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Polemica sulla campagna di UniTo: contestato il manifesto dedicato a Primo Levi

Di fronte alle contestazioni, l’Ateneo ha diffuso una nota nella quale riconosce la necessità di rivedere la comunicazione

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TORINO – La nuova campagna dell’Università degli Studi di Torino rivolta alle future matricole finisce al centro delle polemiche. A suscitare le critiche non è l’intera iniziativa promozionale, ma uno dei manifesti affissi in città, quello dedicato a Primo Levi.

Sul cartellone compare la scritta: “Matricola nel 1937. Se questo è un uomo nel 1947. Anche la tua storia inizia qui”, accompagnata dal claim “abbiamo #Unito passato, presente e futuro”. L’obiettivo della campagna è mettere in evidenza come personalità che hanno segnato la storia della cultura e della scienza, come Primo Levi, Rita Levi Montalcini e Umberto Eco, abbiano iniziato il proprio percorso all’Università di Torino, invitando le future matricole a fare lo stesso.

Proprio il riferimento a Se questo è un uomo, però, ha acceso il dibattito. Tra i primi a criticare la campagna c’è il professore di Storia contemporanea Bruno Maida, che sui social ha scritto: “Senza parole. Pensavo fosse un fake, invece purtroppo è la mia università”.

A intervenire è stato anche l’esperto di marketing Dario Ujetto, che ha spiegato come la sua prima impressione fosse stata positiva. “Quando ho visto la campagna pubblicitaria dell’Università degli Studi di Torino, la mia università, con Primo Levi come soggetto, la mia prima reazione è stata di orgoglio. Ma non l’avevo letta (vista dalla macchina). Ho pensato alla giusta celebrazione di un testimone straordinario, un uomo giusto e lucido, formatosi proprio a Torino. Poi un’amica e collega me l’ha fatta rileggere con attenzione. E lì qualcosa si è incrinato”.

Secondo Ujetto, l’intento “è nobile”, ma “su Primo Levi, chi ha ideato e approvato questa campagna ha commesso un errore grave”. Nel suo intervento spiega le ragioni della critica: “Levi si laureò in Chimica. Come tutti gli ebrei italiani, fu prima marginalizzato, poi perseguitato e deportato ad Auschwitz. Fu tra i pochi italiani a sopravvivere. Nel 1947 scrisse Se questo è un uomo non come coronamento di un percorso accademico, ma come necessità morale e spirituale di trasmettere la memoria di uno degli orrori più profondi della storia dell’umanità: la Shoah. Presentare quell’opera come un “successo” riconducibile alla formazione universitaria significa fraintendere radicalmente l’origine e la natura. Primo Levi non divenne scrittore perché UniTo lo aveva formato bene”.

Alle critiche si sono uniti anche il Coordinamento UniTo e il Coordinamento Antifascista, che hanno chiesto il ritiro dei manifesti.

Di fronte alle contestazioni, l’Ateneo ha diffuso una nota nella quale riconosce la necessità di rivedere la comunicazione. “Le reazioni suscitate dalla campagna evidenziano tuttavia la necessità di una riflessione sulle modalità con cui questo messaggio è stato rappresentato”, spiegano dall’Università, annunciando una rapida e parziale revisione della campagna.

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