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Curiosità Cultura Piemonte

Quando in Piemonte c’era il mare: le conchiglie fossili nascoste nelle nostre colline

La storia comincia nel Pliocene, tra circa 5,3 e 2,6 milioni di anni fa

Gabriele Farina

Pubblicato

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TORINO – Se durante una passeggiata sulle colline del Piemonte capita di vedere una piccola conchiglia bianca tra la terra e i sassi, la prima reazione potrebbe essere pensare che sia finita lì per caso.

In alcune zone, invece, quella conchiglia può avere milioni di anni.

Perché nelle colline piemontesi sono ancora visibili i resti di un mare scomparso da milioni di anni. Non è una leggenda e non è una ricostruzione fantasiosa: sono i fossili a raccontare che il paesaggio che oggi conosciamo fatto di vigne, boschi, paesi e colline un tempo aveva un aspetto completamente diverso.

Il mare che arrivava fino al Piemonte

La storia comincia nel Pliocene, tra circa 5,3 e 2,6 milioni di anni fa. Dopo la formazione delle Alpi e durante la lunga evoluzione geologica del territorio, nell’area dell’attuale Pianura Padana e del Piemonte centro-meridionale esisteva un grande bacino marino collegato al Mediterraneo.

Quello che oggi chiamiamo Piemonte era quindi, almeno in parte, un ambiente molto diverso da quello attuale.

La collina di Torino stessa era ancora coinvolta nella progressiva trasformazione del bacino marino. Il fondale si sollevava lentamente, mentre il mare arretrava verso est. La collina torinese sarebbe emersa definitivamente solo in una fase successiva, mentre intorno continuavano a esistere ambienti marini e costieri.

In altre parole, le colline che oggi associamo al vino, ai borghi e ai paesaggi piemontesi sono anche il risultato di una storia iniziata sotto il mare.

Le conchiglie sono la prova più facile da vedere

La parte più sorprendente di questa storia è che non bisogna necessariamente entrare in un museo per trovare le tracce di quel mondo perduto.

Nell’Astigiano, per esempio, le pareti sabbiose delle valli possono conservare un’incredibile quantità di conchiglie fossili. Nella Riserva Naturale della Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande i molluschi marini emergono naturalmente dagli affioramenti delle colline.

La riserva, istituita nel 1985 proprio per proteggere questo patrimonio paleontologico, si trova a ovest di Asti e comprende oggi circa 930 ettari distribuiti tra il territorio astigiano e i comuni di Settime, Cinaglio e Camerano Casasco.

Qui le conchiglie non sono quindi un’anomalia: sono una sorta di archivio naturale del mare che occupava il territorio.

Che cosa è successo a quel mare?

Milioni di anni fa, sui fondali marini vivevano molluschi e altri organismi. Le loro conchiglie, dopo la morte, potevano accumularsi nei sedimenti.

Nel corso di tempi geologici lunghissimi quei sedimenti vennero sepolti, compattati e trasformati. Contemporaneamente il territorio continuò a cambiare: i movimenti della crosta terrestre contribuirono al sollevamento dei fondali, mentre l’erosione modellò progressivamente le nuove colline.

Ed è proprio l’erosione che oggi ci permette di vedere quello che un tempo era nascosto.

La terra ha scavato dentro la propria storia e ha riportato in superficie i resti di quel mare.

Nell’Astigiano sono particolarmente importanti le cosiddette Sabbie di Asti, celebri per la grande quantità di fossili. Gli strati conservano diverse associazioni di molluschi che permettono agli studiosi di ricostruire anche l’evoluzione dell’ambiente marino e il progressivo abbassamento della profondità del mare fino alla sua scomparsa dalla zona.

Ma non c’erano soltanto conchiglie

Il mare piemontese non era popolato soltanto da piccoli molluschi.

Nel territorio astigiano sono stati trovati anche resti di grandi cetacei. Il Museo Paleontologico di Asti conserva infatti scheletri fossili di balene e delfini vissuti durante il Pliocene.

Uno degli esempi più spettacolari è quello della balenottera di Valmontasca: nel 1959, durante gli scavi per un acquedotto nella frazione di Vigliano d’Asti, venne scoperto lo scheletro quasi completo di un cetaceo lungo circa otto metri.

È difficile immaginare oggi una balena che nuota sopra quelle che sarebbero diventate le colline dell’Astigiano.

Eppure è proprio questo che raccontano i fossili.

Anche la collina di Torino conserva le tracce del mare

La storia non riguarda soltanto l’Astigiano.

Anche il territorio della collina torinese conserva le testimonianze dell’antico ambiente marino. Le cosiddette Argille Azzurre, per esempio, sono sedimenti che si sono depositati su fondali marini e contengono fossili di molluschi. In alcune zone questi fossili indicano ambienti che potevano trovarsi anche a oltre 100 metri di profondità.

È una delle ragioni per cui osservare con attenzione il terreno del Piemonte può essere sorprendente: sotto i nostri piedi non c’è soltanto la storia degli ultimi secoli, quella dei castelli, delle strade e dei vigneti.

Ci sono anche milioni di anni di storia naturale.

Un patrimonio che il Piemonte sta mappando

La storia dei fossili piemontesi è tutt’altro che dimenticata.

Nel giugno 2026 la Regione Piemonte, insieme ad Arpa Piemonte e al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, ha presentato il nuovo Geoportale dei Geositi del Piemonte, con una prima catalogazione di 53 luoghi di particolare interesse geologico.

Tra questi c’è anche il sito fossilifero del Pliocene della Valle Botto, nell’Astigiano. Il progetto nasce proprio per rendere più facilmente conoscibile e tutelabile un patrimonio che racconta la storia geologica della regione.

È un modo diverso di guardare al Piemonte: non soltanto come una regione costruita dall’uomo, ma come un territorio che conserva nelle proprie rocce e nei propri sedimenti tracce di ambienti scomparsi da milioni di anni.

La prossima volta che cammini tra le colline, guarda per terra

Oggi al posto del mare ci sono vigneti, cascine, boschi, strade e piccoli paesi.

Ma in alcune zone basta osservare un affioramento, una parete sabbiosa o anche soltanto il terreno per trovare una traccia di quel mondo perduto.

Una conchiglia può essere rimasta lì per milioni di anni.

Prima del Piemonte delle colline, delle vigne e delle città c’era un altro Piemonte. E, in alcuni punti, il suo mare è ancora sotto i nostri piedi.

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