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Stellantis e l’ombra cinese su Cassino: Urso conferma le trattative con Dongfeng
Il ministro delle imprese ufficializza la trattativa con partner asiatici
CASSINO – Alla Camera, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ufficializzato ciò che da mesi circolava sotto forma di indiscrezione: è in corso una trattativa tra Stellantis e partner internazionali asiatici, in primis il colosso cinese Dongfeng, per il salvataggio e il rilancio dello stabilimento laziale di Cassino (Frosinone).
Una mossa che punta a dare una prospettiva certa a una fabbrica da tempo in profonda crisi produttiva, ma che solleva interrogativi sulle reali condizioni dell’industria automobilistica nazionale.
Cosa significa l’ingresso dei cinesi a Cassino?
Per capire la portata di questa notizia, bisogna inquadrare la situazione di Cassino. Lo stabilimento viaggia da tempo ben al di sotto della sua capacità produttiva. Per evitare la chiusura o ulteriori drastici tagli al personale, l’ipotesi sul tavolo è una co-gestione (o, nello scenario più radicale, una vendita totale) dell’impianto a Dongfeng.
In termini pratici, questo accordo significherebbe condividere le linee produttive. Da un lato, Stellantis garantirebbe la continuità dell’assemblaggio dei suoi modelli premium attuali (l’Alfa Romeo Giulia, l’Alfa Romeo Stelvio e il Maserati Grecale); dall’altro, Dongfeng utilizzerebbe gli spazi vuoti di Cassino per produrre le proprie vetture in Italia, bypassando così i dazi europei sulle auto cinesi e garantendo il mantenimento dei livelli occupazionali del sito laziale.
La difesa di Urso: “L’Italia è tornata centrale”
Durante il suo intervento a Montecitorio, sollecitato da un’interrogazione del Partito Democratico, il ministro Urso ha difeso a spada tratta l’operato del Governo e di Stellantis, sottolineando il “cambio radicale di strategia” avvenuto dopo l’addio dell’ex amministratore delegato Carlos Tavares.
Urso ha rassicurato l’Aula: “Nessuno stabilimento è stato chiuso, a differenza di quanto accaduto in altri Paesi europei, e ciascuno ha visto una ripresa produttiva. L’Italia è tornata centrale”.
Le dichiarazioni del ministro, tuttavia, si scontrano con un contesto statistico più complesso, sollevato dalle opposizioni e dai sindacati. Urso ha citato con orgoglio un +70,2% di produzione per lo stabilimento torinese di Mirafiori. Un dato matematicamente vero, ma che parte dai minimi storici toccati lo scorso anno. La crescita è dovuta all’avvio della 500 ibrida, di cui però sono state assemblate solo 14.000 unità, con una stima di 48.000 vetture a fine anno.
Inoltre, se è vero che non ci sono state chiusure di stabilimenti, i livelli occupazionali sono stati ridotti attraverso massicce uscite incentivate. Solo nei primi mesi di questo 2026, oltre 1.000 operai lasceranno il lavoro a fronte di accordi economici aziendali, sommandosi alle migliaia di fuoriuscite del 2025.
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