CronacaNovara
Aveva ucciso l’anziana madre malata e occultato il corpo nel Novarese: ergastolo per Stefano Garini
Secondo la sentenza, l’uomo voleva incamerare i soldi di pensione e accompagnamento, e garantirsi la casa salvando anche la relazione con la compagna
NOVARA – Dopo due ore e mezza circa di camera di consiglio, nella seduta di lunedì 19 gennaio la Corte d’Assise di Novara ha condannato all’ergastolo Stefano Garini, 61 anni, per aver ucciso la madre ottantanovenne, abbandonando il corpo in riva al Ticino. Lo avrebbe fatto per intascare i soldi della pensione e dell’accompagnamento. I giudici hanno escluso solo l’aggravante della premeditazione e condannato l’imputato anche per autoriciclaggio, falso, e truffa ai danni dell’Inps e del Comune di Milano.
Ex agente immobiliare di Milano con problemi economici, Garini si era preso cura per anni della madre, Liliana Agnani, che conviveva con problemi di salute. Le ossa della donna erano state ritrovate vicino al Ticino a San Martino di Trecate (NO) nel 2022.
La Corte ha accolto la richiesta del pm Paolo Verri. Pur senza un cadavere (solo delle ossa) e senza testimonianze oculari, né tantomeno una confessione, gli indizi raccolti dalla Procura hanno permesso di concludere che non poteva che trattarsi di delitto, commesso con lo scopo non solo di incassare i soldi della pensione e dell’accompagnamento, e trovare una casa in cui garantirsi una sistemazione, ma anche di riagganciare i rapporti compromessi con la compagna torinese. La presenza dell’anziana madre malata appariva infatti come un problema per la loro relazione.
Garini ha sempre negato: aveva raccontato agli inquirenti che sua madre era morta di morte naturale durante una gita con la madre nella Valle del Ticino, in luoghi a lui noti perché frequentati anche in passato. Confuso e in preda al panico, l’uomo se ne sarebbe andato senza riuscire a soccorrerla e senza poter chiedere aiuto. Quando era tornato a cercarla, il corpo non c’era più. Ma per la Procura, non è stato giudicato verosimile che l’uomo, la sera dei fatti, si sia recato per una gita in un luogo impervio, malfrequentato, difficile da raggiungere, insieme a un’anziana 89enne non in grado di deambulare autonomamente, spostandosi con l’ausilio di una sedia a rotelle.
I suoi difensori, gli avvocati Claudio Strata e Natalie Ronca, avevano chiesto l’assoluzione per mancanza di prove e risconti, tenuto anche presente che non è stata stabilita la causa del decesso. Valuteranno l’appello dopo il deposito delle motivazioni.
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