Curiosità Cultura Torino
Quando Torino osservava le stelle dal tetto di Palazzo Madama: la storia della specola scomparsa
A spingere per la costruzione fu soprattutto Giovanni Plana, matematico e astronomo che nel 1813 era stato nominato direttore dell’Osservatorio
TORINO – Oggi, guardando Palazzo Madama nel cuore di piazza Castello, è difficile immaginare che per quasi un secolo, proprio lassù, sulle sue torri, astronomi e studiosi osservassero il cielo di Torino. Eppure, tra l’inizio dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, una vera e propria specola astronomica occupò una delle torri dell’antico castello, diventando uno dei luoghi più importanti della ricerca scientifica torinese.
Era l’epoca in cui per studiare le stelle non servivano soltanto telescopi potenti: servivano anche edifici solidi, orizzonti liberi e luoghi abbastanza alti da permettere agli strumenti di puntare verso il cielo. Palazzo Madama, almeno per un certo periodo, sembrò avere tutte le caratteristiche necessarie.
Tutto cominciò con Beccaria e la cometa di Halley
La storia dell’astronomia torinese ha radici ancora più antiche. L’insegnamento dell’astronomia all’Università di Torino è documentato già nel 1714, quando nei progetti per la nuova sede universitaria di via Po era prevista anche una struttura sul tetto destinata alle osservazioni.
La nascita tradizionale dell’Osservatorio astronomico torinese viene però fatta risalire al 1759, quando il passaggio della cometa di Halley offrì a padre Giovanni Battista Beccaria, fisico e astronomo originario di Mondovì, l’occasione per conquistare l’interesse della corte sabauda.
Beccaria riuscì a coinvolgere il re Carlo Emanuele III negli studi astronomici e fu incaricato di misurare l’arco del meridiano di Torino. Per le sue osservazioni venne realizzato un piccolo osservatorio in una torretta sopra la sua abitazione, nell’attuale via Po.
Da quella prima esperienza sarebbe iniziata una lunga storia fatta di strumenti, misurazioni, astronomia e ricerca scientifica.
La prima grande specola sul tetto dell’Accademia delle Scienze
La sede successiva fu realizzata sul tetto del Palazzo del Collegio dei Nobili, l’edificio che ospitava l’Accademia delle Scienze. La nuova specola, progettata dall’architetto Francesco Ferroggio per volontà di Vittorio Amedeo III, venne inaugurata il 30 novembre 1790.
Ma quella sede si rivelò presto inadeguata. Con l’arrivo di nuovi strumenti e con lo sviluppo delle ricerche astronomiche, gli spazi non erano più sufficienti. Mancavano inoltre caratteristiche fondamentali per una moderna osservazione del cielo, come strutture mobili e aperture adatte a seguire gli astri lungo il meridiano.
A spingere per una nuova soluzione fu soprattutto Giovanni Plana, matematico e astronomo che nel 1813 era stato nominato direttore dell’Osservatorio.
Nel 1822 l’osservatorio arriva su Palazzo Madama
La soluzione venne trovata proprio nel cuore di Torino.
Nel 1817, dopo aver ottenuto nuovi finanziamenti e nuovi strumenti, Plana convinse il sovrano della necessità di costruire una nuova sede. La scelta cadde su una delle antiche torri agli angoli di Palazzo Madama, allora nel centro di piazza Castello.
I lavori, diretti dallo stesso Plana, terminarono intorno alla metà del 1822. Nel luglio di quell’anno gli strumenti vennero trasferiti nella nuova sede: nasceva così l’Osservatorio astronomico di Torino nella sua nuova collocazione.
Palazzo Madama non era quindi soltanto un edificio storico nel centro della città: per circa novant’anni diventò anche un luogo di ricerca astronomica.
Una torre piena di telescopi e strumenti
La specola non era semplicemente una stanza con un telescopio affacciato sul cielo. Nel corso dei decenni venne progressivamente attrezzata con strumenti sempre più sofisticati.
Sotto la direzione di Alessandro Dorna, che succedette a Plana nel 1865, l’Osservatorio si ampliò e nel 1885 venne realizzata una cupola girevole. Al suo interno fu installato un telescopio rifrattore Merz con un obiettivo acromatico del diametro di 30 centimetri, destinato a rimanere per molti anni il principale strumento dell’Osservatorio.
C’erano poi strumenti per la spettroscopia, apparecchi per le misurazioni astronomiche e altre attrezzature scientifiche.
Per arrivare alle stelle bisognava salire 253 gradini
Una delle immagini più curiose lasciate dall’Osservatorio di Palazzo Madama riguarda proprio il modo in cui si raggiungeva la specola.
Il MuseoTorino conserva una descrizione giornalistica del 1903 che racconta una salita fatta di scale strette, buie e tortuose, corridoi, strumenti e improvvisi scorci sulla città.
Dall’alto, Torino appariva completamente diversa: tetti, campanili, strade e giardini si stendevano sotto gli occhi degli astronomi. La stessa scheda del MuseoTorino dedica un capitolo ai 253 gradini necessari per raggiungere l’Osservatorio.
Era un piccolo mondo sospeso sopra la città, abitato da studiosi che trascorrevano intere giornate a seguire il movimento degli astri, calcolare le orbite delle comete e cercare stelle difficili da individuare.
Ma la città stava diventando un problema
Paradossalmente, proprio la crescita di Torino finì per rendere impossibile la permanenza dell’Osservatorio in piazza Castello.
Con l’espansione urbana arrivarono rumore, vibrazioni e soprattutto la luce elettrica. Il cielo che un tempo era relativamente buio cominciò a essere illuminato dalle strade e dai nuovi impianti cittadini.
Nel 1896 il direttore Francesco Porro de’ Somenzi descriveva una situazione ormai molto difficile: l’Osservatorio era circondato dall’illuminazione elettrica e diversi fari raggiungevano i 17 metri di altezza. Le luci della piazza e delle strade rendevano sempre più complicate le osservazioni.
La crescita della città, insomma, aveva trasformato quello che un tempo era un buon punto di osservazione in una sede sempre meno adatta alla ricerca astronomica.
Dalla piazza Castello alla collina di Pino
Già nel 1883 Alessandro Dorna aveva segnalato l’inadeguatezza della sede e indicato la necessità di costruire un nuovo osservatorio lontano dal centro abitato.
La soluzione arrivò all’inizio del Novecento. Il nuovo direttore Giovanni Boccardi portò avanti il progetto di trasferimento sulla collina torinese, nell’area del cosiddetto Bric Torre Rotonda.
I lavori iniziarono e nel 1912 l’Osservatorio astronomico venne trasferito nella nuova sede di Pino Torinese, a 618 metri di altitudine. Era la fine della lunga stagione dell’astronomia sul tetto di Palazzo Madama.
La nuova collocazione permetteva di allontanarsi dalle luci e dai disturbi della città e offriva condizioni molto più favorevoli alle osservazioni.
Oggi di quella specola resta soprattutto la memoria
Per quasi novant’anni, dunque, Torino ebbe il suo osservatorio astronomico proprio nel cuore della città. Prima sulla torre dell’Accademia delle Scienze e poi, dal 1822, su una delle torri di Palazzo Madama, gli astronomi torinesi studiarono il cielo quando piazza Castello era ancora molto diversa da quella che conosciamo oggi.
Quello che oggi sembra uno dei luoghi più urbani e monumentali di Torino fu per decenni anche un luogo dal quale si osservavano il Sole, le stelle, i pianeti e le comete.
E c’è qualcosa di curioso nel destino di quella specola: fu la stessa Torino a farla nascere e, alla fine, fu ancora la Torino che cresceva a costringerla ad andarsene.
Quando le luci della città cominciarono a cancellare le stelle, gli astronomi dovettero salire ancora più in alto, lasciando piazza Castello per la collina di Pino.
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