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Torino, l’omelia del Cardinale Repole per San Giovanni Battista: “I giovani devono avere spazio e responsabilità”
Il cardinale ha invitato gli adulti a “cedere il passo ai più giovani”
TORINO – Nella giornata dedicata a San Giovanni Battista, patrono della città, il Cardinale Roberto Repole ha pronunciato un’omelia intensa e fortemente centrata sul ruolo del Battista come figura di passaggio, capace di indicare la direzione e di lasciare spazio al nuovo.
Richiamando il Vangelo di Luca e il parallelismo tra Gesù nella sinagoga di Nazaret e l’apostolo Paolo ad Antiochia di Pisidia, Repole ha evidenziato come la Scrittura mostri una continuità profonda: “un discorso programmatico che apre le menti e i cuori alla novità di Cristo”, ha spiegato, sottolineando come tutta la storia della salvezza trovi compimento nella Pasqua.
Giovanni Battista, “colui che fa spazio”
Al centro della riflessione, la figura di San Giovanni Battista, descritto come “spartiacque” tra l’attesa e il compimento della promessa di Dio. Il Battista, ha affermato il cardinale, è colui che riconosce chi viene dopo di lui e sa fare un passo indietro: una scelta di libertà e maturità spirituale.
“Giovanni ha fatto il suo e sa che è necessario che adesso cominci il tempo di un altro”, ha ricordato Repole, indicando in questo atteggiamento un modello anche per la vita della Chiesa e della società contemporanea.
Il Battista, ha aggiunto, non è solo chi parla ma anche chi indica una direzione: “mostra che ogni valore e ogni bene stanno in Gesù”.
L’appello ai giovani: “Diamo loro spazio ora”
La parte più attuale dell’omelia ha riguardato il rapporto tra generazioni. Il cardinale ha invitato gli adulti a “cedere il passo ai più giovani”, riconoscendo alle nuove generazioni il diritto di guidare il futuro, anche attraverso errori e responsabilità dirette.
“In Chiesa come nella società civile – ha sottolineato – i giovani devono poter prendere in mano le cose, non restare in panchina”.
Repole ha citato diversi indicatori del contesto italiano e piemontese: l’assenza di sindaci under 35 nei comuni più grandi della regione, l’età media elevata nei ruoli dirigenziali e accademici, e il ritardo rispetto ad altri Paesi europei nell’accesso dei giovani alle posizioni di responsabilità.
Da qui la domanda provocatoria: “Cosa aspettiamo a dare una spinta in avanti ai nostri giovani?”
Disagio giovanile e responsabilità educativa
Ampio spazio è stato dedicato anche alle fragilità delle nuove generazioni. Il cardinale ha espresso preoccupazione per i segnali di disagio crescente tra gli adolescenti, citando l’aumento dei tentativi di suicidio e delle richieste di supporto neuropsichiatrico a Torino, oltre a fenomeni di abuso di farmaci.
“Essere adulti non significa reprimere o lasciare fare tutto – ha detto – ma accompagnare, spiegare, indicare una direzione”.
Repole ha quindi messo in guardia da due estremi: la repressione senza ascolto e il permissivismo senza guida, entrambi incapaci di generare un autentico rapporto educativo.
Il ringraziamento agli “adulti autentici”
Nella parte finale dell’omelia, il cardinale ha voluto esprimere gratitudine verso tutte le figure che, nella vita quotidiana, svolgono un ruolo educativo e di orientamento: genitori, insegnanti, educatori, sacerdoti, religiosi, ma anche amministratori e operatori culturali.
“Se Torino rimane una bella città – ha concluso – lo dobbiamo anche e soprattutto a loro, a chi si prende la responsabilità di mostrare una via”.
L’omelia si è chiusa con un invito corale: accompagnare i giovani a prendere il loro posto nella società, riconoscendo in questo passaggio non una perdita, ma una necessità per il futuro della comunità.
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