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Konecta, la sede di Asti non chiude ma si svuota: 76 trasferiti a Torino o costretti alle dimissioni

Un cambio di rotta rispetto al tavolo nazionale dello scorso dicembre 2025, si fa luce su uno spaccato infelice

Chiara Scerba

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ASTI – Il fantasma della chiusura totale sembra essere scongiurato, ma il destino per i lavoratori astigiani di Konecta (ex Comdata) si sta rivelando altrettanto amaro. La sede non chiuderà i battenti, ma andrà incontro a un lento e inesorabile “svuotamento”, dettato dalle nuove logiche dell’automazione.

Un cambio di rotta che arriva a pochi mesi dal tavolo nazionale dello scorso dicembre 2025. In quell’occasione, la multinazionale delle telecomunicazioni aveva fatto tremare il Piemonte annunciando la chiusura entro giugno 2026 sia del polo di Asti che di quello di Ivrea, con il conseguente trasferimento di oltre mille addetti nel capoluogo sabaudo.

L’impatto dell’Intelligenza Artificiale

La nuova direttiva dell’azienda prevede il trasferimento a Torino (presso il quartier generale di Strada del Drosso) per altri 76 dipendenti della sede di via Guerra ad Asti, una decisione che colpisce chirurgicamente i reparti di Gestione documentale e Back office.

Konecta ha deciso di concentrare su Torino tutte le attività che non richiedono l’uso diretto del telefono. Un ridimensionamento strutturale del settore dell’assistenza al cliente figlio della rapida automatizzazione dei processi e del crescente ricorso all’Intelligenza Artificiale, che sta progressivamente erodendo i posti di lavoro legati alle mansioni più ripetitive.

L’ondata di dimissioni

Per i lavoratori coinvolti, l’alternativa al trasferimento sono state le dimissioni, una scelta quasi obbligata. La maggior parte del personale impiegato in questi reparti ha infatti contratti part-time, con stipendi che si aggirano in media intorno ai 700 euro mensili. Sostenere quotidianamente i costi e i tempi di una trasferta da Asti a Torino risulta, per molti, materialmente impossibile.

Dunque, se a dicembre lo stabilimento astigiano contava circa 400 lavoratori, oggi, a seguito della valanga di dimissioni volontarie, ne rimangono appena 299 (inclusi 29 interinali). Con questi ulteriori 76 trasferimenti forzati, la sede di Asti si ritroverà di fatto dimezzata rispetto a pochi mesi fa.

Il nodo dello Smart Working al tavolo delle trattative

In un mercato del lavoro contemporaneo in cui la flessibilità e lo smart working rappresentano sempre più una discriminante fondamentale per la scelta e la sostenibilità stessa di un impiego, proprio il lavoro agile potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia.

Le organizzazioni sindacali puntano infatti a un incremento strutturale del ricorso allo smart working per i dipendenti astigiani, permettendo di ammortizzare l’impatto delle nuove tecnologie e salvaguardando i livelli occupazionali.

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