Seguici su

Curiosità Cultura Vercelli

Saletta di Costanzana, il borgo dei misteri: fantasmi, giganti e cunicoli segreti nelle campagne vercellesi

Un luogo ricco di misteri e segreti

Gabriele Farina

Pubblicato

il

Foto di Mario Alesina

COSTANZANA – Tra le risaie della provincia di Vercelli esiste un piccolo borgo che da decenni alimenta racconti inquietanti, storie di fantasmi e leggende difficili da verificare. È Saletta di Costanzana, frazione del Comune di Costanzana, oggi quasi completamente disabitata e diventata una sorta di paese fantasma.

Qui, tra un antico castello, la chiesa di San Bartolomeo, un piccolo cimitero e un misterioso tempietto neoclassico dedicato a San Sebastiano, si sono accumulate nel tempo storie di ogni tipo: giovani innamorati morti tragicamente, bambini fantasma, presunte messe nere, apparizioni notturne, gigantesche ossa preistoriche e perfino una rete di cunicoli sotterranei che, secondo la leggenda, collegherebbe Saletta ai centri vicini.

Una storia nella quale è però importante distinguere ciò che è documentato da ciò che appartiene al folklore.

Un borgo antico nel cuore delle risaie

Saletta ha origini molto antiche. Il nome compare in documenti medievali e in un diploma di Federico Barbarossa del 1152; una fonte dedicata alla storia locale ne fa risalire le prime attestazioni al XII secolo. Nel corso dei secoli il feudo passò attraverso diverse famiglie e istituzioni religiose, fino ad arrivare alla famiglia Mossi nel Seicento.

La posizione isolata, circondata dalle campagne e dalle risaie, ha contribuito probabilmente a costruire l’immaginario che ancora oggi accompagna il luogo.

Il borgo conserva alcune delle sue strutture storiche più importanti. Tra queste ci sono il castello, la chiesa di San Bartolomeo e il cosiddetto “Tempietto”. Il castello, oggi ristrutturato e di proprietà privata, avrebbe origini medievali; la chiesa di San Bartolomeo è invece documentata almeno dal 1280.

È soprattutto intorno a questi edifici che si concentra la fama misteriosa di Saletta.

La chiesa di San Bartolomeo e le storie delle messe nere

La chiesa di San Bartolomeo è forse il luogo che più di ogni altro ha alimentato le storie inquietanti sul borgo.

L’edificio, oggi sconsacrato e non visitabile, presenta una caratteristica architettonica decisamente particolare: sul frontone sono raffigurati teschi di bovini. Nel tempo questo dettaglio è diventato uno degli elementi utilizzati per alimentare le interpretazioni più cupe sulla storia della frazione.

Negli anni Ottanta iniziarono a circolare racconti sulla presunta presenza di una setta satanica che avrebbe utilizzato la chiesa per celebrare messe nere. Le voci arrivarono anche alle forze dell’ordine e la vicenda attirò l’attenzione della stampa locale.

Secondo le testimonianze riportate negli anni, sarebbero state viste persone incappucciate, luci all’interno della chiesa e simboli considerati riconducibili a rituali satanici. Un articolo pubblicato da La Stampa nel dicembre 1991 avrebbe raccolto anche il racconto di alcuni ragazzi che sostenevano di aver visto una forte luce provenire dalla chiesa e scritte inneggianti al demonio.

Non esistono però, nelle fonti consultate, elementi sufficienti per trasformare questi racconti in una certezza storica. La vicenda appartiene soprattutto alla memoria e al folklore legati a Saletta.

Il piccolo cimitero accanto alla chiesa è stato a sua volta oggetto di atti vandalici. Nel 2013 alcune persone entrarono nell’area dopo aver divelto il cancello e danneggiarono alcune lapidi e tombe.

Foto di Mario Alesina

Il misterioso Tempietto di San Sebastiano

A circa 500 metri dalla zona principale del borgo si trova una delle costruzioni più suggestive di Saletta: il Tempietto di San Sebastiano.

Nonostante venga comunemente chiamato tempio, si tratta in realtà di un tabernacolo di forma circolare, realizzato secondo i canoni dell’architettura neoclassica e attribuito all’abate e architetto Agostino Vitoli. La sua costruzione risale alla seconda metà del Settecento, intorno agli anni Ottanta del XVIII secolo.

La sua posizione isolata, in mezzo ai campi, è uno degli elementi che più hanno contribuito alla nascita delle leggende.

Secondo la tradizione, infatti, il tempietto sarebbe stato fatto costruire dalla famiglia Mossi come voto di riparazione dopo il suicidio di due giovani innamorati appartenenti a famiglie rivali.

La leggenda racconta che i due, impossibilitati a vivere il loro amore, decisero di togliersi la vita proprio nel luogo dove sarebbe poi sorto il tabernacolo. Da qui sarebbe nata anche la storia del fantasma della giovane, che ancora oggi sarebbe destinato a vagare nei campi circostanti.

La versione storica e quella leggendaria, però, non coincidono necessariamente: le fonti confermano l’esistenza e la datazione del tempietto, mentre la storia dei due innamorati appartiene alla tradizione popolare.

La dama bianca che appare tra le risaie

È proprio nei pressi del Tempietto che sarebbe ambientata una delle leggende più famose di Saletta.

Durante le fredde giornate invernali, soprattutto nelle ore in cui la nebbia avvolge le campagne, alcuni racconti tramandano l’apparizione di una figura femminile bianca e indistinta.

La donna, secondo la tradizione, sembrerebbe quasi galleggiare sopra il terreno, muovendosi a pochi centimetri dal suolo prima di scomparire improvvisamente.

In alcune versioni sarebbe il fantasma della giovane innamorata morta suicida; in altre il racconto della “dama bianca” assume caratteristiche differenti e quasi benevole, legate alla protezione dei campi e dei raccolti.

È uno dei casi in cui, a Saletta, le leggende sembrano essersi sovrapposte nel corso delle generazioni.

I tre bambini e le impronte sulla neve

Tra le storie più macabre c’è quella di tre bambini, figli di lavoratori della zona.

Secondo il racconto, nella seconda metà dell’Ottocento uno dei tre sarebbe scomparso mentre giocava nei campi. Il suo corpo sarebbe stato ritrovato il giorno successivo in circostanze terribili.

Gli altri due bambini avrebbero continuato a vedere in sogno il loro compagno morto, che li invitava a tornare a giocare insieme. Anche loro, in seguito, sarebbero morti in circostanze misteriose.

Da questa leggenda nasce uno dei racconti più suggestivi legati a Saletta: nelle notti d’inverno, quando la neve ricopre il terreno, i fantasmi dei tre bambini tornerebbero a percorrere la strada tra la chiesa e il cimitero, lasciando dietro di sé le proprie impronte.

Una storia che, naturalmente, non trova riscontro documentale nelle fonti storiche consultate, ma che è entrata a pieno titolo nel patrimonio leggendario della frazione.

La bambina che continua a piangere

Un’altra leggenda racconta invece di una famiglia che avrebbe trascorso una giornata nei dintorni di Saletta.

Durante il viaggio di ritorno, una bambina si sarebbe sentita male e sarebbe morta pochi giorni dopo. Da quel momento, nella casa della famiglia avrebbero iniziato a verificarsi fenomeni inspiegabili: rumori, voci e soprattutto il pianto di una bambina.

Una delle versioni più macabre della storia racconta addirittura che i genitori, dopo aver sentito il pianto provenire dalla stanza della figlia, avrebbero deciso di riesumarne il corpo, trovandolo con il vestito bagnato dalle lacrime.

Altre versioni raccontano invece di una bambina fantasma che ancora oggi comparirebbe nelle campagne o nelle cascine della zona, arrivando persino a suonare i campanelli nel cuore della notte.

I giganti di Saletta

Tra i misteri più curiosi c’è poi quello dei giganti.

In questo caso esiste almeno una testimonianza storica precisa: quella del canonico e storico vercellese Giovan Battista Modena, vissuto tra il XVI e il XVII secolo.

Nel 1622 Modena scrisse di aver visto e misurato personalmente a Saletta il corpo di un gigante dalle dimensioni straordinarie. Il documento esiste, ma non sono state trovate prove archeologiche capaci di dimostrare l’effettivo ritrovamento di resti appartenenti a esseri giganteschi.

Per secoli, però, questa testimonianza è stata sufficiente a inserire Saletta nel catalogo dei luoghi piemontesi associati alle leggende sui giganti antidiluviani.

È uno degli aspetti più affascinanti della storia del borgo: un documento reale ha finito per alimentare una leggenda che, nel tempo, si è ingigantita molto più delle ossa che raccontava.

I cunicoli segreti sotto Saletta

E poi ci sono i passaggi sotterranei.

Una delle leggende più persistenti vuole che sotto Saletta esista una rete di cunicoli capace di collegare il borgo con Costanzana, distante circa due chilometri.

Secondo il racconto, l’accesso dovrebbe trovarsi proprio sotto il Tempietto di San Sebastiano. Altri racconti spostano invece l’ipotetico collegamento verso la vicina frazione di Torrione.

Il problema è che, nelle fonti consultate, non emerge alcuna prova dell’esistenza di questi tunnel. Anche la presunta stanza sotterranea del tempietto non avrebbe restituito tracce certe di un passaggio.

Il mito dei cunicoli, tuttavia, è perfettamente coerente con l’immaginario dei borghi antichi: gallerie segrete, vie di fuga utilizzate dai nobili, passaggi per collegare castelli e chiese. Una storia ricorrente in moltissimi luoghi del Piemonte, ma che a Saletta assume un fascino particolare proprio per l’atmosfera del posto.

Un borgo dove realtà e leggenda si confondono

Saletta di Costanzana è dunque davvero un “paese fantasma”? La definizione va presa con cautela.

Le fonti non sono completamente concordi sul processo e sulle cause dell’abbandono. Alcune parlano di un borgo ormai disabitato da decenni, mentre altre sottolineano come definirlo semplicemente “abbandonato” sia eccessivo. Di certo oggi l’area non è un normale centro abitato e alcune delle sue strutture sono chiuse e non accessibili al pubblico.

Quello che invece è documentato è il patrimonio storico del luogo: le origini medievali, la chiesa di San Bartolomeo, il castello, il tempietto settecentesco e il legame con importanti famiglie e istituzioni religiose del territorio.

Tutto il resto appartiene a un territorio molto più sfuggente: quello delle storie tramandate, dei racconti notturni e delle leggende.

Ed è forse proprio questo il vero mistero di Saletta.

Tra la nebbia delle risaie e le strade quasi deserte, la storia documentata finisce e comincia il racconto. I giganti non hanno lasciato prove certe, i cunicoli non sono stati trovati, i fantasmi non possono essere verificati e le presunte messe nere restano legate soprattutto alle testimonianze e alla cronaca dell’epoca.

Ma le storie continuano a essere raccontate.

E in un luogo come Saletta di Costanzana, forse, è proprio questo che rende il borgo ancora oggi uno dei posti più misteriosi del Vercellese.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese