CronacaTorino
Neonata portata a Torino in una busta dal Marocco: due condanne per favoreggiamento
Oggi la bambina, superate le difficoltà sanitarie iniziali, è inserita in un percorso di protezione e affidamento
TORINO – Si chiude con due condanne, un patteggiamento e un rinvio a giudizio l’udienza preliminare davanti al tribunale di Torino per il caso della neonata arrivata clandestinamente dal Marocco nell’autunno del 2024 in una busta della spesa. Una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica per le condizioni in cui la bambina, appena due mesi, sarebbe stata trasportata e per il sospetto di un possibile traffico illecito.
La piccola, secondo la ricostruzione della procura sarebbe stata condotta in Italia da una coppia, marito e moglie, attraverso un viaggio iniziato su strada e concluso via mare. Per superare i controlli alla frontiera, i due avrebbero esibito falsi documenti di nascita, predisposti in Marocco, che attestavano una falsa relazione di parentela con la bambina.
Le indagini
Le indagini, supportate anche da intercettazioni ambientali, hanno però delineato un quadro ben diverso. La neonata sarebbe stata trasportata in condizioni incompatibili con la sua età e il suo stato di salute. Per impedirle di piangere durante il viaggio, secondo quanto riferito agli inquirenti da un mediatore culturale, le sarebbe stato somministrato uno sciroppo.
All’arrivo a Torino, il 5 ottobre 2024, le condizioni della piccola hanno reso necessario un ricovero ospedaliero immediato. Dopo le dimissioni, la bambina sarebbe stata affidata a una seconda coppia, che l’avrebbe ospitata nella propria abitazione con l’obiettivo, secondo l’accusa, di favorirne la permanenza illegale sul territorio italiano e, forse, di agevolarne una successiva cessione a terzi dietro compenso.
Gli arresti
I quattro adulti coinvolti sono stati arrestati nel marzo 2025. Tra gli elementi emersi nelle prime fasi investigative, anche l’ipotesi – contestata dalle difese – che durante il viaggio la neonata fosse stata nascosta all’interno di una busta per la spesa.
Sul piano giudiziario, la donna che avrebbe materialmente trasportato la bambina ha patteggiato una pena di due anni di reclusione, con sospensione condizionale. Il suo compagno affronterà invece il processo, fissato per febbraio del prossimo anno. La coppia che aveva preso in custodia la neonata è stata prosciolta dall’accusa di violazione della legge sull’immigrazione del 1998, ma condannata per favoreggiamento: dieci mesi di reclusione per l’uomo, nove per la donna.
Le condizioni della bambina
Al centro dell’intera vicenda resta la tutela della minore, considerata la parte più vulnerabile. Il Comune di Torino e il curatore speciale della bambina si sono costituiti parte civile nel procedimento, con l’obiettivo di garantire che i suoi diritti fossero pienamente rappresentati in ogni fase. A seguire il caso è stata l’avvocata Emanuela Martini, incaricata della rappresentanza in aula.
Dagli ambienti legali vicini alla tutela della minore emerge una posizione chiara: La priorità assoluta è sempre stata la salvaguardia di questa bambina, trattata come una merce di scambio ed esposta a rischi gravissimi fin dai primi giorni di vita. La costituzione di parte civile ha inoltre evidenziato come il fine di profitto contestato agli imputati non rappresenti solo un’aggravante giuridica, ma il segnale di una grave lesione della dignità umana.
Oggi la bambina, superate le difficoltà sanitarie iniziali, è inserita in un percorso di protezione e affidamento, lontana dal contesto che ne aveva messo in pericolo la vita.
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