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“La giustizia ha fatto flop”: la rabbia dei parenti delle vittime a 5 anni dal Mottarone

Al tragico ricordo della funivia precipitata al suolo si unisce la rabbia di una giustizia incompiuta

Chiara Scerba

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STRESA – “È caduta una cabina alla funivia di Stresa… pare che sia caduta in mezzo al bosco, non è raggiungibile dai mezzi via terra”.

Era il 23 maggio 2021 quando questa drammatica telefonata, partita dalla centrale del 118 ai Carabinieri, squarciò la quiete di una domenica primaverile, segnando per sempre la storia del nostro territorio con una perdita di 14 persone.

Oggi, a cinque anni esatti dalla strage della funivia Stresa-Mottarone, il dolore di chi è rimasto si mescola a una rabbia indirizzata verso un sistema giudiziario che, agli occhi dei familiari delle vittime, ha fallito il suo compito.

“Un accordo vergognoso, non hanno fatto un giorno di carcere”

Le parole più dure sono risuonate in vetta alla montagna durante la messa di commemorazione e a pronunciarle è stata Vincenza Minutella, mamma della giovane Silvia Malnati, morta nello schianto insieme al fidanzato.

“La giustizia ha fatto proprio un flop – ha dichiarato la donna, con la voce rotta dal dolore e dall’indignazione –. Mentre noi siamo qua a piangere, dopo cinque anni i responsabili sono a casa tranquilli a godersi la propria famiglia e i figli, cosa che noi non possiamo più fare”.

Il riferimento è agli esiti giudiziari dello scorso settembre, quando i tre imputati principali hanno concordato un patteggiamento con pene comprese tra i 3 anni e 10 mesi e i 4 anni e 5 mesi. Attualmente sono tutti liberi, in attesa che il tribunale di sorveglianza decida sull’affidamento in prova ai servizi sociali.

“Non lo chiamo patteggiamento, ma accordo – ha incalzato la madre di Silvia –. Un patteggiamento pari a non fare neanche un giorno di detenzione è una cosa veramente assurda. Si devono vergognare tutti, dal giudice al pm. Questa è gente che doveva andare in carcere. Gli auguro che vivano tutto il resto dei loro giorni con il rimorso, gli deve rodere dentro”.

L’ombra di morte e il monito di don Villa

A fare eco al dolore delle famiglie sono state le parole di don Gianluca Villa, parroco di Stresa, che ha celebrato la funzione nella chiesetta della Madonna della Neve, a pochi passi dal luogo del disastro.

Rivolgendosi ai parenti delle vittime, il sacerdote ha parlato di una “ferita aperta”, generata da una “violenza ingiusta e improvvisa”. Ma il suo sguardo si è posato anche sull’impianto, ancora inesorabilmente fermo: “La funivia ancora bloccata e inutilizzata è una pesante ombra di morte. Mi auguro che questa situazione non prosegua ‘in saecula saeculorum’. Il Mottarone merita che questa pesante coperta di morte venga sollevata”.

Dall’altare è arrivato anche un durissimo monito morale sulle cause della tragedia, su quella “negligenza e irresponsabilità che si sono materializzate in un cavo spezzato”, troncando di netto le speranze di 14 vite umane. “Il Mottarone sia un monito perenne contro la voce maligna del ‘tanto non succede niente'” ha concluso il parroco.

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