LavoroTorino
Konecta e i sindacati si accordano sugli esuberi: saranno solo su base volontaria
L’incontro in Regione convocato dal vicepresidente della Regione Chiorino non ha però ancora definito la questione accorpamento
TORINO – Accordo tra la multinazionale Konecta e i sindacati dei lavoratori nell’incontro avvenuto lunedì 9 febbraio in Regione. Gli esuberi richiesti dall’azienda, presente in Italia nelle sedi di Ivrea (TO), Asti e Torino, avverranno su base volontaria, e dovranno riguardare al massimo 180 dipendenti. L’accorpamento delle sedi, che nelle intenzioni della multinazionale dovrebbe far confluire quelle di Asti e Ivrea in quella di Torino, sarà invece discusso in un tavolo permanente. Durante il confronto di ieri, i rappresentanti di Konecta hanno infatti confermato la volontà di investire sul polo digitale torinese, finalizzato alla riqualificazione del personale e alla tenuta complessiva del business. Scelta questa non condivisa dai sindacati, che si oppongono all’accorpamento.
Regione con i sindacati per un documento strategico
L’incontro tra Konecta e organizzazioni sindacali è stato convocato dal vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione Piemonte Elena Chiorino, che ha commentato: «È una vertenza che seguiamo con la massima attenzione e responsabilità. Al tavolo con azienda e sindacati abbiamo assecondato le loro richieste e ribadito la piena disponibilità della Regione a mettere in campo ogni misura possibile a sostegno dei lavoratori, a partire dalle Accademie di Filiera per accompagnare percorsi di upskilling e reskilling, fino alla valutazione di attivazione del Piano A.L.Fa. per sostenere la conciliazione vita e lavoro per i dipendenti».
L’intenzione della Regione Piemonte, annuncia Chiorino, è quella di «voler aprire un confronto con le organizzazioni sindacali finalizzato alla redazione di un documento strategico che possa fornire soluzioni sul futuro del settore del customer care. Solo così si può imprimere una vera svolta e difendere lavoro e occupazione, andando alle radici dei problemi e non limitandosi a gestire le crisi».
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