Curiosità Enogastronomia Torino
Torino, dove il vino diventò aperitivo: la nascita del vermouth tra alchimia e corte sabauda
Come nacque il vermouth di Torino
TORINO – C’è una bevanda che più di ogni altra racconta l’anima elegante e un po’ misteriosa di Torino: il vermouth. Non è solo un aperitivo, ma il risultato di secoli di sperimentazioni, incontri culturali e intuizioni geniali. Una storia che affonda le radici nell’antichità e che trova nel capoluogo piemontese il suo punto di svolta decisivo.
Dalle pozioni medicinali al piacere del gusto
Prima di diventare protagonista dei banconi dei bar e dei cocktail più celebri, il vermouth era tutt’altro che un simbolo di convivialità. Le sue origini risalgono a una tradizione antichissima: già Greci e Romani aromatizzavano il vino con erbe e spezie, creando bevande come l’ippocrasso, utilizzate soprattutto per scopi digestivi e terapeutici .
Nel corso del Cinquecento, in area germanica, si diffuse il cosiddetto wermutwein, ovvero vino aromatizzato con assenzio (in tedesco “Wermut”), ingrediente che ancora oggi rappresenta l’anima del vermouth . Da qui deriva anche il nome della bevanda.
In Italia, e in particolare in Piemonte, queste preparazioni iniziarono a circolare sotto forma di vini medicinali, spesso prodotti nelle spezierie e nelle farmacie. Non a caso, già nel XVI secolo Torino era un centro ricchissimo di erboristi e speziali, un terreno ideale per sperimentazioni alchemiche e liquoristiche .
Torino, laboratorio di innovazione tra Seicento e Settecento
Il salto decisivo avviene tra Seicento e Settecento. Torino, capitale sabauda e crocevia culturale tra Italia e Europa, sviluppa una vera e propria tradizione nella lavorazione di liquori e vini aromatizzati.
La città poteva contare su tre elementi fondamentali: una forte tradizione vinicola piemontese, una rete avanzata di distillatori e liquoristi e un ambiente scientifico influenzato da medici, speziali e studiosi.
Non è un caso che nel 1739 venga fondata l’Università degli acquavitai e dei confetturieri, segno di una competenza tecnica già molto sviluppata .
In questo contesto, il vino aromatizzato smette gradualmente di essere solo una medicina e comincia a diventare un prodotto di piacere.
Il 1786 e la svolta: nasce il vermouth moderno
La data simbolo è il 1786. A Torino, il giovane liquorista Antonio Benedetto Carpano crea una nuova versione di vino aromatizzato: più equilibrata, più gradevole, pensata non per curare ma per essere gustata.
Carpano utilizza: vino bianco di qualità, alcol per fortificarlo, zucchero per addolcirlo e una miscela segreta di erbe e spezie, con l’assenzio come ingrediente chiave.
Il risultato è rivoluzionario. La leggenda vuole che il suo vermouth piaccia talmente tanto alla corte sabauda da diventare una bevanda ufficiale del re. Da quel momento, il successo è inevitabile.
Più che un’invenzione assoluta, quella di Carpano è una industrializzazione intelligente di una tradizione antica, trasformata in prodotto moderno e replicabile .
L’“uso di Torino”: uno stile che conquista il mondo
Nel corso dell’Ottocento, il vermouth torinese si distingue sempre più rispetto ad altre varianti italiane ed europee. Nasce quello che i manuali dell’epoca definiscono “all’uso di Torino”: un prodotto più ricco, complesso e strutturato.
Le sue caratteristiche principali: fortificazione con alcol, maggiore contenuto zuccherino, utilizzo sofisticato di botaniche aromatiche.
Questa formula si rivela vincente. Il vermouth piemontese supera rapidamente le altre produzioni, diventando un’eccellenza riconosciuta anche all’estero .
A fine Ottocento, Torino è ormai la capitale mondiale del vermouth, con numerosi produttori e marchi destinati a entrare nella storia.
Da medicina a simbolo dell’aperitivo
Il passaggio definitivo avviene tra XIX e XX secolo: il vermouth diventa un rito sociale. Non più solo digestivo o tonico, ma protagonista dell’aperitivo, un momento che proprio a Torino trova una delle sue culle.
Come scrisse un enologo nel 1906: “Se a Torino il vermouth non ebbe i suoi natali, qui ebbe il battesimo della rinomanza” .
Una frase che riassume perfettamente la sua storia: nato da tradizioni diffuse, ma reso celebre e raffinato proprio sotto la Mole.
Un’eredità viva ancora oggi
Oggi il vermouth è tornato protagonista, sia nella mixology internazionale sia nella riscoperta delle tradizioni locali. La denominazione geografica certificata Vermouth di Torino, riconosciuta nel 2017, tutela questa eredità e ne certifica il legame con il territorio piemontese .
E mentre nei cocktail come Negroni o Manhattan continua a essere indispensabile, sempre più spesso viene riscoperto anche liscio, come si faceva un tempo.
Conclusione
La storia del vermouth è la storia di una trasformazione: da rimedio medicinale a icona del gusto. Un percorso lungo secoli che trova in Torino il suo punto di svolta decisivo.
Perché se è vero che l’idea nasce altrove, è sotto i portici sabaudi che il vermouth diventa ciò che conosciamo oggi: non solo una bevanda, ma un simbolo di stile, cultura e convivialità italiana.
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