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Cronaca

No Tav, per la Cassazione non fu terrorismo: “Tribunale di Torino ha sbagliato”

Redazione Quotidiano Piemontese

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DSC_8633Non si possono accusare i No Tav di terrorismo. Lo aveva detto lo scorso 15 maggio la Cassazione che oggi rende note le motivazioni di quella sentenza. “La connotazione terroristica dell’assalto di Chiomonte non può essere efficacemente contestata in base alla generica denuncia di una sproporzione di scala tra i modesti danni materiali provocati e il macroevento di rischio cui la legge condiziona la nozione di terrorismo”. In parole povere, non si può parlare di terrorismo se non c’è un “grave danno” che metta addirittura in dubbio

la fattibilità del progetto stesso, vale a dire se non si crea “un’apprezzabile possibilità di rinuncia da parte dello Stato alla prosecuzione delle opere”. Dopo l’arresto per gli incidenti al cantiere di Chiomonte del 13 e 14 maggio 2013, i quattro attivisti No Tav, Claudio Alberto, Niccolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi, avevano sempre dichiarato infondate queste accuse e ora la Cassazione ha bacchettato duramente i colleghi del Tribunale di Torino per aver assunto, nell’ordinanza del 9 gennaio scorso, “una ricostruzione dei fatti non sufficientemente argomentata, per poi desumerne comunque conseguenza giuridicamente scorrette”. Le riprese visionate dai giudici hanno portato alla conclusione che “gli autori dell’assalto non potevano sapere chi o cosa sarebbe stato colpito dal lancio di bottiglie incendiarie, per l’ora notturna, ma soprattutto, perché gli ordigni venivano gettati in luogo non visibile degli autori del fatto, posto che l’area del cantiere era delimitata da un’alta recinzione”.
Mentre si ipotizza una soluzione nuova per evitare future proteste, per quanto riguarda invece il reato di attentato ascritto ai quattro manifestanti, la Cassazione suggerisce al giudice del rinvio di esaminare bene la questione, poiché il fatto “non sussisterebbe se non fosse provato che il lancio degli ordigni era univocamente diretto ad offendere il diritto alla vita e all’integrità personale degli operai di Chiomonte”.