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Perché Asti ha così tante torri? La storia della città che voleva mostrare la sua ricchezza
La storia della città dalle cento torri
ASTI – Se si guarda Asti da lontano, una cosa colpisce immediatamente. Tra i tetti del centro storico spuntano torri di mattoni e pietra, alcune alte e imponenti, altre più basse e nascoste tra i palazzi.
Non sono campanili. E soprattutto non sono tutte torri costruite per difendere la città.
Molte raccontano una storia molto più interessante: quella delle grandi famiglie astigiane del Medioevo.
Per secoli costruire una torre significò anche mostrare agli altri quanto si era ricchi, potenti e influenti.
Ed è proprio per questo che Asti è diventata famosa come la città delle cento torri.
Quando Asti era una delle città più ricche del Piemonte
Per capire perché ad Asti sorsero così tante torri bisogna tornare al Medioevo.
La città aveva una posizione strategica sulle vie commerciali che collegavano il Piemonte con altri territori italiani ed europei.
I mercanti astigiani svilupparono attività molto importanti e la città arrivò a godere di una notevole prosperità economica.
Non era quindi una piccola comunità di provincia. Era una città nella quale circolavano denaro, merci e potere.
E le famiglie più importanti volevano che tutto questo fosse visibile.
La torre era il simbolo della famiglia
Nel Medioevo una grande casa non era necessariamente sufficiente a dimostrare il prestigio di una famiglia.
Una torre, invece, si vedeva. Da lontano. Dai quartieri vicini. Dalle campagne intorno alla città. Era una sorta di biglietto da visita in mattoni.
Più una famiglia era potente, più poteva permettersi di costruire un edificio imponente.
Le torri diventarono quindi contemporaneamente abitazioni, elementi difensivi e soprattutto simboli di prestigio. La documentazione ufficiale di Asti ricorda proprio questa doppia funzione: difesa collettiva e manifestazione della ricchezza delle famiglie.
Una specie di gara verso il cielo
Ed è qui che la storia diventa particolarmente curiosa.
Tra le famiglie astigiane esisteva una vera competizione per il predominio politico ed economico della città.
Le torri contribuivano a rendere visibile questa rivalità.
La Torre Troyana ne è un esempio straordinario.
Il Comune racconta che i Troya arrivarono a costruire una torre alta circa 36 metri, mentre le torri delle famiglie Bertramenghi e Scarampi raggiungevano i 44 metri.
Secondo la ricostruzione comunale, esisteva persino un divieto di costruire torri più alte di quelle appartenenti alle famiglie più importanti, un limite che i Troya avrebbero infranto.
È difficile immaginare una forma più evidente di competizione. Non bastava essere ricchi. Bisognava farlo vedere.
Le torri raccontavano il potere
Asti medievale era attraversata da rivalità tra famiglie e fazioni.
Le torri diventavano così anche punti di riferimento per identificare il potere di un determinato gruppo.
Non erano necessariamente fortezze isolate. Facevano parte del tessuto urbano e si inserivano nelle abitazioni e nei palazzi delle famiglie più importanti.
La città finiva per assomigliare a una sorta di scacchiera verticale, nella quale ogni torre rappresentava una presenza.
E alcune famiglie erano davvero potentissime
La ricchezza degli Astigiani non era soltanto locale.
La stessa storia della Torre Troyana racconta qualcosa di sorprendente: la famiglia Troya esercitava attività di prestito di denaro in diverse zone d’Europa, comprese Germania, Francia e Belgio.
Questo aiuta a capire perché ad Asti potessero sorgere edifici così importanti.
La città medievale era inserita in reti economiche molto più grandi del territorio piemontese.
Poi la città cambia
Il sistema delle grandi famiglie e delle loro rivalità non sarebbe durato per sempre.
Con il passare dei secoli cambiano gli equilibri politici, cambiano le esigenze militari e cambia anche il modo di costruire le città.
Molte torri vengono abbassate, inglobate in altri edifici oppure scompaiono completamente. Altre, invece, sopravvivono.
Ed è grazie a loro che ancora oggi possiamo immaginare l’aspetto della Asti medievale.
La Torre Troyana è una delle sopravvissute
Oggi è uno dei simboli più riconoscibili della città.
La torre risale al XIII secolo ed era legata al palazzo della famiglia Troya.
Nel XVI secolo passò ai Savoia e venne destinata anche a una funzione pubblica: battere le ore.
La campana oggi presente sulla sommità risale al 1531 ed è indicata dal Comune come una delle più antiche del Piemonte.
E c’è un altro dettaglio che rende la visita particolarmente interessante: per arrivare in cima bisogna affrontare 199 gradini.
Ma la ricompensa è una vista dall’alto sui tetti della città.
Quante torri ci sono davvero?
Il nome “città delle cento torri” è ormai parte dell’identità di Asti, ma non dobbiamo interpretarlo necessariamente come il numero preciso delle torri ancora esistenti.
Le fonti turistiche cittadine utilizzano proprio questa definizione per raccontare la grande presenza delle torri medievali, mentre oggi ne rimangono molte meno rispetto al passato.
Ed è proprio questo a rendere interessante il paesaggio attuale.
Le torri rimaste sono frammenti di una città che un tempo ne aveva molte di più.
Basta guardare verso l’alto
Ed è forse questa la cosa che possiamo fare anche noi. Quando si cammina per Asti, bisogna semplicemente cambiare prospettiva. Non guardare soltanto le vetrine e le piazze. Guardare sopra i tetti.
Tra i palazzi possono comparire una torre, un merlo, una bifora, un’antica struttura inglobata in un edificio più recente.
Sono le tracce di quando Asti era una città ricca, potente e piena di famiglie che cercavano di affermare il proprio prestigio.
Una città che raccontava la ricchezza con i mattoni
Oggi siamo abituati a mostrare il nostro status attraverso automobili, abiti, case o altri oggetti.
Nella Asti medievale, una delle forme più spettacolari per farlo era molto più semplice. Costruire in alto. Una torre poteva proteggere. Poteva ospitare. Ma soprattutto poteva essere vista da tutti.
E così, ancora oggi, quando una torre medievale spunta tra i tetti di Asti, non stiamo guardando soltanto un pezzo di architettura.
Stiamo guardando la firma di una famiglia che, centinaia di anni fa, voleva che tutta la città sapesse quanto contava.
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