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San Francesco al Campo, sul sito del comune si mette in dubbio l’Olocausto nel Giorno della Memoria

Gabriele Farina

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Un sorprendente articolo è stato pubbblicato sul sito del comune di San Francesco al Campo, piccolo comune in provincia di Torino, in occasione della Giornata della Memoria.

Nell’articolo si legge infatti che l’olocausto è stato “perpetrato, secondo le tesi storiche tradizionaliste dominanti, secondo una sistematica e lucida volontà antisemita che voleva sterminare fisicamente il maggior numero di ebrei possibile.”

Quel “secondo le tesi soriche tradizionaliste” solleva i primi dubbi, ma la prosecuzione del testo finisce purtroppo per chiarire il pensiero dell’autore: “Di recente si sono affacciate teorie revisioniste che contestano la ricostruzione della strage dolosa”.

E la conclusione cancella i dubbi residui: “Alcuni paesi, anche in virtù di questo revisionismo storico, hanno approvato leggi che puniscono come reato la negazione dell’olocausto, ponendo, di fatto, una singolare eccezione alla libertà di parola e di stampa.”

Questo il testo integrale che compare sul sito del comune:

L’Olocausto (dal greco ὁλόκαυστος: “hólos” = “tutto” + “kaustós” = “bruciato”), noto anche come “Shoah” (in ebraico השואה, HaShoah, “la catastrofe”), è stato l’omicidio di massa di ebrei avvenuto durante la seconda guerra mondiale per iniziativa della Germania nazista guidata da Adolf Hitler, e perpetrato, secondo le tesi storiche tradizionaliste dominanti, secondo una sistematica e lucida volontà antisemita che voleva sterminare fisicamente il maggior numero di ebrei possibile. Di recente si sono affacciate teorie revisioniste che contestano la ricostruzione della strage dolosa, così come i numeri dei morti dichiarati dagli alleati vincitori (6 milioni), sostenendo che le morti siano state molto inferiori e per la maggior parte procurate dalle assai precarie condizioni igieniche dei campi di detenzione e dal loro sovraffollamento. Alcuni paesi, anche in virtù di questo revisionismo storico, hanno approvato leggi che puniscono come reato la negazione dell’olocausto, ponendo, di fatto, una singolare eccezione alla libertà di parola e di stampa.

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