Antiabortisti nei consultori: dopo la bocciatura del Tar, via libera dalla giunta Cota

Sono passati solo 5 giorni da quando il Tar del Piemonte ha bocciato la legge regionale che apriva le porte dei consultori al Movimento per la Vita: oggi il testo è stato modificato (e approvato) dalla giunta Cota sotto una nuova veste che sostanzialmente aggira le disposizioni del tribunale. Il Tar aveva giudicato la legge in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione per quanto riguardava la scelta dei criteri di selezione: l’accesso in ospedale era consentito infatti solo alle associazioni che avevano nello statuto “la tutela della salute sin dal concepimento”.

LA VECCHIA VERSIONE. “Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l’interruzione volontaria di gravidanza”: è questo il nome del testo originale firmato dall’ex assessore alla Sanità Caterina Ferrero.  La prima versione della legge prevedeva che si stipulassero delle convenzioni (che significa pagare dei privati per servizi resi allo Stato) con il Movimento per la Vita per fare in modo che membri dell’associazione potessero entrare fin da subito nei consultori per parlare con le donne che richiedono un’interruzione della gravidanza.

LA NUOVA LEGGE. Nel nuovo testo è stata semplicemente abolita ogni forma di pagamento. Infatti, si prevede che le associazioni abbiano alcuni requisiti minimi: essere iscritte in uno degli appositi registri regionali o provinciali, comprendere nello statuto la finalità di tutela della vita fin dal concepimento (o altre attività specifiche che riguardino il sostegno alla maternità e alla tutela del neonato), il possesso di un’esperienza almeno biennale nel sostegno alle donne. Inoltre le associazioni dovranno dimostrare di operare sul territorio piemontese senza fini di lucro.

LE PAROLE DI COTA. “In questo modo manteniamo un impegno. Il protocollo costituisce un atto importante per l’attuazione di quelle norme previste dalla legge 194 sul rispetto della donna e dei suoi diritti di scelta responsabile della maternità, della tutela della vita e di alternativa all’interruzione volontaria di gravidanza”.

IL PD: “SURREALE”. Il consigliere democratico Mauro Laus definisce “arrogante” la nuova versione: “Ripropone pari pari la formulazione appena bocciata dal Tar e sostanzialmente dice che se non si ha l’autocertificazione di antiabortista allora bisogna dimostrare che si ha almeno due anni di esperienza. Surreale”. E così la pensano anche le femministe della Casa delle donne: “E’ solo un tentativo tortuoso di raggiungere lo stesso obiettivo”, hanno commentato.

IL MOVIMENTO PER LA VITA. L’MpV è una associazione di promozione sociale che nel suo statuto si propone “di promuovere e di difendere il diritto alla vita e la dignità di ogni uomo, dal concepimento alla morte naturale, favorendo una cultura dell’accoglienza nei confronti dei più deboli ed indifesi e, prima di tutti, il bambino concepito e non ancora nato”. L’attuale presidente è Carlo Casini. Dal 1981 al 2002 il Movimento ha presentato al parlamento cinque rapporti per correggere le informazioni ritenute insufficienti o erronee sull’applicazione della legge sull’aborto fornite dal ministro della Salute e della Giustizia. Nel 2005, il Movimento si oppose alle proposte di modifica alla legge 40/2004 riguardante la fecondazione assistita promosso dai Radicali, da associazioni dei ricercatori e dalla sinistra radicale, partecipando attivamente alla formazione del comitato Scienza e Vita e alla campagna astensionista sostenuta anche dalla Conferenza Episcopale Italiana.



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