.

Ma proprio questo è il suo fascino.

Il Diavolo sarebbe davvero imprigionato sotto la chiesa?

È una delle versioni più suggestive della leggenda.

Secondo il racconto popolare, nelle profondità del santuario sarebbe stata imprigionata una presenza demoniaca. Lo spartito avrebbe quindi una funzione particolare: sarebbe una sorta di sigillo musicale, capace di tenere quella presenza lontana dal mondo dei vivi.

E il pericolo, naturalmente, sarebbe rappresentato dal suonarlo nel verso sbagliato.

Una storia perfetta per un luogo come questo, soprattutto perché il santuario, con il passare degli anni, è diventato sempre più difficile da raggiungere e riconoscibile per il suo aspetto di rudere immerso nella vegetazione.

Da una parte la chiesa abbandonata e lentamente riconquistata dal bosco, dall’altra la leggenda dello spartito che continua ad attirare curiosi e appassionati di misteri.

Foto di Mario Alesina

Ma la Madonna delle Vigne non è soltanto una chiesa “maledetta”

È forse questo l’aspetto più interessante della storia.

Raccontare la Madonna delle Vigne soltanto come la “chiesa del Diavolo” significa infatti perdere una parte importante del suo valore.

Il santuario è un edificio significativo del barocco piemontese, legato a figure come Antonio Bertola e Giovanni Battista Scapitta. Al suo interno si trovava inoltre una preziosa statua lignea della Madonna con Bambino realizzata da Carlo Giuseppe Plura.

Il problema è che il santuario versa oggi in condizioni di forte degrado. Il Ministero della Cultura lo inserisce nel catalogo dei beni culturali abbandonati e indica lo stato di conservazione come pessimo.

Anche il FAI, nella scheda dedicata alla Madonna delle Vigne nell’ambito dei “Luoghi del Cuore”, mette in evidenza il valore storico e architettonico dell’edificio e ricorda come il santuario sia in stato di abbandono dagli anni Settanta del Novecento.

La stessa scheda FAI contiene un messaggio particolarmente significativo: il santuario non dovrebbe essere ricordato soltanto per la sua leggenda, perché proprio la fama dello “Spartito del Diavolo” ha contribuito ad alimentare curiosità, vandalismi e ulteriore degrado.

Un mistero che continua a vivere

Oggi la Madonna delle Vigne rimane uno di quei luoghi piemontesi capaci di esercitare un fascino particolare proprio perché storia e leggenda sono diventate quasi impossibili da separare.

Da una parte ci sono date, documenti, architetti, restauri e opere d’arte. Dall’altra ci sono racconti tramandati nel tempo, lo spartito misterioso, il presunto Diavolo imprigionato nei sotterranei e la possibilità, almeno secondo la leggenda, di liberarlo suonando le note nel verso sbagliato.

Non sappiamo se sotto quelle volte sia mai stato imprigionato qualcosa di soprannaturale.

Sappiamo però che il vero pericolo per la Madonna delle Vigne è molto più concreto: il tempo.

E forse il mistero più grande, oggi, non è capire se lo “Spartito del Diavolo” funzioni davvero. È capire se questo straordinario frammento del barocco piemontese riuscirà a sopravvivere abbastanza a lungo da raccontare ancora la propria storia alle generazioni future.

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