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CronacaTorino

Blitz a Torino contro i Pro-Pal: 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma

Si tratta di azioni relative ai cortei che colpirono Leonardo e dei blitz dentro le Ogr, la Città metropolitana e la Stampa

Gabriele Farina

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TORINO –  E’ in corso da questa mattina all’alba un’operazione di polizia con cui sarebbero stati notificati 5 arresti domiciliari, 12 obblighi di firma ed un divieto di dimora nel comune di Torino ad altrettanti attivisti impegnati nelle manifestazioni per la Palestina degli scorsi mesi.

I fatti riguardano innanzitutto la manifestazione in sostegno alla Global Sumud Flotilla del 24 settembre scorso, durante la quale circa 1.500 persone, dopo essersi radunate in piazza Castello, hanno sfilato per le vie del centro fino a raggiungere la stazione ferroviaria di Porta Susa. Qui, circa 700 manifestanti, forzando uno degli accessi, sono entrati in stazione e hanno occupato per circa un’ora e venti minuti i binari, causando il blocco della circolazione ferroviaria.

Gli episodi successivi si riferiscono al 2 ottobre scorso, quando, nella mattinata, circa 30 attivisti, giunti in bicicletta all’aeroporto “S. Pertini” di Caselle, hanno tagliato la recinzione perimetrale e sono entrati nell’area aeroportuale, provocando la sospensione dei voli per circa 30 minuti. La stessa sera si è svolto un corteo con la partecipazione di circa 10.000 persone che, dopo aver attraversato il centro cittadino, hanno raggiunto le O.G.R., dove il giorno seguente, nell’ambito dell’evento “Italian Tech Week”, erano attesi il fondatore di Amazon Jeff Bezos e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. I manifestanti hanno scavalcato e aperto dall’interno i cancelli, permettendo a decine di persone di accedere alla struttura. All’interno, gli attivisti hanno danneggiato arredi, monitor, vetrate e quattro autovetture di Stellantis, aggredendo anche gli addetti alla sicurezza con spintoni e strattoni. Durante l’intervento del Reparto Mobile per allontanarli, due operatori sono rimasti feriti a seguito del lancio di un’anguria da un corridoio a oltre quattro metri di altezza, riportando lesioni con prognosi di 10 giorni.

Il 3 ottobre scorso, sempre nell’ambito della mobilitazione contro Italian Tech Week, circa 1.300 attivisti hanno effettuato un corteo lungo le vie perimetrali delle O.G.R., cercando ripetutamente di entrare nella struttura e lanciando pietre e altri oggetti contro le forze dell’ordine, che hanno respinto i manifestanti. Successivamente, il gruppo si è spostato all’esterno della sede dell’azienda Leonardo in corso Francia n.426, dove ha lanciato bottiglie e pietre contro la forza pubblica, ferendo sei operatori del Reparto Mobile con prognosi fino a 30 giorni e danneggiando le autovetture dei dipendenti nel parcheggio aziendale.

Un altro episodio riguarda l’irruzione nella Città Metropolitana di Torino del 14 novembre scorso, in cui sono rimasti feriti nove operatori del Reparto Mobile con prognosi di sette giorni. Durante la fase finale del corteo del “NO MELONI DAY”, i manifestanti hanno tentato di entrare indebitamente nell’edificio attraverso una porta carraia che conduce al garage, aggredendo gli operatori con calci, colpi di asta di bandiera e il lancio di oggetti, tra cui sellini di bicicletta e un estintore, il cui gas era stato precedentemente spruzzato contro la polizia. In relazione a questi fatti è stato eseguito l’arresto in flagranza differita di uno dei partecipanti.

L’ultimo episodio contestato riguarda l’irruzione nella sede del quotidiano “La Stampa” del 28 novembre scorso, al termine del corteo organizzato per la giornata di sciopero generale. In questa occasione, circa 80 manifestanti, scavalcando i cancelli esterni, sono entrati nello stabile usando la forza intimidatoria del gruppo, danneggiando alcune porte, una telecamera di videosorveglianza e scrivendo diverse scritte sui muri.

“Fra i tanti reati imputati – denunciano gli attivisti sui gruppi  – ci sono i blocchi stradali e ferroviari, indice della volontà sia di colpire una pratica messa in atto da migliaia e migliaia di persone in tutta italia, sia del fatto che il movimento di settembre e ottobre ha fatto veramente paura”.

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