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Verduno: impiantata per la prima volta una bioprotesi bovina per la dialisi

All’ospedale “Michele e Pietro Ferrero” nuovo accesso vascolare più sicuro per i pazienti ad alto rischio infettivo

Alessia Serlenga

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CUNEO – All’Ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno è stata adottata per la prima volta, con esito clinico positivo, una bioprotesi di origine bovina per la creazione di un accesso vascolare destinato all’emodialisi. Una soluzione che si affianca alle tecniche già in uso e che risulta particolarmente indicata nei pazienti con patrimonio vascolare compromesso e con elevato rischio di infezione.

L’intervento segna un ulteriore passo avanti nel percorso di crescita della struttura sanitaria dell’ASL CN2, che continua a investire in aggiornamento tecnologico e innovazione chirurgica con l’obiettivo di garantire cure sempre più personalizzate e sicure.

La bioprotesi bovina si distingue dalle protesi sintetiche o da quelle di derivazione ovina per una migliore integrazione con i tessuti del paziente e una maggiore pervietà nel tempo. Un aspetto determinante per consentire eventuali procedure di radiologia interventistica necessarie al mantenimento del graft (innesto), soprattutto in una popolazione fragile come quella dei pazienti uremici, spesso già sottoposti a numerosi accessi vascolari o in terapia immunosoppressiva in attesa di trapianto renale.

L’intervento è stato eseguito su una paziente affetta da insufficienza renale cronica, da tempo in trattamento di depurazione extracorporea. I chirurghi hanno realizzato un bypass tra arteria e vena ascellare per consentire il proseguimento della dialisi in attesa del trapianto. L’operazione, effettuata in anestesia generale, ha permesso la dimissione in appena due giorni.

L’introduzione della bioprotesi bovina non sostituirà le altre opzioni disponibili, ma le affiancherà nei casi in cui risulti più indicata.

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