Al Café Müller di Torino la danza diventa Solocoreografico

Torino si prepara a tornare per il nono anno consecutivo, il secondo al Teatro Cafè Müller, polo della danza internazionale, grazie all’iniziativa e sotto la direzione artistica del coreografo Raffaele Irace, che fa approdare nelle giornate del 25, 26 e 27 marzo al Café Müller di Torino, Solocoreografico, il festival per la composizione coreografica d’assolo, per questa edizione torinese realizzato in collaborazione con Fondazione Cirko Vertigo e Associazione Supernova.

Il festival quest’anno si articolerà sulle due serate di venerdì 25 e sabato 26 marzo dalle ore 21:00, cui si aggiungerà la terza giornata di domenica 27 marzo alle ore 11:00 con la sezione Giovani. Durante le prime due serate, gli spettatori potranno assistere, nella prima parte, alle esibizioni dal vivo dei danzatori, il Solo Dance Festival, momento centrale della manifestazione e per il quale sono state selezionate sette opere coreografiche tramite bando o con invito diretto: si tratta delle creazioni d’assolo di danzatori provenienti da Italia, Portogallo, Stati Uniti, Israele, Gran Bretagna, Germania, Francia; nella seconda parte, invece, il pubblico in sala assisterà alla sezione Solocoreografico Film Night, dedicata alla video-danza grazie a una selezione di cortometraggi aventi come tema l’assolo danzato. Biglietti acquistabili su Vivaticket ai link https://www.vivaticket.com/it/biglietto/festival-solocoreografico/173855 e https://www.vivaticket.com/it/biglietto/festival-solocoreografico-youth/178036 – Per prenotazioni biglietteria@cirkovertigo.com – 011 071 4488. Biglietto per le due serate del 25 e 26 marzo: intero 15 euro, ridotto 12 euro. Biglietto unico per la sezione Giovani di domenica 27 marzo: 5 euro.

Il festival, oltre alle edizioni di Torino e Francoforte – quest‘ultima realizzata in collaborazione con il Gallus Theater – che hanno avuto luogo a partire rispettivamente dal 2014 e dal 2018, si aggiungono altre tre edizioni: quelle di Oklahoma City nell’ambito dell’Oklahoma International Dance Festival diretto da Austin Hartel, quella di Tunisi realizzata in collaborazione col centro culturale multidisciplinare Studio ElHouma diretto da Selma Boukef, e da quest’anno anche quella di Lione, in Francia, in collaborazione con il Teatro Aux Echappées Belles e la C.ie Hallet-Eghayan. “Espandendo la sua rete internazionale, il festival amplia così la sua offerta artistica da un punto di vista sia coreutico sia culturale, sviluppando un’ampia cornice basata sul dialogo e sul rispetto delle diversità di approccio umano e artistico, all’interno della quale performer, pubblico e operatori del settore possono muoversi in libertà”, spiega Raffaele Irace, ideatore della manifestazione.

I sette artisti che si esibiranno con le loro coreografie d’assolo per Solocoreografico – Solo Dance Festival sono stati selezionati ed invitati fra oltre 350 candidati. Si tratta di:

Rebecca Moriondo (Italia) in Over the fence – Strawberry, coreografia di Cristina Golin (Italia).
Inspirandosi a una poesia di Emily Dickinson, la danzatrice propone una riflessione sui limiti e sui confini che noi stessi ci imponiamo. L’artista si chiede: davanti a noi si aprono recinzioni o porte?

“Oltre il recinto – le fragole – crescono
Oltre la recinzione – potrei arrampicarmi – se ci provassi, lo so
Le bacche sono belle.
Ogni passo che facciamo, ci porta oltre i nostri confini,
ogni sguardo indietro ci isola,
ogni volta il nostro occhio non vede l’immensità del mondo ma si ferma sui nostri limiti,
siamo bloccati e abbiamo bisogno di una spinta in avanti. Dobbiamo scegliere di continuare.
Scelte significative ci permettono di andare dove l’impossibile diventa realtà, con determinazione, inciampando, cadendo, con volontà, passo dopo passo. Se alzi un muro pensa a ciò che resta fuori: fragole”.

Una performance per una donna che vive i limiti imposti da se stessa e dagli altri come un peso che la schiaccia paralizzandola, dal quale si libera con dolore e sussulti, usandolo come motore per vivere e agire.

Alexandre Duarte (Portogallo) in Solo Due, di Caterina Mochi Sismondi (cie blucinQue – Italia) Elaborazione musicale di Bea Zanin. Una ricerca dell’identità in un corpo unico e frammentato. Una suite per movimento, una visione onirica di suggestione cinematografica. Il dialogo parte da un personaggio che è funzione del subconscio, corpo che si diluisce e trasforma per acquisire nuova connotazione e ritmo, attraverso una partitura musicale, punto d’incontro di questa drammaturgia a due. Un solo che ricrea una dimensione di disequilibrio, nell’effimero istante compiuto di un tema che ritorna. In scena il danzatore e performer circense Alexandre Duarte rivisita il suo doppio, tra corpo e la musica live della musicista Bea Zanin, trovando un punto d’incontro nello spiazzamento, nella fragilità, nel limite, nell’effimero istante compiuto del ripetersi coreografico e sonoro di un lavoro in divenire, diretto da Caterina Mochi Sismondi della compagnia blucinQue.

Rosalie Wanka (Germania) in seXXless // Pink Lady, coreografato e danzato dalla stessa.
“Non mi sono mai sentita impegnata ad essere XX solo perché sono nata XX. Questione culturale? Di genere? Identitaria? Confini e concetti si dissolvono man mano che continuiamo a cambiare la nostra prospettiva. Cosa c’è dietro il nostro avatar socialmente richiesto che porta il nostro nome? Chi è davvero disposto a guardare oltre quella moltitudine di stati umani patetici, divertenti, assurdi, casuali e inutili?”. Rosalie Wanka gioca con elementi che sono assimilati da tutti a livello socio-culturale e sul concetto di identità di genere con ironia e umorismo, creando una danza che esce da ogni definizione e categoria.

Rebecca Hoback (Stati Uniti) in Rendering, danzato e coreografato dalla stessa.
Rendering è uno studio sulla vulnerabilità, la forza e sui loro punti di intersezione. Questo lavoro è stato presentato in anteprima al Kindling Arts Festival nell’agosto 2019 e ha preso parte all’OZ Arts Nashville’s Fast/Forward nell’ottobre 2020 oltre che al Tennessee Women’s Theatre Project’s – Women’s Work 2019 e alla presentazione di Stories al Fall for Dance Festival nel novembre 2019.

Lal’el Pillora (Israele) in As it is danzato e coreografato dalla stessa. As it is è espressione del senso di incertezza creatosi durante il periodo del lockdown. Ha avuto origine in un piccolo spazio domestico che lentamente si è fatto strada nello studio di danza ed è stato finalmente esposto in spazi esterni per il pubblico dal vivo. Il processo di apertura al mondo della propria sfera personale e l’esposizione di sentimenti intimi, che quando si mostrano all’esterno possono generare momenti soffocanti, vengono incarnati nell’assolo di questa danzatrice. Nella danza si vedono il viaggio personale e la lotta interna per rompere i confini e attraversarli. As it is, strettamente connesso alla musica che l’accompagna, è stato pensato per dare vita a un sogno, portato in scena nella maniera più diretta e cruda possibile, così com’è.

Travis Clausen-Knight (Gran Bretagna) in Exposure, coreografato e danzato dallo stesso.
Il danzatore parte da una riflessione sul concetto di verità: il viaggio necessario per giungere a uno stato di pace deriva dall’accettazione della verità inevitabile. Dobbiamo scendere a patti con la verità che abbiamo di fronte, indipendentemente dal dolore che potrebbe causarci, perché l’atto di accettazione è frutto di un processo di conflitto e risoluzione che lascia dietro di sé solo la verità pura.

Gabrielle Duval (Francia/Germania) in Spread it, reach it: inside of the matrix, danzato e coreografato dalla stessa. In un’atmosfera da cabaret, un personaggio astratto indaga il suo rapporto con la sessualità, guidato dal desiderio, sperimentando l’ambiguità esistente tra seduzione e manipolazione, esplorandone gli angoli più suggestivi. Il tutto senza dimenticare la propria femminilità. In modo astratto ci si interroga sull’immaginario e sulla percezione che le culture e le istituzioni umane possono avere sul sesso e sul corpo. Una gentile provocazione contro la morale che spesso classifica il sesso come qualcosa di impuro e spinge le persone a sentirsi in colpa per i propri desideri.

La sezione Solocoreografico Film Night, nata in un primo momento dall’impulso creativo durante il periodo pandemico più critico, che ha portato ad una massiva produzione di video-danza, presenta corti di video-danza provenienti da Camerun, Germania, Korea, Italia, Spagna, Stati Uniti, Tanzania. In collaborazione con Associazione COORPI, verrà assegnato un premio per il miglior corto di video danza.

Durante le due serate, una giuria di professionisti internazionali del settore della danza e una giuria del pubblico assegneranno tre premi: Premio Solocoreografico per la Creazione, Premio Solocoreografico per la Danza e Premio del Pubblico. Quest’ultimo sancisce la legittimità a rientrare a pieno titolo nell’edizione successiva del festival.

La terza giornata, ovvero domenica 27 marzo a partire dalle ore 11:00, sarà dedicata alla sezione Solocoreografico YOUth – Selezione Giovani, evento internazionale per i giovani danzatori solisti. L’evento mira alla selezione di nuovi talenti che si esibiranno durante l’edizione del festival internazionale Solocoreografico – Solo Dance Festival a Francoforte, in Germania. Il direttore artistico, Raffaele Irace, desidera in questo modo accogliere i giovani danzatori all’interno della manifestazione internazionale mettendo a disposizione la professionalità della sua organizzazione. “È un progetto scaturito dalla necessità di ripresa e novità, strutturato secondo il consolidato format di Solocoreografico”, spiega Irace.

Raffaele Irace, coreografo freelance e maitre de ballet, è attualmente direttore della programmazione danza e performance presso il Gallus Theater di Francoforte. Dopo una carriera internazionale come ballerino solista in Germania, Italia, Francia, Tunisia, Macedonia, Turchia e Belgio, dal 2008 al 2016 dirige a Torino la sua Compagnia di danza e progetto artistico The very secret dance society. Dal 2015 al 2018 è assistente del coreografo Jacopo Godani, direttore della Dresden Frankfurt Dance Company in Germania, per cui continua ad essere collaboratore artistico freelance. Nel 2014 Irace fonda ed è il direttore artistico di Solocoreografico – Solo Dance Festival, festival che ha origini torinesi, e che da quest’anno approda al Café Müller, ma che oggi con il suo format si estende, idealmente e artisticamente all’estero, in Germania a Francoforte, ad Oklahoma City negli Stati Uniti e a Tunisi in Tunisia. Oltre al festival, Raffaele Irace nel 2009 crea a Torino ed esporta con successo all’estero il format IMPRO_RING, piattaforma che unisce la danza d’improvvisazione e la prossemica, e il format 24 Ore X 24 Minuti, che prevede la permanenza degli artisti per 24 ore sul palcoscenico, chiamati e creare una performance di almeno 24 minuti, eseguita un’ora dopo lo scadere delle ventiquattro ore.



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