Curiosità Enogastronomia Torino
Il tramezzino è nato a Torino: la storia del piccolo panino inventato al Caffè Mulassano
La storia del piccolo panino nato a Torino e del suo nome
TORINO – Ogni giorno milioni di italiani lo mangiano al bar, in ufficio, durante una pausa veloce o all’aperitivo. È uno degli spuntini più diffusi del Paese, tanto da sembrare esistito da sempre. Eppure il tramezzino ha una data di nascita ben precisa, un luogo e perfino una “mamma”: Angela Demichelis Nebiolo.
La sua storia comincia nel cuore di Torino, in uno dei caffè storici più eleganti della città.
Tutto iniziò in un locale di appena 31 metri quadrati
Sotto i portici di Piazza Castello si trova il Caffè Mulassano, una piccola bomboniera in stile Liberty che misura appena 31 metri quadrati ma custodisce una delle più curiose invenzioni della gastronomia italiana.
Una targa all’interno del locale lo ricorda senza esitazioni: «Nel 1926 la signora Angela Demichelis Nebiolo inventò il tramezzino.»
È qui che nasce quello che diventerà il panino italiano per eccellenza.
Un’idea arrivata dall’America
La storia è strettamente legata ai coniugi Angela Demichelis e Onorino Nebiolo.
Emigrati negli Stati Uniti all’inizio del Novecento, trascorsero alcuni anni a Detroit, dove gestirono locali e ristoranti. Quando decisero di rientrare a Torino nel 1925 rilevarono il Caffè Mulassano, portando con sé idee nuove e un modo diverso di intendere la ristorazione.
Tra le novità c’era anche il toast americano.
L’idea, però, non ebbe il successo sperato. Le macchine per tostare il pane erano lente e poco pratiche per il servizio del locale.
Fu allora che Angela ebbe un’intuizione semplice quanto geniale: utilizzare lo stesso pane morbido in cassetta, eliminare la crosta e farcirlo con ingredienti raffinati senza passarlo nel tostapane.
Nacque così un piccolo panino elegante, facile da mangiare e perfetto da accompagnare al vermouth durante l’aperitivo.
Perché si chiama “tramezzino”?
All’inizio non aveva un nome particolare.
Veniva semplicemente servito come alternativa italiana al sandwich, parola che negli anni del fascismo era poco gradita perché considerata straniera.
Secondo la tradizione fu Gabriele D’Annunzio, cliente abituale del Mulassano, a trovare la soluzione linguistica.
Colpito da quel piccolo panino, lo avrebbe chiamato “tramezzino”, probabilmente perché rappresentava uno spuntino da consumare “tra” un pasto e l’altro, oppure ispirandosi ai tramezzi di una casa. Quale sia la vera origine del termine resta oggetto di discussione, ma il nome piacque immediatamente e si diffuse in tutta Italia.
I primi gusti erano molto piemontesi
Se oggi i tramezzini vengono preparati con centinaia di ingredienti diversi, i primi erano decisamente più semplici.
Tra le farciture storiche si ricordano burro e acciughe, una combinazione tipicamente piemontese, servita insieme al vermouth durante l’aperitivo.
Con il tempo arrivarono ricette sempre più elaborate, fino ai celebri tramezzini all’aragosta, al tartufo o con la bagna cauda che ancora oggi rappresentano alcune delle specialità del Mulassano.
Da Torino a tutta Italia
Quella che nel 1926 sembrava soltanto una brillante idea per attirare clienti divenne presto un fenomeno nazionale.
Negli anni il tramezzino uscì dai caffè storici torinesi per conquistare bar, buffet, stazioni ferroviarie e autogrill, trasformandosi in uno dei simboli dello spuntino all’italiana.
Oggi è presente in infinite varianti, ma il suo luogo d’origine resta sempre lo stesso: quel piccolo locale sotto i portici di Piazza Castello dove una semplice intuizione cambiò per sempre il modo di fare una pausa pranzo.
Un’invenzione torinese che ha fatto il giro del mondo
Torino è conosciuta come la città del vermouth, del bicerin e del gianduiotto. Eppure molti ignorano che anche il tramezzino è nato qui.
Un’invenzione tutta torinese, frutto dell’esperienza americana di una donna intraprendente e della capacità di adattare un’idea straniera ai gusti italiani.
Cent’anni dopo, il tramezzino continua a essere uno degli snack più amati del Paese. E ogni morso racconta, senza che molti lo sappiano, un piccolo pezzo della storia di Torino.
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