Attivisti di Extinction Rebellion si incatenarono a Palazzo Reale a Torino, deciso il non luogo a procedere

I magistrato Elisa Pazé ha deciso di non proseguire con il processo penale agli attivisti di Extinction Rebellion per le azioni di protesta risalenti al settembre 2020.

Il 18 settembre otto attivisti di Extinction Rebellion si erano incatenati in cima alle colonne del Palazzo Reale di Torino, dopo aver ripetutamente tentato di entrare in contatto con i direttori locali dei principali quotidiani e televisioni italiane.

L’obiettivo della giornata era quello di riportare l’attenzione sulla necessità che giornali e televisioni pongano la crisi climatica ed ecologica al centro dei loro piani editoriali, sottolineando l’importanza del ruolo del giornalismo nell’informare i cittadini riguardo quella che è stata definita dall’OMS «la più grande crisi che l’umanità si sia mai trovata affrontare». In quell’occasione, gli otto attivisti erano stati denunciati per “Accensioni ed esplosioni pericolose” (Art. 703 del codice penale), per aver acceso otto fumogeni di 40 secondi durante la manifestazione, e di “Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità” (Art. 650 del codice penale), per non essere scesi dalle colonne quando ordinato dalla polizia.

Dopo una campagna di raccolta fondi durata mesi, che ha visto il supporto di centinaia di cittadini con l’obiettivo di sostenere le spese legali degli attivisti, oggi si chiude un capitolo per il movimento internazionale Extinction Rebellion. Tuttavia, leggendo il decreto di archiviazione della PM, si apre un nuovo capitolo sulla possibilità e sulle modalità di espressione del dissenso sul territorio italiano. Tra le motivazioni che hanno spinto a procedere con l’archiviazione del caso, infatti, si legge : « l’intimazione di scendere (dalla cancellata), pur legittima, non pare possedere i requisiti di cui all’art. 650 c.p., non essendo il gesto degli indagati tale da mettere in pericolo né l’ordine pubblico, né la sicurezza pubblica ». Inoltre, riguardo l’accensione dei fumogeni, il documento continua : « non integra la contravvensione di accensioni ed esplosioni pericolose l’avere acceso un unico fumogeno, che non ha comportato il minimo rischio e non è stato lanciato contro le persone presenti »
La scelta di Extinction Rebellion di portare in piazza la protesta in maniera teatrale e molto visibile, ma comunque sempre radicalmente nonviolenta, nasce dalla consapevolezza che i tradizionali metodi di protesta (manifestazioni, petizioni, marce, …), sebbene fondamentali e complementari, non sono più sufficienti a spostare il dibattito pubblico sul grande dramma collettivo e rimosso della crisi climatica. La Questura di Torino ha ritenuto di denunciare gli otto attivisti, sebbene, come ratificato dalla PM, essi non costituissero un pericolo per la sicurezza pubblica, accusandoli di aver acceso “esplosivi pericolosi”, costringendoli a mesi di ansia, incontri con gli avvocati e migliaia di euro di spese legali. Il tema che quelle otto persone hanno voluto raccontare, esponendosi al rischio di una denuncia, riguarda l’umanità intera. Riguarda il mondo mediatico che non la racconta in modo adeguato (o non la racconta per niente), riguarda la politica che non riesce a prendere decisioni efficaci e che demanda alle forze dell’ordine la gestione e repressione della legittima manifestazione del dissenso, che in Italia è garantita dall’art. 21 della Costituzione.



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