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Curiosità Società Torino

Perché Torino è piena di portici? La storia che pochi conoscono

La città con più chilometri di portici al mondo

Gabriele Farina

Pubblicato

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TORINO – Ci sono città che hanno una piazza famosa. Torino ha anche qualcosa che la accompagna per chilometri: i suoi portici.

Sono talmente presenti nel paesaggio cittadino che per chi vive a Torino è quasi normale camminare per centinaia di metri al riparo dalla pioggia, dal sole o dalla neve.

Si passa sotto i portici per andare al lavoro, per fare shopping, per raggiungere una piazza o semplicemente per passeggiare.

Ma perché Torino ne ha così tanti?

La risposta non è soltanto architettonica. I portici raccontano la storia di come Torino è diventata una capitale.

Non sono nati soltanto per ripararsi dalla pioggia

La prima cosa da dimenticare è l’idea che i portici torinesi siano stati costruiti semplicemente per permettere ai cittadini di non bagnarsi.

La loro funzione era molto più ampia.

I portici facevano parte del progetto urbanistico della città e permettevano di creare percorsi coperti e continui, collegando edifici, piazze e strade.

Camminare per Torino doveva diventare un’esperienza ordinata e protetta, ma anche elegante.

Ed è proprio questa continuità a rendere i portici torinesi così particolari.

Torino cambia quando diventa capitale

Per capire la loro diffusione bisogna tornare indietro nel tempo, soprattutto al periodo in cui Torino diventa capitale del Ducato di Savoia e successivamente del Regno di Sardegna.

La città comincia a essere trasformata secondo un progetto urbanistico ambizioso.

Non si tratta più soltanto di costruire singoli palazzi.

L’obiettivo è creare una città monumentale, degna della corte sabauda.

Le nuove vie vengono progettate secondo criteri molto più regolari rispetto alla città medievale.

E i portici diventano uno degli elementi caratteristici di questa trasformazione.

I portici come prolungamento dei palazzi

A Torino il portico non è semplicemente uno spazio davanti a un edificio.

È quasi una stanza della città.

I palazzi si affacciano sulla strada attraverso colonne, pilastri e archi, creando una sequenza quasi ininterrotta.

Il risultato è particolarmente evidente lungo alcune delle vie e piazze più importanti del centro.

Camminando da piazza Castello verso piazza San Carlo, oppure lungo via Roma, si comprende immediatamente quanto questa idea abbia modificato il modo di vivere lo spazio urbano.

E poi arrivano i Savoia

La crescita dei portici è strettamente legata alla trasformazione di Torino in una città di corte.

Le nuove architetture dovevano comunicare ordine, prestigio e continuità.

I portici contribuivano a creare questa impressione.

Non erano soltanto funzionali.

Erano anche un elemento scenografico.

Le colonne, le prospettive e la successione degli edifici permettevano di creare visuali particolarmente suggestive.

Ed è anche per questo che alcune passeggiate torinesi sembrano quasi progettate per essere percorse.

Piazza San Carlo è forse il loro esempio più spettacolare

Se c’è un luogo nel quale questa idea diventa evidente è piazza San Carlo.

La grande piazza sabauda, progettata nel Seicento, è circondata da edifici porticati che contribuiscono a creare quella caratteristica sensazione di spazio unitario.

Non è un insieme casuale di palazzi.

È un progetto urbano.

E quando ci si trova al centro della piazza, la continuità delle facciate e dei portici rende evidente il disegno complessivo.

Ma c’è un dettaglio che spesso sfugge

I portici non sono tutti uguali.

Passeggiando per Torino si possono incontrare architetture, colonne, materiali e proporzioni differenti, perché appartengono a epoche diverse.

Ci sono portici monumentali e altri molto più semplici.

Alcuni sono stretti, altri profondi.

Alcuni hanno negozi e caffè, altri conservano soprattutto la funzione di passaggio.

Questa varietà è una delle caratteristiche più interessanti del sistema dei portici torinesi.

I portici hanno cambiato anche il modo di vivere la città

C’è poi un aspetto meno evidente.

I portici hanno creato uno spazio che non è completamente strada e non è completamente edificio.

È qualcosa nel mezzo.

Un luogo dove fermarsi, guardare le vetrine, incontrare qualcuno, sedersi al tavolino di un caffè oppure semplicemente camminare.

Nel corso dei secoli sono diventati parte integrante della vita sociale torinese.

E ancora oggi rappresentano uno degli elementi più riconoscibili della città.

Una città che si può attraversare anche quando piove

È probabilmente questa la caratteristica che i torinesi danno più per scontata.

Quando piove, in molte città si cerca un ombrello.

A Torino, in alcune zone del centro, basta semplicemente continuare a camminare sotto i portici.

Lo stesso vale d’estate, quando diventano una zona d’ombra, e in inverno, quando proteggono almeno in parte dal freddo e dalla neve.

Quella che oggi sembra una comodità è il risultato di una precisa idea urbanistica sviluppata nel corso di diversi secoli.

Non sono soltanto una caratteristica torinese

I portici esistono naturalmente in moltissime altre città italiane.

Bologna è probabilmente l’esempio più celebre, con il suo sistema di portici riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio mondiale.

Ma quelli torinesi hanno una caratteristica particolare: sono profondamente legati al progetto della città sabauda e alla sua crescita monumentale.

Non sono semplicemente elementi aggiunti agli edifici.

Fanno parte della struttura stessa di Torino.

E forse è proprio questo il loro segreto

Torino viene spesso raccontata attraverso la Mole Antonelliana, il Museo Egizio, il Po, le piazze sabaude e le montagne all’orizzonte.

Ma c’è un elemento che accompagna quasi silenziosamente tutto questo.

Sono i portici.

Li percorriamo senza quasi notarli.

Ci ripariamo dalla pioggia sotto le loro volte.

Ci fermiamo davanti alle vetrine.

Ci incontriamo con gli amici.

E magari non ci rendiamo conto che stiamo camminando dentro uno dei tratti più caratteristici della storia urbanistica di Torino.

Forse è proprio questo il bello dei portici.

Sono una delle cose più straordinarie della città e, allo stesso tempo, una delle più normali.

Per chi vive a Torino, semplicemente, ci sono sempre stati.

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