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E’ il momento della migrazione dei rospi, riparte la macchina dei salvataggi nel Torinese

La salvaguardia dei rospi non è solo una questione di protezione della biodiversità, ma anche un indicatore della salute degli ecosistemi locali

Gabriele Farina

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TORINO – Con la fine di febbraio e l’arrivo di temperature più miti accompagnate da piogge frequenti, torna un fenomeno naturale tanto affascinante quanto delicato: la migrazione dei rospi verso i siti di riproduzione. Anche quest’anno, per il sedicesimo consecutivo, il Dipartimento Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Città metropolitana di Torino ha programmato le attività di salvaguardia degli anfibi, con l’obiettivo di ridurre le morìe causate dal traffico veicolare sulle strade provinciali.

Il viaggio annuale degli anfibi

Al termine dell’inverno, i rospi abbandonano i luoghi di svernamento in cui hanno trascorso i mesi più freddi per dirigersi verso stagni e zone umide dove avviene la riproduzione. Si tratta di una migrazione di massa che coincide con l’allungarsi delle giornate, l’aumento delle temperature e soprattutto con le piogge, che creano il livello di umidità necessario agli spostamenti.

Il picco della migrazione si registra nelle serate più umide e piovose e si protrae per circa un mese. Durante questo periodo gli anfibi attraversano strade e infrastrutture costruite dall’uomo, ostacoli che in molti casi hanno distrutto o isolato habitat fondamentali per la specie. Le operazioni di salvaguardia nascono proprio per mitigare questi impatti.

Come funziona la protezione dei rospi

Nei tratti stradali più trafficati l’intervento si limita all’installazione di cartelli che segnalano la presenza degli anfibi, invitando gli automobilisti a ridurre la velocità. Dove invece le condizioni lo consentono vengono installate reti che convogliano i rospi verso sottopassi esistenti o realizzati appositamente.

L’esperienza maturata negli ultimi anni ha però evidenziato un limite: i cosiddetti “rospodotti” spesso non vengono utilizzati dagli animali, soprattutto quando il diametro è ridotto. Al contrario, sottopassi più ampi — oltre il metro di diametro — destinati allo scolo delle acque risultano più efficaci e realmente utilizzati dagli anfibi.

Dove si interviene: i siti del 2026

Nel corso degli anni, in alcune aree il numero di rospi è calato drasticamente. Nei territori di San Giorio di Susa, Rivarossa, Rosta e Buttigliera Alta il fenomeno migratorio è oggi molto ridotto e gli investimenti stradali sono diventati rari. Situazione diversa invece nella zona collinare torinese, dove la migrazione è ancora significativa e sostenuta da una forte sensibilità ambientale dei cittadini.

Per il 2026 resta confermato, anche se con interventi ridotti a causa di un cantiere, il sito del lago Gurzia, bacino artificiale tra i Comuni di Vistrorio e Vidracco, dove convergono migliaia di anfibi dalle colline circostanti. Qui operano i volontari del Legambiente Chiusella Vivo, impegnati nella posa di barriere di protezione.

Novità del 2026 è l’attivazione di un ulteriore intervento nel Comune di Val di Chy, dove i volontari della LAC Sezione Regionale Piemonte collaborano con la Città metropolitana nella gestione di una barriera lunga 300 metri, installata per intercettare i rospi diretti verso la torbiera sopra la Strada Provinciale 64.

A Giaglione, grazie all’interessamento dell’amministrazione comunale, si lavorerà alla tutela della migrazione verso un lago situato all’interno di una proprietà privata tramite una barriera di intercetto.

Infine, nella Valle Pellice, un gruppo spontaneo di volontari, con il supporto del Legambiente Val Pellice, monitorerà le serate piovose nei punti più critici, con l’obiettivo di individuare nuove aree su cui concentrare interventi strutturati nei prossimi anni.

Un impegno che guarda al futuro

Sedici anni di attività hanno dimostrato quanto la tutela degli anfibi richieda interventi mirati e continui. La salvaguardia dei rospi non è solo una questione di protezione della biodiversità, ma anche un indicatore della salute degli ecosistemi locali.

Il ritorno della migrazione, anno dopo anno, resta un segnale importante: significa che, nonostante le pressioni dell’urbanizzazione, esistono ancora equilibri naturali da difendere — e comunità pronte a farlo.

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