La terra buona, il nuovo film di Emanuele Caruso nella più grande zona di natura incontaminata d’Europa

Immaginate di girare un film nel nulla, nella più grande area di natura incontaminata d’Europa, niente case, niente strade asfaltate, niente corrente elettrica (e naturalmente niente segnale telefonico) per decine di chilometri. Insomma, immaginate di girare un film in Val Grande, nel verbano, 152 km quadrati di natura incontaminata. E’ quello che sta facendo Emanuele Caruso con il suo secondo film, “La terra buona”, che dirige e produce, con una parte delle scene anche in Val Maira, nel cuneese.

Dopo il successo di “E fu sera e fu mattina”, Caruso si è lanciato in questa nuova avventura, estremamente complicata dal punto di vista logistico. Cinque settimane di riprese con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e Fip, ma anche con il fondamentale appoggio di alcuni privati. Ad esempio Eataly fornisce l’intero catering per le 30 persone della troupe per tutta la durata delle riprese, mentre l’alloggio è fornito dagli abitanti dell’ultimo borgo prima del nulla della natura incontaminata, che hanno lasciato alla troupe le loro case, fornendo anche un generatore e istallando temporaneamente l’illuminazione pubblica nel borgo.

Grazie a questi interventi fondamentali (e Caruso ha voluto ringraziare tutti più volte in conferenza stampa) è possibile realizzare con circa 300 mila euro un film che ne costerebbe decisamente di più. Ma le curiosità sulla produzione non sono finite, perchè il film sta anche raccogliendo tramite crowdfunding la cifra record per l’Italia di 100 mila euro. L’obiettivo è vicino, ma c’è ancora tempo per partecipare grazie all’apertura di una seconda raccolta. E non si tratta di soldi a fondo perduto. Chi partecipa diventa a tutti gli effetti produttore del film e avrà una percentuale sugli incassi.

Quello che vedete qui sotto è il teaser del crowdfunding. Guardatelo perchè mostra ambienti davvero incredibili facendo intuire quello che sarà il risultato finale

Veniamo al film.

Ispirato ad una storia vera, al centro c’è la figura di Padre Sergio, monaco benedettino vissuto in Val Maira a Marmora (Cn) che ci ha lasciato un patrimonio di inestimabile valore: la Biblioteca più alta d’Europa. Oltre 60.000 volumi ospitati in un vecchio monastero. Catalogati, sistemati e numerati da Padre Sergio. Una fitta rete di anfratti, cunicoli, labirinti di scaffali che costituiscono un vero e proprio gioiello incastanato nella roccia. Il film racconta di un medico, Giuseppe Mastrangelo (nome di fantasia), perseguitato per aver tentato una via alternativa per la cura del cancro. Costretto a nascondersi, si ritira con il suo assistente Rubio nella Val Grande, una zona solitaria e selvaggia, dove prova uno stile di vita naturale totalmente diverso da quello cittadino.

Il cast comprende la torinese Viola Sartoretto, il protagonista Fabrizio Ferracane, Cristian Di Sante, Lorenzo Pedrotti, Orfeo Orlando e Giulio Brogi nel ruolo di Padre Sergio.

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Sulla pagina Facebook potete seguire l’evoluzione della produzione e poi scoprire quella che sarà una distribuzione tutta particolare. Si partira con 30 sale, che poi diventeranno 100. Una distribuzione diffusa nel tempo, un po’ di sale per volta, il più possibile con la presenza di un membro del cast, fino ad un totale di 250 sale. Un po’ quello che successe con “E fu sera e fu mattina”, che con questo metodo rimase in sala per un anno, ma più in grande.