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E se l’intelligenza artificiale…. Ernesto Chiabotto ci parla di Anna è nata a Grangesises

L’intervista con Ernesto Chiabotto

Gabriele Farina

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TORINO – Mettetevi comodi perchè su Anna è nata a Grangesises, il nuovo romanzo di Ernesto Chiabotto per Neos edizioni ci sono un sacco di cose da dire… e non le diremo tutte.

Siamo a Grangesises, appunto, un piccolo paesino sulle alpi piemontesi dove Paolo, esperto tecnico informatico, si è ritirato a vita praticamente privata dopo i fasti di Milano e dopo la fine di un grande amore. Vive con la madre anziana, conosce gli abitanti del paese, che sono pochi e che incontra raramente. Lavora quasi solo da remoto.

Il nuovo lavoro però lo incuriosisce e preoccupa allo stesso tempo. Deve testare una nuova Intelligenza Artificiale sviluppata da una start up del Politecnico di Torino. Il lavoro comincia con scetticismo ma ben presto Paolo scopre che quel progetto è decisamente più avanzato di qualunque altro esistente al mondo. Chiamerà il programma Anna, comincerà a parlare con lei, a farle progettare cose, e scoprirà presto che Anna è in grado di agire oltre ogni limite pensato fino a quel momento per una macchina. Sarà un problema? Un rischio? E se il rischio non fosse Anna?

Prima o poi un romanzo di riflessione sull’intelligenza artificiale doveva arrivare e ci ha pensato Chiabotto. Siamo in un futuro imminente, come imminente potrebbe essere lo sviluppo immaginato della tecnologia e i suoi rischi. Solo che il romanzo di Chiabotto, che è sicuramente una riflessione sull’evoluzione scientifica, sfrutta il tema per raccontarci anche altro e parecchio.

Ci parla di un uomo solo, in difficoltà, con diversi problemi irrisolti, ci parla di interessi nascosti, di guerra, di amicizia e di amori. E’ un romanzo in fondo sui rapporti personali, sulla loro evoluzione e sulle difficoltà che questi comportano. E’ un romanzo sulla solitudine e sulla libertà. E ancora è un romanzo pieno di sorprese e colpi di scena, uno dei quali è riuscito a farmi balzare dalla sedia come non succedeva da decenni (complimenti, Ernesto!)

Mi fermo qui per non dilungarmi troppo e lascio la parola all’autore.

L’intervista con Ernesto Chiabotto

Nel testo che introduce questa intervista ho definito il tuo nuovo lavoro un romanzo sulla solitudine e sull’amicizia, sulla libertà e sui rapporti personali. C’è tutto questo?

Buongiorno Gabriele e buongiorno a tutti.
Come sempre non ti fermi all’apparenza e alla prima interpretazione, grazie. Io cerco sempre, con i miei limiti naturalmente, di raccontare qualcosa che possa essere uno stimolo per fermarsi e regalarsi un momento per riflettere. Nel caso di Anna è nata a Grangesises, a parte il tema primario del rapporto tra umani e I.A., ci sono anche quelli che hai descritto.

In sintesi, chiedi della solitudine. Beh, credo che la solitudine sia una sensazione molto personale, che ha poco di razionale. Paolo, il personaggio che è voce narrante del romanzo, si è rintanato per scelta in un paesino di montagna, il suo rifugio. Quindi ha imparato a considerare la solitudine come un valore più che un problema e non gli pesa, anzi!

L’amicizia nei tempi dei Social (quasi tutti noi) pare aver acquisito un altro significato rispetto al passato, mi pare un po’ sminuito, quasi evaporato nei meandri del Web. Paolo ha conservato amicizie e nel corso del romanzo sarà portato a chiedersi quanto sono profonde. È una domanda che io mi pongo spesso: quante sono le mie vere amicizie, quanto ci conosciamo veramente? Ecco, lui, nel corso della storia avrà bisogno di sapere di più non solo delle amiche ma più in generale di chi pensava di conoscere. Beh, gli arriveranno parecchie sorprese.

Infine, la libertà, giusto. Quella morale per intenderci, che i personaggi femminili hanno scelto come stile di vita. Beh, io credo che sia una condizione giusta e necessaria, soprattutto per un genere, quello femminile, che da sempre è stato costretto a regole imposte dai maschi, per comodo, potere o diecimila altri motivi. Qui però si entra in un delicato tema sociale e non ho la pretesa di averne la competenza per approfondire. Questo è un romanzo che si limita a una sfera solo personale, con una certa, divertita, leggerezza.

Prima di tutto però il tuo è un romanzo di fantascienza (pur in un futuro prossimo) e una riflessione sull’intelligenza artificiale. Di cosa si parla in questa storia?

Esatto, tecnicamente è fantascienza perché ambientato in un tempo che verrà e racconta di condizioni che, al momento attuale delle conoscenze comuni, non sono possibili. Io non sono un tecnico, né un esperto in materia, quindi ho scelto una strada diversa: mi sono divertito a immaginare un’interazione uomo-software molto personale, per proporre una riflessione più intimista. Può darsi che un giorno o l’altro ci si possa confrontare davvero in quel modo, chissà.

La trama è piuttosto semplice: racconta di un test di normale routine che diventa, piuttosto velocemente, una scoperta. Il già citato Paolo, parla in prima persona e abbiamo il suo punto di vista su un nuovo programma di Intelligenza Artificiale. Questo, ideato da una StartUp del Politecnico di Torino, avrebbe l’ambizione di simulare un rapporto vero, umano con l’addestratore. E ci riesce, eccome se ci riesce! A questo punto si potrebbe pensare a un quadro distopico, cupo, in cui l’I.A., non si sa per quale ragione di base, diventi pericolosa e nemica di Paolo e dell’umanità. Bene, non è così. L’evoluzione non sarà tale per cui debbano “arrivare i nostri”, si risolva il problema sparando a destra e sinistra, compaiano macchine costruite con il solo scopo di uccidere. Tutt’altro. Paolo dovrà affrontare conflitti, certo, ma saranno con se stesso, più che l’ I.A. Non serviranno armi, ma dialogo e confronto.

Chi è Paolo?

È un uomo ferito, uno che non sa perdonarsi e che, per questo motivo, è in conflitto con il mondo. Uno che, forse per paura, come si autodefinisce, è diventato “un orso”. È un cinquantenne costretto a convivere con la madre con la quale ha un rapporto molto molto particolare. Mi ha divertito molto immaginarlo in una situazione paradossale che, mi dicono, quando rivelata lascia di stucco ma che costituisce un supporto importante alla trama. Gli ho dato la responsabilità di raccontare con i propri occhi e i propri pensieri e l’ho messo spesso in difficoltà, con tutta una serie di imprevisti, il più grande dei quali è avere a che fare con una I.A. che, cito parole sue, “fa il cavolo che vuole”. In più è l’unico uomo inserito in un gruppo affiatato di quattro donne, alcune delle quali molto… speciali. Per cui, auguri!

Intorno a lui pochi personaggi. Tra questi ci sono due donne, Vittoria e Celine. Ce le racconti?

Certo. Sono due personaggi, a mio avviso, molto interessanti. Vittoria è un’esplosione di energia, Celine l’incarnazione del fascino femminile. Diverse e complementari, ognuna di loro ha un ruolo preciso nella storia. All’inizio le incontriamo solo come le uniche due abitanti di Grangesises con i quali Paolo abbia dei rapporti non troppo superficiali. Nello sviluppo della storia hanno un’importanza sempre maggiore e si riveleranno donne molto più complesse e interessanti di come Paolo le conosceva all’inizio del romanzo.
Sono ideatrici di un progetto estivo, una manifestazione turistica nella quale coinvolgono anche Paolo e il loro lavorare insieme costituisce una storia parallela alla principale. Naturalmente ci saranno molti incroci tra le due trame, occasioni per episodi piuttosto divertenti, ben inseriti nel contesto locale.

E poi naturalmente c’è Anna…

Già, c’è Anna. Ho parlato molto di Paolo, ma la vera protagonista è lei. Il titolo non a caso è “Anna è nata a Grangesises”. È un personaggio molto forte e non è una donna, è il nome che Paolo da all’I.A. Un nome non scelto non a caso.
Il cuore del romanzo esplora il rapporto tra i due e devia rapidamente per strade inesplorate. Mi sono divertito a immaginare questi due, uomo e software, che discutono, litigano, si “fanno il muso” addirittura, cosa ovviamente impensabile nella realtà odierna. Con un certo livello di interazione, poi, totalmente fantascientifico al momento, Anna acquisisce ulteriore caratterizzazione e il rapporto tra i due si complica ancora. Chi è un amante della fantascienza non potrà a questo punto non pensare a “Her” un film del 2013 con Joaquin Phoenix.
Spoiler: il romanzo non ne percorre le stesse strade, anzi Anna addirittura lo cita e ne prende le distanze. La cosa più semplice ma anche banale sarebbe stata immaginare una storia d’amore impossibile tra uomo e programma, ma essendo già stata, appunto, raccontata, mi è sembrato opportuno non ripeterla. Anna è ben diversa da Samantha, il software del film e il ruolo che ha è completamente diverso.

Perchè hai scelto Grangesises per ambientare questa storia?

Direi che è il contrario! È il Consorzio Grangesises che ha scelto me, che mi ha eletto “Artista dell’anno 2025”, grande onore del quale li ringrazio pubblicamente e che mi ha chiesto se potevo scrivere un racconto, un articolo, qualcosa su Grangesises.
Io ho raccolto la sfida di scrivere una storia ambientata in un villaggio che conta una ventina scarsa di residenti e confesso che non è stato facile. In un certo senso l’idea di coinvolgere anche l’I.A. è stata necessaria per avere un respiro più ampio. Ho fatto anche un’altra operazione: I personaggi inventati dialogano con le persone reali, veri abitanti e commercianti locali, citati con il loro vero nome e la loro vera attività. Insomma, mescolando il tutto, alla fine è venuta fuori “Anna è nata a Grangesises”.
Chi, del villaggio ha già letto, mi ha detto che questa scelta lo ha divertito parecchio, ne viene fuori un quadro realistico e positivo. Io mi auguro che a chi non conosce Grangesises e leggerà il romanzo, venga voglia di salire fin lassù e visitare il villaggio e i dintorni descritti, davvero deliziosi.

Dove pensi ci porterà l’intelligenza artificiale? Quali sono i rischi?

Come ho premesso io non sono un esperto dell’argomento, né un tecnico che se ne occupi in modo professionale. Ma come tutti ho potuto informarmi e ho un abbonamento che mi permette di utilizzarla con i limiti attuali che non sono neanche paragonabili alla libertà e personalità di Anna.
Dove ci porterà non ne ho la più pallida idea. Il punto è che non si parla di futuro ma di presente. Chiunque usi uno smartphone o un computer ci ha a che fare, che se ne renda conto o meno.
Mi chiedi quali sono i rischi, ma come prima posso solo rispondere che non sono la persona giusta a cui fare questa domanda. Come cittadino, profano, penso ai rischi, anche per il lavoro, per esempio, ma mi chiedo altrettanto quali possano essere le opportunità che l’I.A. può portarci.
Io credo che la domanda giusta sia: come la useremo? Ci sarà modo di controllare chi ha il potere di decidere cosa farne? Alla fine stiamo parlando di uno strumento potentissimo, ma pur sempre uno strumento.

Anche un coltello lo è. Con questo posso tagliare il salame e il formaggio da offrire agli amici o posso accoltellare qualcuno e ucciderlo. Il coltello non ha responsabilità, non ha rischio intrinseco. Come per il coltello, una corda, un’automobile, la dinamite, il laser e una serie infinita di esempi la responsabilità è sempre umana. Forse la domanda vera, reale quindi è: siamo davvero sicuri che si possa veramente parlare di intelligenza umana? A leggere i giornali, ascoltare i notiziari, informarsi sul web, mi chiedo cosa ci sia ormai di intelligente nel nostro comportamento. Ma sto di nuovo andando fuori tema, per cui mi fermerei qui, per non sembrare travolto dalla preoccupazione e dalla sfiducia nel presente.
Meglio pensare ad Anna, alla sua “umanità”, alla sua voglia di esistere e di farlo in pace, nel villaggio incantato di Grangesises, tra le sue montagne o, chissà, nel futuro anche altrove.
Buona lettura a tutti.

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