CronacaTorino
La scomparsa di Erika Pierno, qualcuno riconosce questo appartamento?
Una foto scattata in un appartamento di Cit Turin riporta alla luce la misteriosa scomparsa della giovane tossicodipendente. La madre non ha mai smesso di cercarla.
TORINO – Una fotografia senza veli, scattata in un appartamento di via Duchessa Jolanda, angolo via Beaumont, riporta alla ribalta uno dei misteri irrisolti più oscuri di Torino: la scomparsa di Erika Pierno, giovane di 21 anni svanita nel nulla la sera del 26 luglio 1993. A distanza di 32 anni, la trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto?” ha rilanciato un appello: «Qualcuno riconosce questa casa?».
Era l’11 dicembre 1991 quando l’immagine venne realizzata. In primo piano, Erika appare svestita e con il tatuaggio delle due pistole incrociate con una rosa rossa sulla spalla sinistra. Sullo sfondo, i dettagli di un appartamento elegante: vetrate in stile liberty, una statua di porcellana bianca, un talismano appeso al muro. Indizi che, secondo gli inquirenti, avrebbero potuto portare a chi frequentava la ragazza in quegli anni difficili.
Un appello in televisione
Durante l’ultima puntata di “Chi l’ha visto?”, un telespettatore ha scritto da Torino riconoscendo particolari dell’immagine: la lavorazione dei vetri artistici di una nota azienda artigiana, una statuina che sembrerebbe una ceramica sarda, alcune foto appese al muro. Dettagli forse utili a localizzare l’appartamento e ricostruire l’ultimo periodo di vita di Erika.

La scomparsa nel 1993
Al momento della scomparsa la giovane torinese era precipitata da tempo nel tunnel della droga. Passava le notti al parco della Pellerina, frequentava ambienti marginali e un fidanzato tossicodipendente poi partito per la Spagna a disintossicarsi. Gli inquirenti ipotizzarono che Erika lo avesse seguito, ma la pista si rivelò presto infondata.
Neppure l’indagine su un commerciante romano, con cui la ragazza aveva avuto contatti, portò a sviluppi concreti. L’ultima abitazione conosciuta di Erika era in via Vicenza, ospite di un amico, anch’egli risultato estraneo alla vicenda.
Un mistero che resiste
Negli anni successivi, la madre Pina Matafù trovò un plico di fotografie che riportavano sul retro l’indirizzo di via Duchessa Jolanda. Le immagini mostravano Erika in atteggiamenti particolari, in un contesto che fece ipotizzare persino collegamenti con ambienti legati alla pornografia o, nei sospetti più inquietanti, agli snuff movie.
Nel 2013 una parente chiese al tribunale di Torino di dichiarare la morte presunta della ragazza. Ma Pina si oppose: «Mia figlia non è morta finché non avrò la certezza».
Oggi, a 32 anni di distanza, il mistero resta senza risposta. Solo la voce ostinata di una madre tiene viva la speranza che la verità, un giorno, possa venire alla luce.
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