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Autonomia differenziata, Cirio alle Camere: “Fondi sanitari vincolati, serve flessibilità per salvare gli ospedali”

Il Governatore del Piemonte è intervenuto oggi a Roma davanti alle commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato

Chiara Scerba

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ROMA – Il nodo della sanità e la rigidità dei fondi statali al centro dell’intervento del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, nel suo intervennto di oggi a Roma davanti alle commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato.

Nell’ambito dell’esame degli schemi di intesa preliminare tra il Governo e quattro Regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto) per l’attuazione dell’autonomia differenziata (articolo 116 della Costituzione), il Governatore piemontese ha acceso i riflettori soprattutto sul tema della tutela della salute.

La “gabbia” dei 10 miliardi di euro

Il cuore dell’intervento di Cirio ha riguardato la gestione dei circa 10 miliardi di euro che il Piemonte riceve annualmente dallo Stato per il comparto sanitario. Attualmente, l’utilizzo di questo budget è strettamente vincolato da rigidi parametri nazionali.

“Le risorse che noi riceviamo dallo Stato sono tutte predefinite e addirittura, quando te ne danno di più, ti dicono già dove devi mettere quelli in più”, ha spiegato il Governatore ai parlamentari. Una situazione che si traduce in una sorta di “gabbia dove puoi solo integrare con risorse regionali, sapendo che queste ultime non sono per tutti”.

La richiesta avanzata è di una “maggior discrezionalità condivisa” per poter coprire le specifiche esigenze del territorio che oggi restano scoperte.

L’esempio degli ospedali montani

Per spiegare le criticità del sistema attuale, Cirio ha portato l’esempio dei presidi sanitari nelle aree interne: “Con i parametri nazionali io ho degli ospedali di montagna che dovrei chiudere. Ma come faccio a chiuderli? Il diritto alla salute sarà ben uguale di un cittadino che decide di vivere in una vallata di montagna o che decide di vivere in Piazza Castello a Torino”.

Mantenere aperti questi presidi periferici rappresenta un costo e un impegno oneroso per la Regione, ma è ritenuto un servizio essenziale. Una maggiore flessibilità nella destinazione della quota statale permetterebbe, secondo la Regione, di garantire questo diritto in modo uniforme su tutto il territorio, senza dover ricorrere esclusivamente ai bilanci locali.

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