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Quella sorprendente somiglianza tra le divise dei tedofori delle Olimpiadi di Milano-Cortina e quelle di Torino

Stesso stile, stessi colori, stesse scritte… ma tedofori decisamente diversi

Gabriele Farina

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TORINO – Quando la fiamma olimpica torna a solcare le vie italiane, come sta accadendo in queste settimane con il viaggio della torcia verso Milano-Cortina 2026, inevitabilmente riaffiorano i ricordi di un’altra staffetta che fece sognare un’intera nazione: quella dei Giochi Invernali di Torino 2006. E con i ricordi, spesso, tornano anche le immagini iconiche – tra cui, per molti, le divise dei tedofori – e le inevitabili comparazioni tra passato e presente. E no, oggi non parleremo delle polemiche che riguardano la scelta dei tedofori di Milano-Cortina.

Bianco, fiamma, simbolo: un classico che torna

La scelta cromatica delle uniformi da staffetta per Milano-Cortina 2026 realizzate da Salomon è una divisa bianca con un motivo rosso e giallo che richiama visivamente la fiamma olimpica lungo il tragitto della torcia. Il bianco – spiega l’organizzazione – non è casuale: mantiene tutta l’attenzione visiva sulla fiamma mentre questa avanza, simbolo di purezza, movimento e continuità del gesto olimpico.

Se si prova a guardare indietro alle uniformi dei tedofori di Torino 2006, emerge una continuità estetica sorprendentemente naturale, più che una riproposizione pedissequa di un modello storico. Le silhouette e i pezzi dell’abbigliamento di allora erano composti da più elementi – giacche, gilet, pantaloni, maglie e accessori coordinati – tutti caratterizzati dai colori tradizionali e da un’estetica funzionale pensata per climi rigidi e movimenti atletici.

Somiglianze o eredità necessaria?

La prima grande somiglianza è proprio il ruolo del bianco come colore base. Ai Giochi Invernali, dalla staffetta ai campi innevati, il bianco funziona sia come elemento visivo potente sia come sfondo ideale per l’elemento centrale della staffetta: la fiamma. È lo stesso principio adottato oggi per Milano-Cortina, dove il bianco lascia esplodere il rosso e il giallo del motivo fiammeggiante sul tessuto, richiamando idealmente la continuità simbolica di una tradizione olimpica che trascende le epoche.

Una seconda affinità, meno evidente ma percettibile a chi parla di memoria visiva collettiva, è l’impostazione di uniformi che non sono solo tecniche ma anche narrative. Nel 2006, i vari capi e accessori – dalla giacca agli accessori – parlavano di un’identità italiana nel contesto dei Giochi, combinando funzionalità e simboli.

Nel 2026 questo stesso approccio ritorna, seppur con una cifra stilistica completamente diversa: qui si enfatizza il movimento della luce e la continuità del viaggio della fiamma attraverso il design, enfatizzato da Salomon con dettagli riflettenti e una palette che vuole raccontare una narrazione visiva dell’Olimpiade invernale.

Diversità di linguaggio, unità di intento

La differenza reale tra le due ere non è tanto nei colori o nella forma, quanto nel linguaggio estetico. Nel 2006 la divisa era più stratificata, forse più descrittiva di uno stile tradizionale dell’abbigliamento invernale pensato per un’Olimpiade “classica”. Nel 2026, invece, il design è pensato con una sensibilità moderna: pattern e tecnologie tessili più leggere, un segno grafico che parla di dinamismo e soprattutto di identità visiva dell’evento olimpico nel XXI secolo. Certo è che quel bianco, quegli inserti rossi e arancioni, quella scritta in verticale, tutto riporta alla mente le divise dei tedofori di Torino.

Conclusione: un filo invisibile tra passato e futuro

Se oggi vediamo una somiglianza tra le uniformi dei tedofori di Milano-Cortina 2026 e quelle di Torino 2006, è forse perché la storia delle Olimpiadi invernali italiane non può fare a meno di guardarsi allo specchio del proprio passato. Il bianco della neve, il movimento della fiamma, l’idea di un’umanità che avanza sono elementi che si ripetono non per nostalgia ma per coerenza. Quella continuità estetica e simbolica esiste perché il gesto del tedoforo, in fondo, non cambia: è sempre un passo verso il futuro, carico di luce.

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