CronacaTorino
Aveva già tentato il suicidio la 40enne che uccise la figlia 13enne e si tolse la vita: era seguita dal centro di salute mentale
Non erano tuttavia mai emersi segnali di violenza o pericolo diretto nei confronti della figlia tredicenne tali da far scattare un intervento immediato di tutela
TORINO – La procura per i minorenni aveva avviato un’indagine sociale sulle condizioni di Isabella, la tredicenne uccisa il 21 giugno dalla madre, la 39enne Mihaela Belecciu, nell’appartamento di via Domodossola, nel quartiere Parella. L’attività era partita dopo il tentativo di suicidio della donna avvenuto ad aprile e le conseguenti segnalazioni ai servizi sociali e alla stessa procura.
Dopo quell’episodio, la donna era stata seguita dal Centro di salute mentale, che l’aveva incontrata in due occasioni prima della mancata presentazione al terzo appuntamento, fissato per il 18 giugno. I tentativi di contattarla telefonicamente erano rimasti senza risposta.
Tre giorni dopo, approfittando dell’assenza della figlia maggiore, che aveva trascorso la notte dal fidanzato, la donna ha ucciso la secondogenita e si è poi tolta la vita.
L’inchiesta della polizia, coordinata dal pubblico ministero, sta ricostruendo anche il rapporto con l’ex marito, descritto dai familiari come conflittuale e segnato dalla separazione e dalla scoperta di una relazione parallela dell’uomo in Svizzera. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è anche quella di un gesto maturato come forma di rivalsa nei confronti dell’ex coniuge.
Resta inoltre aperto il capitolo relativo alla presa in carico sanitaria e sociale della donna, precipitata in una grave depressione dopo la fine del matrimonio. Il 17 aprile Mihaela Belecciu era stata accompagnata due volte all’ospedale Maria Vittoria dopo un tentativo di suicidio, ma era stata dimessa in entrambe le occasioni. Successivamente era intervenuto anche il 112 con carabinieri e personale sanitario.
Non erano tuttavia mai emersi segnali di violenza o pericolo diretto nei confronti della figlia tredicenne tali da far scattare un intervento immediato di tutela. L’indagine della procura minorile verrà ora archiviata alla luce della morte della ragazza, mentre proseguono gli accertamenti della procura ordinaria sulle eventuali criticità nella gestione sanitaria e assistenziale della donna.
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