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Carlo Petrini e il Piemonte: un legame profondo tra territorio, cultura e identità

Il percorso di Carlin fra Bra, Pollenzo, Torino, Langhe e Roero

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BRA – Parlare di Carlo Petrini significa inevitabilmente parlare del Piemonte. La storia personale, culturale e politica del fondatore di Slow Food affonda infatti le proprie radici nelle colline, nei paesi e nelle tradizioni del Basso Piemonte, un territorio che ha plasmato il suo pensiero e la sua visione del mondo. Il rapporto di Petrini con Piemonte non è mai stato soltanto geografico o affettivo: è stato soprattutto culturale, antropologico e civile. Le Langhe, Bra e Torino rappresentano infatti i luoghi simbolo attraverso cui si è sviluppata la sua riflessione sul cibo, sull’ambiente, sulla memoria contadina e sul futuro delle comunità locali.

Bra: il luogo delle origini e della formazione culturale

Carlo Petrini nasce nel 1949 a Bra, città della provincia di Cuneo situata tra il Roero e le Langhe. Bra non è soltanto la sua città natale: è il laboratorio umano e culturale in cui prende forma la sua sensibilità verso il cibo e il territorio. In questa parte del Piemonte il rapporto con la terra è sempre stato centrale. Le colline, i mercati, le cascine, le osterie e la cultura popolare contadina hanno rappresentato per Petrini un patrimonio vivo di conoscenze, sapori e relazioni sociali.

La Bra del dopoguerra era una realtà sospesa tra tradizione agricola e modernizzazione industriale. Petrini cresce osservando da vicino il mondo rurale piemontese, i suoi ritmi, le sue difficoltà ma anche la straordinaria ricchezza culturale custodita nelle produzioni locali e nelle pratiche alimentari quotidiane. Da questa esperienza nascerà una convinzione destinata a diventare centrale nel suo pensiero: il cibo è identità, memoria e legame con il territorio.

Proprio a Bra, negli anni Settanta e Ottanta, Petrini avvia le prime esperienze associative e culturali che porteranno alla nascita di Slow Food. La città diventa così il centro simbolico di un movimento internazionale capace di cambiare il modo di parlare di gastronomia e sostenibilità. Ancora oggi Bra ospita eventi, sedi e iniziative fondamentali legate all’universo Slow Food, consolidando il proprio ruolo di capitale mondiale della cultura gastronomica sostenibile.

Le Langhe e il Roero: il paesaggio che ha generato il pensiero di Petrini

Il rapporto tra Carlo Petrini e le Langhe è profondo e quasi viscerale. Le colline langarole non rappresentano soltanto uno scenario geografico, ma una vera matrice culturale del suo pensiero. Qui convivono grandi tradizioni agricole, vitivinicole e gastronomiche, ma anche la memoria della povertà contadina raccontata da scrittori come Beppe Fenoglio.

Petrini ha spesso ricordato come le Langhe non siano sempre state il territorio ricco e celebrato di oggi. Fino alla seconda metà del Novecento queste colline erano segnate dall’emigrazione, dalla fatica agricola e dalla marginalità economica. Il recupero della dignità culturale ed economica delle Langhe è stato uno dei processi storici che più hanno influenzato la sua riflessione sul rapporto tra cibo, comunità e sviluppo locale.

Secondo Petrini, il successo internazionale delle Langhe non può essere spiegato soltanto attraverso la qualità dei vini o della cucina, ma attraverso la capacità del territorio di conservare un rapporto autentico con la terra e con le proprie tradizioni. In questo senso, il paesaggio agricolo delle Langhe è diventato per lui un esempio concreto di equilibrio tra attività umana, biodiversità e cultura locale.

Non è un caso che molti dei progetti di Slow Food siano nati proprio in queste colline. Le Langhe rappresentano infatti un modello di agricoltura legata alla qualità, alla piccola produzione e alla valorizzazione delle conoscenze tradizionali. Petrini ha sempre difeso questo modello contro il rischio dell’omologazione industriale e del turismo puramente commerciale.

Nel 2025, insieme all’attore Paolo Tibaldi, Petrini ha pubblicato Vite di Langa e Roero, un libro dedicato alla memoria storica e sociale del territorio. L’opera racconta le trasformazioni economiche e culturali che hanno portato le Langhe a diventare uno dei territori enogastronomici più conosciuti al mondo, senza dimenticare però la durezza della civiltà contadina da cui tutto ha avuto origine.

Pollenzo: l’università del cibo e il legame con il territorio

Un altro luogo centrale nel rapporto tra Petrini e il Piemonte è Pollenzo, frazione di Bra dove sorge l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

La scelta di fondare qui la prima università al mondo dedicata alle scienze gastronomiche non fu casuale. Pollenzo rappresenta infatti un simbolo dell’incontro tra storia, agricoltura e innovazione culturale. Recuperando l’antica Agenzia di Pollenzo, complesso di origine sabauda legato alla tradizione agricola piemontese, Petrini ha voluto creare un centro internazionale capace di collegare il sapere accademico ai territori e alle comunità del cibo.

L’università nasce con una visione fortemente radicata nel Piemonte ma aperta al mondo. Gli studenti provenienti da decine di Paesi studiano il cibo non soltanto come fenomeno gastronomico, ma come elemento ambientale, economico, storico e sociale. In questo senso Pollenzo rappresenta forse la sintesi più compiuta del pensiero di Petrini: partire da un piccolo territorio piemontese per sviluppare una riflessione globale sulla sostenibilità alimentare.

Torino: il dialogo tra cultura, politica e gastronomia

Il rapporto di Carlo Petrini con Torino è altrettanto significativo, anche se differente rispetto a quello con Bra e le Langhe. Torino rappresenta per Petrini il luogo del confronto culturale, politico e intellettuale. È la città in cui il movimento Slow Food ha trovato importanti interlocutori nel mondo dell’editoria, dell’università, della cultura e delle istituzioni.

Nel corso degli anni Torino è diventata uno dei principali palcoscenici internazionali delle iniziative di Slow Food, ospitando il celebre Salone del Gusto e gli incontri di Terra Madre. Attraverso questi eventi, il capoluogo piemontese si è trasformato in un centro mondiale del dibattito sul futuro del cibo, dell’agricoltura e dell’ambiente.

Petrini ha sempre riconosciuto a Torino una straordinaria capacità di elaborazione culturale. La tradizione industriale della città, unita alla presenza di università, case editrici e movimenti sociali, ha favorito lo sviluppo di una riflessione avanzata sui temi della sostenibilità e della qualità alimentare. Torino è stata anche la città in cui Slow Food ha potuto dialogare con il mondo della politica e delle istituzioni internazionali.

Allo stesso tempo, Petrini ha spesso sottolineato il ruolo storico del Piemonte sabaudo nella costruzione di una cultura gastronomica moderna. Dalla tradizione dei mercati cittadini alla cucina popolare, fino alla grande ristorazione contemporanea, Torino rappresenta per lui un punto d’incontro tra innovazione e memoria.

Il Piemonte come modello culturale e ambientale

Nel pensiero di Carlo Petrini il Piemonte non è mai stato soltanto una regione d’origine, ma un modello culturale. Le colline delle Langhe, il tessuto sociale di Bra, la dimensione internazionale di Torino e l’esperienza di Pollenzo costituiscono i tasselli di una stessa visione: quella di un territorio che ha saputo trasformare il cibo in strumento di identità, sviluppo sostenibile e coesione sociale.

Petrini ha spesso sostenuto che il Piemonte possieda una straordinaria “cultura della lentezza”, fatta di attenzione alla qualità, rispetto dei cicli naturali e valorizzazione delle tradizioni locali. Questa cultura ha rappresentato il terreno ideale per la nascita di Slow Food e per la diffusione di una nuova sensibilità ambientale.

Attraverso il suo lavoro, Carlo Petrini ha contribuito a rendere il Piemonte un punto di riferimento internazionale nel dibattito sul rapporto tra cibo, ambiente e società. Ha mostrato come un territorio profondamente radicato nelle proprie tradizioni possa dialogare con il mondo senza perdere la propria identità.

In questo senso, il legame tra Petrini e il Piemonte appare inscindibile: le colline, le comunità rurali, i mercati, i vigneti e le città piemontesi non sono soltanto lo sfondo della sua biografia, ma il cuore stesso della sua visione culturale e civile.

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