Ecco chi prospera in tempi di crisi. Cinemambiente spiega perchè

Sono più di quaranta i cortometraggi e dieci i documentari, tutti fuori concorso, che compongono quest’anno la sezione Panorama. C’è un documentario che, più di tutti, sembra essere destinato a far discutere. Si chiama We’re not broke ed è diretto dalle due registe americane Karin Hayes e Victoria Bruce che cercano di rispondere al seguente quesito: perché le grandi corporation non falliscono di fronte alla crisi? Semplice: perché grazie a un complicato sistema di società offshore riescono a evadere sistematicamente le tasse. Sul tema della crisi economica si è concentrata anche Jennifer Baichwal con il suo Payback che affronta un tema di carattere macro-economico, il debito, mettendo in luce l’influenza di questo meccanismo si ripercuota a livello planetario. La regista si è ispirata al saggio Payback, tradotto in Italia con il titolo Dare e avere – Il debito e il lato oscuro della ricchezza, della nota scrittrice canadese Margaret Atwood. Alcuni Americani sparsi per tutto il Paese hanno deciso di vivere Off the Grid. Il film di Alexander Oey racconta diverse esperienze, ispirate alle più diverse ideologie, ipernazionaliste o socialiste, in cui gruppi più o meno grandi di persone hanno deciso di autogestire alcuni aspetti della politica amministrativa.

Il tema dell’alimentazione coinvolge in modo immediato la sfera individuale, e allo stesso tempo solleva questioni di interesse planetario. Ne è un esempio l’industrializzazione della carne che, come viene mostrato da Alma the Film di Patrick Rouxel, sta distruggendo la foresta Amazzonica. Anche l’acqua, elemento fondamentale per la vita, è stata messa a profitto: Bottled Life – Nestlé’s Business with Water, di Urs Schnell mostra il rapporto inversamente proporzionale tra il guadagno per la grande corporation e il guadagno dell’ambiente: più cresce il primo e più diminuisce il secondo. A volte attraverso la narrazione di esperienze personali emergono in modo significativo temi importanti, come nel caso di Breathtaking di Kathleen Mullen: la regista è figlia di un uomo morto a causa dell’esposizione all’amianto, di cui il suo Paese, il Canada, è principale esportatore nel Mondo. La transumanza della pace di Roberta Biagiarelli racconta la storia di Gianni Rigoni Stern e del suo trasferimento di esperienza e sapienza legata ai ritmi della terra da un Altopiano italiano verso un Altopiano bosniaco. L’intervento dell’uomo spinto da scopi turistici può sconvolgere l’equilibrio come mostrato da Peak di Hannes Lang, che mostra come il turismo di massa sulle montagne abbia trasformato il paesaggio. Il resto dell’anno di Luca Papaleo e Michele Di Salle porta lo spettatore a Salina un’isola delle Eolie, durante la stagione invernale, mostrando la vita reale del paese non trasformato dalla massiccia presenza di turisti d’estate. Cosmic Energy di Giuseppe Schillaci storia di tre uomini che fondano una società la cui missione è quella di sperimentare nuovi metodi per l’agricoltura e l’ambiente partendo dall’idea che il Cosmo, la Natura e l’Uomo sono fatti della stessa energia e quindi connessi tra loro.

Ma collateralmente ai tre concorsi e all’ampia sezione Panorama, la quindicesima edizione di Cinemambiente presenta anche cinque appuntamenti speciali. La Soif du monde del fotografo paesaggista Yann Arthus-Bertand, presidente della giuria del Concorso Internazionale Documentari, è un vero e proprio omaggio al tema dell’acqua. Realizzato per celebrare la giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo, il film offre allo spettatore una serie di meravigliose immagini aeree. Anche La Vita negli oceani di Jacques Perrin e Jacques Cluzaud, film di chiusura della quindicesima edizione del Festival, affronta il tema dell’acqua con un viaggio spettacolare nel mondo sottomarino. Tra gli eventi speciali, anche i film di Territorio – Maneggiare con cura, un progetto per la produzione e la diffusione di tre audiovisivi sul tema del consumo del suolo. I film, interamente realizzati da registi “under 30”, rappresentano un utile strumento di comunicazione rivolta ai giovani al fine di sensibilizzare al tema del consumo di territorio.  Alice sui pattini di Cecilia Belletti è un cortometraggio sull’importanza del valore e del recupero del territorio. La rivoluzione della cintura di Maurizio Bongioanni è un documentario sui comuni periferici che ambiscono a riconquistare il centro, oltre che la propria identità attraverso la valorizzazione del paesaggio. Terzo prodotto audiovisivo realizzato nell’ambito di questo progetto è My Terristory di Ruggero Pini e Gabriele Veronesi, un film nato dalla partecipazione degli utenti su internet per raccontare lo sfruttamento del suolo. Per info e programma: www.cinemambiente.it