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Caso Comala. In un video il presidente dell’associazione culturale accusa il Comune di Torino: ha deciso di distruggere un’esperienza di comunità
Il presidente del Comala lancia pesanti accuse al Comune di Torino, alla circoscrizione 3 e al PD
TORINO – Con un video pubblicato sui social il presidente dell’associazione culturale Comala Andrea Pino lancia pesanti accuse al Comune di Torino, alla circoscrizione 3 e al PD nel contesto dell’assegnazione della struttura di Corso Ferrucci che cambierà gestione dopo 15 anni.
Nel bando lo spazio viene definito burocraticamente “compendio destinato a Centro del Protagonismo Giovanile Polo 3.65 sito in corso Ferrucci 67, 65a, 65c, 65d” e Andrea Pino, per il quale il Pd metropolitano ha già annunciato una denuncia, spiega secondo il suo punto di vista i fatti accaduti relativi al percorso storico della struttura e al bando che ne ha deciso l’assegnazione.
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La trascrizione del contenuto del video
Comala chiude e Comala chiude per una decisione del Comune di Torino. Questo è quello che è successo e quello che sta succedendo e non c’è nessun altro modo per raccontare questa cosa. Chiunque sta parlando di cambio di gestione di Comala o sta raccontando una cosa in maniera diversa sta dicendo una cosa falsa.
Comala chiude, questa esperienza di 15 anni che è un’esperienza di territorio, un’esperienza di comunità che ha coinvolto e coinvolge migliaia di persone, non è un’esperienza di mente gestore, viene completamente smantellata, viene completamente cancellata lo spazio verrà svuotato completamente, rimarrà chiuso per un tot di tempo e poi forse nello stesso edificio riaprirà un altro spazio, non questo spazio di cambio di gestione, riaprirà un altro spazio e questo altro spazio sarà gestito da una fantomatica cordata che poi andremo a descrivere in altri momenti perché rappresenta una storia interessante che ci dice tanto di come funzionano le cose in questa città, ma questa cordata ha come soggetto capofila che il soggetto a cui viene assegnato lo spazio, che il soggetto che firmerà il contatto col comune, Un’associazione di Milano, un’associazione di Milano, un’associazione di Milano che si occupa di startup d’impresa, di incubazione di startup, di accelerazione d’impresa.
Un’associazione di Milano che si occupa di startup d’impresa. Questo è successo. Questa cosa non c’è un cambio di gestione di Comala. E Comala che chiude. E Comala chiude per scelta il comune di Torino.
È una storia paradossale perché stiamo parlando di uno spazio. di comunità, di uno spazio di territorio, di uno spazio frequentato da migliaia di persone, di uno spazio che nasce da un recupero di un edificio di proprietà pubblica abbandonata dal pubblico per anni e chiude, per scelta, il comune di Torino senza problemi, senza alcun problema.È uno spazio che non ha problemi di sicurezza, non ha problemi di agibilità, in cui non ci sono situazioni di legalità, è uno spazio che non ha pendenza con il comune di Torino, non ha pendenze con nessuno, non ha debiti, paga regolarmente i fornitori, ha tutte le persone che ci lavorano, che sono inquadrate nel rispetto della normativa nazionale, non c’era nessuna difficoltà oggettiva nella gestione dello spazio, se non una singola, specifica.
E’ stato l’unico vero ostacolo di questi anni, e cioè l’incapacità della pubblica amministrazione, della circoscrizione 3, di normare dal punto di vista amministrativo la nostra presenza qua dentro. Perché questo è stato l’unico problema dello spazio, i piedi d’argilla rispetto a quello che stavamo andando a costruire. Si era creata un’esperienza, un’esperienza appunto di recupero di uno spazio pubblico abbandonato dal pubblico per tanti anni, un’esperienza in cui non il soggetto gestore, non un soggetto gestore dei servizi. Un territorio recupera uno spazio con centinaia di realtà attive, migliaia di persone, lo trasforma, lo trasforma in base ai bisogni del quartiere, poi questa cosa va normata, perché l’edificio è pubblico, e va normata con un atto amministrativo che va a definire in maniera consona la concessione, il rapporto pubblico-privato nella gestione di questo spazio, e la circoscrizione non lo fa, e non lo fa per anni, non è che lo fa per un mese, non lo fa per anni, noi siamo qua da 15 anni, e in questi 15 anni avremmo avuto 3 anni con una concessione più o meno in regola.
La nostra concessione rispetto a questo spazio era scaduta da sei anni. Anzi, un pezzo di concessione a questi spazi era scaduta da sei anni.
Un altro pezzo non era stato fatto, era stato fatto in maniera parziale. E per sei anni noi continuavamo a chiedere alla circoscrizione, all’assessore, al settore, a chiunque lavorasse al Comune di Torino, di provare a normare questa situazione, perché noi non eravamo in grado di lavorare in questo spazio, in questa situazione.Non potevamo fare gli interventi che servivano al territorio in questa situazione. Il nostro progetto di rinnovo, che è un punto che bisogna dare, è il bagno per i disabili, perché questo spazio non era un bagno per i disabili, lo spazio a primo piano non era accessibile perché il comune di Torino non ci faceva usare l’ascensore, hanno detto possiamo ristrutturare questo aereo pieno a terra, fare bagno per i disabili, no, perché nella nostra concessione non si poteva fare, con la concessione nuova finalmente si poteva fare questa cosa, erano questi i nostri bisogni e non abbiamo avuto risposta per anni su questa cosa, anzi, abbiamo avuto una parte della politica che ci diceva tranquilli, stai sereno, stai sereno, la mettiamo a posto, c’è tutto interesse di sfruttare le esperienze, però sai, non abbiamo abbastanza personale, non abbiamo le competenze per scrivere l’atto amministrativo, poi è cambiato il dirigente, poi è cambiato l’altro dirigente, poi è cambiato l’altro dirigente, poi quello che lavorava all’ufficio è andato in un altro ufficio.
Sono stati tanti anni in cui l’amministrazione aveva assolutamente la possibilità di normare la nostra presenza qua dentro e di dare stabilità al progetto senza passare da un avviso pubblico. Per tanti anni non è stato assolutamente necessario l’avviso pubblico. Noi abbiamo presentato un progetto su questi spazi di rinnovo e di concessione sei anni fa, e non era necessario un leader per l’avviso pubblico. La circoscrizione ha scelto di non portare avanti questa cosa, siamo andati avanti per anni, per tanti anni si è detto che l’avremmo risolta, l’avremmo risolta, ma a un certo punto ha detto vabbè, però comunque adesso con il regolamento nuovo devo fare l’avviso pubblico, però è un passaggio tecnico, sono obbligato a farlo, ovviamente andremo a valorizzare l’esperienza. Invece, come sappiamo, adesso vi spiegherò meglio, questa cosa evidentemente non è successa.
Quando si commenta l’avviso pubblico dobbiamo considerare che non stiamo parlando di una messa a bando di servizi. Cioè noi non siamo un ente gestore di servizi e poi il mercato, la valutazione della commissione sulle proposte del mercato ha scelto un altro fornitore di servizi.
Non è questa la storia. Non stiamo parlando di una struttura costruita al comune di Torino poi messa a disposizione dicendo vorrei fare A, B e C chi è il migliore a farmi un A, B e C? Non è neanche uno spazio vuoto messo a bando al comune di Torino dicendo ma si potrebbe fare A, B o C vediamo che proposte mi arrivano. Non è questa la storia. Questa è la storia di uno spazio abbandonato dal comune di Torino. Abbandonato dal comune di Torino. Per anni. Per anni. Quindi si attiva un percorso di territorio, un percorso di comunità, si recupera questo spazio, ma neanche l’ente gestore recupera questo spazio, il territorio di fatto recupera questo spazio, perché questo spazio ha preso una forma, che è la forma del quartiere, è la forma del territorio. Se ci sono le aule di studio, c’è una delegazione informale di migliaia di giovani, è perché si è risposti semplicemente a un bisogno che è esploso in questo spazio, e gli ha dato quella forma.Non è che la circoscrizione qua ha fatto l’euro di studio, ha fatto lo spazio concerti, e adesso sta cambiando il gestore di questa cosa. Quando qua avete sperimentato il primo percorso dello studio, viene fatto nonostante la circoscrizione. La circoscrizione blocca il progetto nostro di aula studio, fatto risposta ai bisogni del quartiere, che ci arrivavano delle persone, non è che abbiamo fatto uno studio, arrivavano tutti questi ragazzi, diciamo, ma servirebbero i posti di studio? La circoscrizione blocca questa roba per tre anni, non ci mette in condizione di farlo. Inizia lo studio qua, tre anni dopo rispetto a quando è stata pensata. L’uso del cortile, che adesso sembra una cosa normale, questo spazio che cambia gestione. Secondo la circoscrizione, quel cortile non doveva essere usato, perché era problematico, doveva essere un cortile di carico e o scarico. La parte dei concerti, figuriamoci, abbiamo capito su quanto è felice l’amministrazione quando fa gli eventi culturali, facciamo un video a parte, è due ore, sei ore e mezza.
Questo spazio ha preso quella forma, quella forma doveva essere normata, invece di normarla si è spacchettata e si è fatta finta che lo studio fosse un servizio, i spettacoli fossero un servizio. Si è messo nell’avviso lo spazio di fare questo, questo e questo, ma quelli non sono dei servizi, quello è un pezzo di esperienza di comunità. Quindi poi arriva la presidente, fa la ricreazione sulla stampa dicendo, si dà continuità all’aula studio che non è quello del punto. L’aula studio è un pezzo di questo spazio qua, ripeto, costruito insieme al territorio, che tu non volevi fare, Francesca Troise, tu non volevi fare, tu mi hai cercato di impedire di fare per anni, noi abbiamo fatto insieme al quartiere, la gestiamo in perdita, perché tutte quelle attività lì, l’aula studio, i concerti gratuiti, i spazi gratuiti, gratuiti, andremo a vedere le realtà che compongono la cordata.
Spazi gratuiti, servizi gratuiti, accesso gratuito e libero allo spazio per 15 anni, questa cosa non è un servizio gestito nell’ottica dell’impresa, è una cosa che costa e lo spazio ha trovato questo equilibrio incredibile, secondo me, poi questi che fanno incubatori di impresa ci racconteranno le cose, incredibile secondo me perché non so quanti spazi a Torino di queste dimensioni vivono autofinanziandosi completamente, perché è uno spazio che non vive di fondi pubblici, non vive neanche di fondi di fondazione bancaria, è uno spazio che autoproduce l’economia che serve per andare avanti perché vi ripeto che lo spazio è lo spazio che ha fatto il quartiere, non l’abbiamo fatto noi.
Il merito che prendo come soggetto gestore è aver creato in colmina che questo spazio lo riuscisse ad avere aperto, attraversabile da migliaia di persone, con un’attività tutti i giorni, in maniera completamente gratuita, facendo una serie di sforzi e di fatica, e anche rispettando il lavoro, perché questo è un altro tema che andrà affrontato a un certo punto, perché se tu decidi di chiudere una realtà che ha 21 posti di lavoro inquadrati, regolarmente, nel rispetto alle normative nazionali, pagamento di straordinari, la tredicesima, la quattordicesima, i contributi, è tutto, cancelli tutto, e ti affitti in realtà a tutte le esperienze di lavoro che hanno creato in passato, che sono state esperienze di sfruttamento, che sono concluse con licenziamenti.
Dai anche un’idea di come uno spazio culturale, sociale e aggregativo debba produrre lavoro, debba produrre economia, questo è un altro capitolo, però fondamentalmente questo spazio che si autocostruisce, nonostante la circoscrizione, nonostante l’amministrazione, è veramente, vi potrei fare 12 ore di video su come la circoscrizione ci ha impedito di lavorare in questi anni. Questa esperienza di 15 anni a un certo punto la si presenta come fossero dei servizi richiesti dalla circoscrizione, ma questi non sono dei servizi della circoscrizione, cioè questo è uno spazio che con la circoscrizione non c’è messo mezzo pensiero, non c’è messo niente, sono servizi che servono per giustificare l’assegnazione di uno spazio che è destinato a tutt’altro.
Come detto appunto c’è questa cordata che fa capo a questa associazione di Milano che fa start up di impresa, questo è un punto che non approfondirò in maniera dettagliata, perché merita una serie di approfondimenti, ma è opportuno chiarire due cose, anche rispetto a quello che è stato scritto sui giornali, che in parte mi riguardano anche individualmente. La prima cosa è che viene da pensare che questa associazione di Milano, che Fa Startup di Impresa, sia questa realtà incredibile che viene qua e mette un sacco di soldi. Ed è un tema anche interessante, perché tu dici, chiudo questo spazio, faccio incubatore per imprese, legata al Politecnico, è quello che si legge, quello che è stato detto, la prima risposta è giustamente che cazzata è? Cioè, se vuoi fare l’incubatore legato all’impresa, legato al Politecnico, vuoi fare il Politecnico, il Politecnico tra l’altro ha il suo incubatore di impresa vero, no?
Però questa roba è un po’ particolare, quindi rimani anche un po’ spezzato su queste cose, però siccome i bilanci in realtà sono pubbliche, pretendendomi, se tu vuoi guardare il RUNTS, che è il registro unico dei degli enti del terzo settore, che suppongo la Commissione avrà guardato, vediamo che questa incredibile associazione di Milano, che si occupa di startup d’impresa, ha un bilancio di 39 mila euro l’anno e nessun dipendente.
Cioè questa realtà non esiste, cioè non è un soggetto reale. E’ la cordata, e ripeto questa cosa la approfondiremo, in realtà si dimostra una serie di scatole vuote, cioè composta da una serie di scatole vuote collegate fra loro, con le stesse persone in più ruoli in diverse di queste realtà, è una cordata che non ha legami col territorio, perché c’è l’associazione di Milano, l’associazione di Lucca e le associazioni di Torino non operano in questo territorio, tutte tranne una associazione singola, che come vedremo è al centro di questo sistema di scatole.
Questa associazione, che è un’associazione che nota tutte e tutti a Torino nel settore, perché si è macchiata di comportamenti disdicevoli, al limite e oltre spesso il limite della legalità, E non andrò a riassumere tutto adesso, ma ci sono delle vertenze di lavoro andate in tribunale un anno fa, perché le lavoratrici che questa realtà avevano osato scioperare per rivendicare il fatto che, sai, se magari tu rendi conto al comune di Torino un progetto pagando 20 euro l’ora, il lavoratore è a me dai 6 euro, non è che ti tieni quello che rimane, magari ragioniamo diversamente rispetto alla gestione dello spazio, hanno usato scioperate, le hanno licenziate tutte, tant’è che è una realtà che non ha dipendenti, ma altre cose che ha fatto questa realtà la possiamo approfondire, e questa realtà, ma non è colpa mia questa cosa, è stata fondata da membri del Partito Democratico, è gestita da membri del Partito Democratico, ed è entrata in questa struttura che adesso viene assegnata, e in questo quartiere, nel momento in cui due persone del Partito Democratico, della stessa corrente del Partito Democratico, che condividevano anche un’esperienza comune in parrocchia, erano una presidente in questa circoscrizione 3 e uno coordinatore di commissione in circoscrizione 2.
Quindi i giovani democratici si sono assegnati uno spazio in questa struttura, spazio poi andremo a fare gli approfondimenti, che veniva usato fondamentalmente per intascare dei soldi dall’Unione Europea senza spenderli, che questo era l’obiettivo, e poi sono rimasti qua. Quando sono finiti i soldi dell’Unione Europea, questo spazio è rimasto abbandonato ed è qua, visibile da tutti. La dirigente della circoscrizione che faceva parte della commissione può passare tutti i giorni da qua a vedere uno spazio pieno di persone, È uno spazio vuoto, con i vetri rotti, in cui si sono succhiati i soldi dell’Unione Europea e è rimasto un detrito. E ha scelto che tutto lo spazio venisse assegnato a questa seconda realtà che ha lasciato il detrito. Se questa realtà è legata al PD, ma che ci posso fare io? Escono gli articoli della stampa con scritto che il PD mi vuole querelare. Ma mi quereli , così andiamo in tribunale e parliamo di come vale, ha fatto i presenti di circolazione 3.
Ma io su questa cosa non ci posso fare niente. Ma ripeto, questo è un punto fondamentale. Per me questa cosa non è neanche importante. per noi il punto non è che questi siano del PD, il punto è che il Comune di Torino ha deciso di distruggere un’esperienza di comunità, di territorio che è avanti da 15 anni, poi c’è il destino del gestore, perché se fai terminare il lavoro a 21 persone, ovviamente questa cosa per noi è drammatica, c’è una devastazione dei destini individuali, delle vite delle persone, senza motivo, c’è un atto anche di crudeltà, e quindi ovviamente noi abbiamo anche questa istanza, abbiamo anche questa questione, ma la questione non è quella, è che tu hai preso un’esperienza, qui venivano migliaia di persone, centinaia di associazioni ospitate gratuitamente, lei è completamente distrutta, affidandoti a quello che è un modello, che fa riferimento all’impresa, che fa riferimento all’innovazione, alla tecnologia, tra l’altro con un sacco di termini in inglese e nessun posto di lavoro creato, scegliendo tra l’altro di chiudere in mezzo lo spazio, perché non c’è la continuità, non ci può essere continuità di gestione, quindi chiudi, tengo chiuso per un tot, con tutto quello che comporta riaprire uno spazio pubblico, che è una operazione complessa, qui non stiamo a fare le azioni, non lo riapriranno perché sono cattivi, il loro curriculum ci dice i fallimenti e basta sugli spazi pubblici.
Ma non è neanche quello il punto. Il punto è che è molto complesso aprire e gestire uno spazio pubblico, ce ne sono pochi. Quanti spazi di aggregazione ci sono a Torino? Ogni tre mesi ce ne sono nemmeno, però è una operazione molto complessa, se fosse così facile avrebbe migliaia, sai cos’è, ho 150 spazi come Comala, uno più uno meno. No, non ce n’è, questo spazio funzionava tanto, è così vissuto, così sentito, perché non ce n’erano gli spazi così a Torino, non per altri motivi. Quindi si toglie alle persone la possibilità di venirci per non si sa quanto, a tutte le realtà che venivano ospitate gratuitamente o semi-gratuitamente, proprio vengono cancellate, perché non rientrano in quel modello che è il modello che viene imposto, perché dobbiamo fare la start-up per l’impresa, diamo gli spazi di co-working agli architetti, c’è tutto un uso informale dello spazio, la possibilità delle realtà veramente territoriali di trovarsi, costruire cose, fare aggregazione, sperimentare eccetera, non è una cosa che rientra in questo quadro. l’aggregazione formale, l’aggregazione spontanea, la possibilità anche di fare politica, la possibilità che uno spazio produca anche conflitto.
Tutte queste cose normali della dimensione politica da stare insieme non sono previste entro questo quadro. Questa è, secondo noi, l’esperienza che viene cancellata. Il punto non è come scrivere quello della stampa, che noi ce la prendiamo perché ci hanno tolto l’appalto e diciamo che vanno con il PD. Ah, poi l’appalto, il bando va con quelli delPD, quello è così. Però non è quello il punto. Il punto è che tu stai andando a distruggere completamente un’esperienza. Questa cosa come può essere comprensibile? Cioè come posso io pensare che una commissione tecnica faccia una scelta di questo genere? Come posso pensare che una commissione tecnica faccia una scelta di questo genere quando tra l’altro il viso pubblico dà come priorità in teoria l’esperienza stessa nostra che viene appunto tolta e si prende un’associazione che fa startup di impresa di Milano con 38 mila euro di bilancio. Come faccio? Cioè come posso pensare che la priorità è lo studio di spazi per i giovani eccetera quando si fa questo tipo di scelta? Quindi evidentemente è una scelta politica. Questa è la considerazione. Perché c’è questa scelta politica? Non lo so. Noi non possiamo dire ovviamente con esattezza che cosa sia successo, perché non eravamo presenti quando è stata presa la decisione.
Però è evidentemente una decisione politica. Per quanto poi la Presidente della circoscrizione 3, Francesca Troise, stia cercando, come sul solito, di responsabilizzarsi rispetto alle scelte. Ed è una decisione politica e non tecnica, perché evidentemente c’è un cambio di vocazione dello spazio. Cioè non c’è un cambio di soggetto gestore, come avevamo detto. c’era un’esperienza di tanti anni che andava salvaguardata, invece è stata completamente cancellata, sostituita da altro, con presupposti completamente diversi. Che questa decisione l’abbiamo presa una parte politica e poi l’abbiamo chiesto ai tecnici, che l’abbiano presa i tecnici perché hanno odorato la valutazione politica, o che l’abbiamo presa i tecnici impropriamente perché è una decisione che i tecnici dovrebbero prendere, non fa differenza per noi.
La questione dei rapporti politici evidenti fra i soggetti segnalati e la parte politica che governa la città è un dato di fatto inconfutabile ma neanche così centrale dal nostro punto di vista. Non è che l’abbiano dato loro perché loro sono loro amici, il problema è che loro sono stati lo strumento individuato per cancellare questa esperienza. Questo è il punto fondamentale e che queste realtà dicono tanto sull’idea di città, sull’idea di impresa anche, che evidentemente è predominante.
E’ l’unica risposta che ci siamo dati è che evidentemente uno spazio di questo tipo è uno spazio che non è di gradimento dell’amministrazione, perché è uno spazio di fortissima aggregazione, principalmente giovanile, anche informale, anche con dei tratti spontaneismo molto forti, uno spazio che non è uno spazio edulcorato, in cui c’è anche la narrazione dei giovani che magari si vuole dare, e questo spazio non è di gradimento, quindi fra la possibilità di andarlo a normale e tenerselo, perché questo era, il bivio era costruito, lo norma me lo tengo, o prendo la prima possibilità di mettere fine, se ho optato per la seconda ipotesi, questo è quello che è successo.
Adesso io non so che cosa faremo, nel senso che è stato uno shock per noi questa cosa, lo aspettavamo in nessuna maniera quindi sono giorni devastanti sicuramente stiamo leggendo tutte le cose che ci state scrivendo per cui vi ringraziamo tutte e tutti e ci sarà sicuramente un momento in cui ci possiamo vedere e parlarne possibilmente dovremo fare una serie di passaggi dovuti come realtà, come ente dall’accesso agli atti alla valutazione del ricorso eccetera ma non è questo il momento di parlare di questo in questo momento anche è importante non farsi prendere solo dallo sconforto, dalla rabbia e cercare anche di conservare tutte le cose belle che sono state fatte insieme, che per un po’ di mesi potremmo continuare a fare tutte e tutti, come persone che ci lavorano, come persone che ci vengono, come realtà che collaborano, realtà che sono cresciute qua dentro, che hanno sviluppato cose qua dentro e c’è questo patrimonio incredibile di relazione, di comunità, fortissimo che non ho mai visto nella mia vita da altre parti è importante che venga in qualche modo preservato e che non venga distrutto in questa esplosione di rabbia e rassegnazione che ovviamente si sta prendendo tutto in questi giorni.
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