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Torino in marcia per Dina e Domenico detenuti in Libia: “Liberateli subito”

Circa un centinaio di persone ha preso parte alla manifestazione, attraversando le vie del centro cittadino con cartelli recanti le scritte “Free” e “Liberi”

Gabriele Farina

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Foto di CittAgorà

TORINO – Un corteo per chiedere la liberazione di Leonarda “Dina” Alberizia, Domenico Centrone e degli altri otto attivisti del convoglio di terra Global Sumud, detenuti in Libia da quasi un mese. È partito questa sera da Palazzo Civico, a Torino, per raggiungere la Prefettura, nell’ambito della campagna “Free Them All”, promossa da Amnesty International Italia per ottenere il rilascio del gruppo di volontari arrestati durante una missione umanitaria diretta verso Gaza.

Circa un centinaio di persone ha preso parte alla manifestazione, attraversando le vie del centro cittadino con cartelli recanti le scritte “Free” e “Liberi” e indossando maschere con i volti degli attivisti detenuti. Un messaggio chiaro, partito nuovamente da Torino: la richiesta di libertà immediata per chi si trova da settimane privato della libertà a Bengasi, nella Libia orientale.

Gli attivisti fermati in Libia

I dieci attivisti erano partiti con il convoglio di terra della Global Sumud Flotilla per trasportare beni di prima necessità destinati alla popolazione di Gaza. Fermati a fine maggio a Sirte, sono stati successivamente trasferiti a Bengasi, dove restano tuttora detenuti.

Tra loro ci sono anche due italiani: Leonarda “Dina” Alberizia, 67 anni, originaria di Albugnano, nell’Astigiano, per trent’anni educatrice al nido Cavour di Torino, e Domenico Centrone, docente universitario originario di Molfetta.

La mobilitazione torinese era iniziata già in mattinata con una conferenza stampa a Palazzo Civico, promossa da Amnesty International e Global Sumud Flotilla. All’incontro hanno partecipato il sindaco Stefano Lo Russo, la vicepresidente del Consiglio comunale Ludovica Cioria, diversi consiglieri comunali e rappresentanti delle associazioni coinvolte.

A moderare l’incontro è stata la consigliera di Sinistra Ecologista Sara Diena, prima firmataria del documento approvato la scorsa settimana dal Consiglio comunale di Torino, che esprime solidarietà ai dieci arrestati e chiede al governo italiano di attivarsi con maggiore decisione per ottenere la liberazione dei connazionali.

L’appello della Global Sumud Flotilla

Dal coordinamento piemontese della Flotilla arriva un duro appello al governo. In un comunicato diffuso in occasione della manifestazione, gli organizzatori denunciano quella che definiscono una risposta insufficiente da parte delle istituzioni italiane.

“In questo mese di rabbia, impotenza e dolore l’unica certezza che abbiamo è che il nostro governo non sta facendo abbastanza per riportarli a casa”, si legge nella nota.

“La solidarietà non è un reato e non si arresta. Gli attivisti detenuti non sono criminali”, ribadiscono i promotori della mobilitazione.

Anche la vicepresidente del Consiglio comunale, Ludovica Cioria, ha sottolineato il carattere trasversale del sostegno raccolto in città. “Torino non sta zitta e non si ferma”, ha dichiarato.

Particolarmente toccante il riferimento a Dina Alberizia, ricordata da chi la conosce come una persona che ha dedicato la vita agli altri. “Dopo tanti anni di lavoro, invece di godersi la pensione, ha scelto di mettersi ancora al servizio delle persone più fragili”, è stato sottolineato durante l’incontro.

Le condizioni degli arrestati

Restano forti le preoccupazioni per le condizioni della detenzione. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, gli attivisti non avrebbero accesso a informazioni sull’esterno, né a un’assistenza legale adeguata.

“Per quanto sappiamo non vengono sottoposti ad abusi o privati del cibo, ma non possono sapere cosa succede fuori dal centro di detenzione e non hanno la possibilità di parlare con un avvocato”, spiegano dal coordinamento.

Il sindaco Stefano Lo Russo ha ribadito l’attenzione dell’amministrazione comunale sulla vicenda. “Seguiamo con attenzione questa situazione, non solo perché riguarda persone che hanno lavorato a Torino, ma anche per il significato politico e umano che porta con sé”, ha affermato.

Sulla situazione in Libia è intervenuta anche Angela Vitale, rappresentante di Amnesty International, evidenziando le criticità legate alla tutela dei diritti umani nel Paese nordafricano.

“In Libia è difficile comprendere fino a che punto vengano realmente garantiti i diritti fondamentali. Chi è partito con la Flotilla si stava battendo per i diritti di altre persone”, ha spiegato.

Sul fronte giudiziario, al momento non risultano aggiornamenti su una nuova udienza. La Farnesina avrebbe confermato la caduta dell’accusa più grave, quella di collaborazione con associazioni terroristiche. Restano però le contestazioni di ingresso illegale nel Paese e di assembramento illegale.

Accuse che, secondo i promotori della campagna, sarebbero prive di fondamento ma che potrebbero comunque prolungare ulteriormente la detenzione dei dieci attivisti.

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