L’uomo che ha ucciso la compagna all’Auchan di Cuneo era nato nella comunità di una setta condannata per violenza sui bambini

Si tinge di tinte cupe la vicenda dell’omicidio avvenuto ieri nel parcheggio dell’Auchan di Cuneo. Francesco Borgheresi, 41 anni, ha confessato l’omicidio dicendo di aver perso la testa. Borgheresi, era arrivato la sera prima da Firenze ed aveva dormito nella casa che la compagna, Mihaela Apostolides, 44 anni, divideva con la sorella (casa di proprietà del padrone del night dove la donna lavorava).

I due non si vedevano da tre mesi, bloccati dal lockdown. Ieri, secondo quanto riferito da Borgheresi, la lite e i quattro colpi di pistola sparati a bruciapelo. La polizia di Cuneo ha sequestrato l’arma del delitto, una 7,65 di fabbricazione spagnola acquistata a Firenze dal militare e hanno trovato anche un’altra pistola nel bagagliaio della macchina.

Ma c’è un secondo aspetto inquietante che riguarda questa storia. Borgheresi è infatti nato e cresciuto nella comunità Il Forteto di Vicchio, in provincia di Firenze, che è stata al centro di un processo per violenza sessuale e maltrattamenti che si è concluso con numerose condanne. La comunità era gestita da Rodolfo Fiesoli “il profeta”, condannato a 14 anni e 10 mesi. Borgheresi è il figlio di una coppia di soci fondatori della setta, che poi lo aveva affidato ad una “madre funzionale”, Daniela Tardani, anche lei condannata a 6 anni e 4 mesi. Borgheresi era uscito dalla comunità  nel 1998 per iniziare il sevizio civile e successivamente per arruolarsi nell’esercito. 

L’associazione vittime del Forteto commenta l’omicidio: “Dolore, tragedia nella tragedia e ancora dolore. Non basta il commisariamento del Forteto, non bastano le sentenze, le commissioni d’inchiesta, riconoscere di aver sbagliato. Se si vuole evitare che accadano ancora fatti come quello di ieri, il Forteto deve essere chiuso per sempre”.