Bartleby mi ha salvato la vita, intervista con Massimo Tallone

E’ appena uscito in libreria per i nuovi tipi di Buendia Books un curioso e agile saggio dall’importante titolo Bartleby mi ha salvato la vita, dove Bartleby è naturalmente lo scrivano di Melville ed è solo uno dei personaggi/libri capaci di salvarci la vita, come ci spiega nel dettaglio Massimo Tallone.

Siamo di fronte ad un attenta analisi di come un libro può effettivamente salvarci la vita. Non filosoficamente parlando o perchè ci aiuta a ragionare meglio. Proprio dal punto di vista pratico, prendendo ad esempio le azioni dei personaggi, i loro modi di vivere, la cura (o meno) con cui hanno affrontato situazioni che ci troviamo a vivere anche noi. Trovate qui la recensione completa del libro.

Massimo Tallone ha risposto alle nostre domande.

Hai dato alle stampe un volume che parrebbe filosofico ma è in realtà molto pratico. Un libro può essere lo strumento più adatto in alcune situazioni per salvarci la vita?

Il libro è forse lo strumento più adatto per sfuggire alle molte trappole che il destino ci mette sotto i piedi o per individuare il modo più saggio per far fronte ai problemi. Michel Houellebecq ha scritto: “Vivere senza leggere è pericoloso, ci si deve accontentare della vita, e questo comporta notevoli rischi”. La letteratura esplora ogni più riposta piegolina dell’umano, ne tratteggia vizi e virtù, sviluppa azioni e reazioni, indica esiti e segnala pericoli. Non tenerne conto è da pazzi.

Come è nata l’idea di raccontare ai lettori come funziona questo strumento di salvezza?

Non è nata come idea. Da decenni suggerisco ad amici e conoscenti di leggere questo o quel classico quando si trovano di fronte a un problema che pare insormontabile. Nel 1996 suggerii a una amica di regalare al marito, geloso fino al parossimo, visto che non voleva lasciarlo, La sonata a Kreutzer di Tolstoj. Il marito lo lesse e cambiò atteggiamento. Questa serie di consigli si tramutò, anni fa in una serie di corsi centrati sul tema della lettura dei classici come ‘istruzioni per l’uso’ alla vita. Gli appunti di quei corsi, organizzati e suddivisi per argomenti, sono diventati il libro.

Il tuo Bartleby è pensato più per i lettori “deboli” o per quelli “forti”?

“Bartleby mi ha salvato la vita” è rivolto semplicemente ai vivi, a tutte le persone. Certo, è probabile che i lettori forti abbiano già intercettato la potenza salvifica dei classici. In ogni caso, a me sembra assurdo che si possa soffrire ancora per questioni sulle quali la letteratura ha già fornito indicazioni, soluzioni, consigli. È come se, morsi da un serpente, ci mettessimo a gridare pur avendo l’antidoto su uno scaffale.

Nella seconda parte del libro ci sono 27 esempi pratici di come 27 libri hanno salvato la tua vita. Come li hai scelti?

Li ho scelti ricordando i casi della mia vita in cui anziché reagire a modo mio a una situazione ho scelto di adottare il comportamento di un personaggio letterario dotato della competenza necessaria a fronteggiare quel problema. E non ho mai sbagliato.

Facciamo un gioco: io ti dico un malessere, un problema, una condizione e tu mi dici qual è il libro adatto per affrontarla.

Ma in questo modo mi fai perdere milioni di potenziali acquirenti del libro! Ma pazienza, tanto il libro contiene molti più spunti e pensieri.

Tristezza: Gargantua e Pantagruel di Rabelais oppure Diario intimo di Sally Mara di Raymond Queneau

Egocentrismo: Bel Ami di Maupassant, che illustra la mediocrità di chi insegue il successo a ogni costo

Delusione amorosa (un classico): Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, così si impara a evitare errori.

Sconfitta lavorativa: Pian della Tortilla di John Steinbeck, e ci ridi su.

Adolescenza dei figli: Il mio nome è Asher Lev di Chaim Potock

Mi hanno rubato la macchina: Nudi e crudi di Alan Bennet