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Economia

Quando quattro chili di mele costano come un caffè, Coldiretti: a rischio chiusura oltre 7 mila aziende

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Vendere 4 kg di mele per pagarsi un caffè, sottostare allo strapotere della GDO che impone i prezzi sotto costo, subire l’aumento dei costi energetici e l’eccessivo costo della manodopera insieme alla troppa burocrazia, fra fronte alla siccità ed ai cambiamenti climatici ed essere remunerati un anno dopo il raccolto.

Queste le principali criticità denunciate durante il blitz “SOS Frutta” degli agricoltori, svoltosi martedì 22 novembre, in piazza Castello di fronte alla Prefettura, a Torino, provenienti da tutta la Regione insieme al presidente di Coldiretti Piemonte, Roberto Moncalvo, al Delegato Confederale, Bruno Rivarossa, al Presidente di Coldiretti Novara-Vco Sara Baudo e al Direttore Luciano Salvadori. Presenti al blitz il presidente regionale Alberto Cirio il vicepresidente regionale, Fabio Carosso, e l’assessore regionale all’Agricoltura, Marco Protopapa. Oltre 100 gli agricoltori del territorio di Novara e Vco che hanno voluto far sentire la loro voce di protesta: anche chi non è frutticoltore ha infatti voluto sostenere il settore che è ormai messo in ginocchio.

Diversi gli slogan sui cartelli degli imprenditori agricoli scesi in piazza: da “Siamo alla frutta” a “Il lavoro va pagato”, da “Non possiamo produrre in perdita” a “Basta strapotere GDO”, da “Stop pratiche commerciali sleali” a “Difendiamo la nostra frutta”. Ai consumatori sono state distribuite le mele insieme al dossier – verità sul comparto frutticolo piemontese affinché sia nota, non solo agli addetti ai lavori, la reale difficoltà a cui devono far fronte gli imprenditori.

Mentre i prezzi al dettaglio della frutta sono saliti di oltre il +6,5% ad ottobre, secondo l’Istat, è crisi profonda nei campi dove i costi di produzione sono aumentati di oltre 20 centesimi al chilo. Una situazione che esaspera gli agricoltori che piuttosto che svendere la frutta sottocosto preferiscono regalarla alle famiglie in grave difficoltà economica.

Per effetto delle difficoltà economiche e del caro prezzi nel carrello della spesa gli italiani hanno tagliato gli acquisti di frutta che crollano nel 2022 del 9% in quantità rispetto allo scorso anno, ai minimi da inizio secolo, secondo l’analisi di Coldiretti, dalla quale si evidenzia peraltro che più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo, secondo il Crea. Infatti oltre ai danni provocati dai cambiamenti climatici che hanno tagliato i raccolti, i bilanci delle aziende sono messi a rischio da rincari di ogni tipo con spese più che raddoppiate fino agli imballaggi, con gli incrementi che colpiscono dalla plastica per le vaschette, le retine e le buste (+70%), alla carta per bollini ed etichette (+35%) fino al cartone ondulato per le cassette (+60%), stesso trend di rincari per le cassette in legno (+60%).

“Una situazione insostenibile per cui va immediatamente applicato il decreto legislativo contro le pratiche commerciali sleali e va ripristinato lo strumento dei voucher per la manodopera – denunciano il Presidente di Coldiretti Novara-Vco Sara Baudo e il Direttore Luciano Salvadori – Come bisogna ridurre drasticamente il costo del lavoro per allinearci, oltretutto, ai nostri competitor nell’ambito dell’Unione Europea e non solo. Ormai da troppi anni la frutticoltura piemontese sta attraversando momenti di estrema difficoltà a causa di una scarsa remunerazione del prodotto e di una non equilibrata ripartizione del valore nei vari passaggi della filiera. Alla luce di questo scenario abbiamo chiesto al governatore, Alberto Cirio, che durante il blitz degli agricoltori in piazza ha sottoscritto la nostra proposta di intesa, un aiuto concreto rispetto ad attivare una collaborazione con ISMEA per certificare in modo ufficiale e oggettivo i costi di produzione della frutta piemontese, compresi i costi di condizionamento; a richiedere al Governo un impegno affinché nei primi provvedimenti utili sia inserita una misura per la decontribuzione del costo del lavoro per le imprese frutticole; a farsi promotori a livello nazionale di una nuova disposizione normativa che, al pari di quanto già avviene su molte altre filiere agroalimentari, preveda l’obbligo di origine in etichetta dell’ortofrutta nei prodotti trasformati come conserve, marmellate, succhi di frutta; ad inserire nei futuri bandi dei fondi europei e regionali a sostegno dell’agroindustria, il rispetto del Decreto Legislativo 198/2021 come condizione di ammissibilità alla presentazione della domanda”.

Al termine della mattinata oltre 2500 Kg di mele sono state devolute al Sermig ed al Banco Alimentare di Torino

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