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Chiude il FolkClub di Torino: dopo 38 anni cala il sipario su un tempio della musica dal vivo
Oltre 1.800 concerti, più di 110 mila spettatori, 6.000 artisti e musicisti provenienti dai cinque continenti e 58.458 associati in quasi quattro decenni di attività
TORINO – È una notizia che scuote profondamente il mondo della musica torinese e non solo: il FolkClub di Torino chiude definitivamente. Ad annunciarlo è stato il direttore e fondatore Paolo Lucà, con un lungo e sentito messaggio rivolto a soci, artisti, collaboratori e pubblico.
Dopo 38 anni di attività e al termine della XXXVII stagione concertistica, definita dallo stesso Lucà come “davvero entusiasmante” per riscontro di pubblico e critica, uno dei luoghi simbolo della musica dal vivo in città interrompe la propria programmazione.
Una chiusura che arriva come un fulmine a ciel sereno per migliaia di appassionati che, negli anni, hanno trasformato quel piccolo spazio sotterraneo in un punto di riferimento culturale unico nel panorama torinese e nazionale.
La storia del Folkclub
I numeri raccontano la portata di questa storia: oltre 1.800 concerti, più di 110 mila spettatori, 6.000 artisti e musicisti provenienti dai cinque continenti e 58.458 associati in quasi quattro decenni di attività. Numeri impressionanti per un locale di dimensioni contenute, capace però di ritagliarsi un ruolo centrale nella scena musicale italiana e internazionale.
Il FolkClub non è stato soltanto una sala concerti. È stato un laboratorio culturale, uno spazio di scoperta e valorizzazione di generi spesso considerati di nicchia o lontani dai circuiti commerciali. Sul suo palco sono passati artisti affermati e giovani talenti agli esordi, molti dei quali avrebbero poi raggiunto notorietà internazionale.
Nel corso degli anni il club ha inoltre promosso e ospitato numerosi festival ed eventi di rilievo, tra cui Occitanica, Torino Blues Festival, Flamenca, Nord & Sud, Piazza Profana e diverse rassegne legate al Torino Jazz Festival, consolidando ulteriormente la sua reputazione.
Nel messaggio di commiato, Lucà descrive il FolkClub come uno “scantinato sobrio, amichevole e intimo”, un luogo dove artisti e spettatori si sentivano accolti come a casa. Un posto capace di creare un’atmosfera irripetibile fatta di vicinanza, ascolto e comunità.
Il ringraziamento di Paolo Lucà
Per il momento non sono stati resi noti tutti i dettagli che hanno portato a questa decisione. Paolo Lucà ha spiegato che i motivi alla base della chiusura – definiti “molteplici” e alla base di una scelta “sofferta, difficile ma inevitabile e irrevocabile” – verranno illustrati pubblicamente durante un incontro fissato per martedì 30 giugno, occasione in cui risponderà alle domande del pubblico.
Nella parte finale del suo messaggio, Lucà ha voluto rivolgere un sentito ringraziamento a tutte le persone che in questi anni hanno contribuito alla vita del FolkClub: familiari, volontari, soci, spettatori, enti, fondazioni, associazioni, giornalisti, artisti e operatori del settore.
Parole che restituiscono la dimensione umana di una realtà che, per decenni, è stata molto più di un semplice locale.
Con la chiusura del FolkClub, Torino perde un presidio culturale prezioso. Un luogo che ha fatto della qualità musicale, della ricerca artistica e dell’autenticità la propria cifra distintiva. Una perdita che lascia inevitabilmente un vuoto profondo nella vita culturale cittadina.
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