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Balme, il progetto della centrale idroelettrica divide i cittadini e il territorio
Si discute del progetto di un nuovo impianto idroelettico sulla Stura a Balme nelle Valli di Lanzo.
BALME – Si discute del progetto di un nuovo impianto idroelettico sulla Stura a Balme nelle Valli di Lanzo.
Secondo l’amministrazione di Balme l’iter autorizzativo dell’opera coinvolge Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Arpa, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e gli altri enti competenti, mentre il Consiglio comunale si è espresso sulla convenzione con la società proponente, definendo obblighi, garanzie e misure di compensazione nell’interesse della comunità.
L’Amministrazione sottolinea inoltre che il progetto prevede opere prevalentemente interrate e che non sono previste condotte a vista. L’opera di presa sarà costituita da una griglia collocata nell’alveo del torrente Stura, mentre l’unico manufatto esterno sarà l’edificio della centrale, progettato con particolare attenzione al suo inserimento nel paesaggio. L’area interessata dall’intervento non coincide inoltre con quella della panchina gigante, che si trova in una posizione più elevata rispetto al punto individuato per l’opera di presa. Anche l’organizzazione del cantiere è stata oggetto di specifiche richieste per ridurre al minimo gli effetti sul territorio e salvaguardare la stagione turistica.
Spiegano il sindaco Alberto Scatolero e tutti i componenti della maggioranza:
Il nostro compito è stato quello di tutelare gli interessi di Balme sotto ogni punto di vista. Abbiamo lavorato affinché il progetto fosse accompagnato da precise garanzie sul piano ambientale, paesaggistico ed economico. Abbiamo richiesto una fideiussione bancaria a favore del Comune che consentirà, qualora fosse necessario, di ripristinare integralmente i luoghi interessati dagli interventi. È una tutela concreta che abbiamo voluto per il nostro territorio».
In risposta la minoranza del Comune di Balme ha lanciato una petizione contro il progetto di impianto.
Un progetto da 20 milioni di euro, della società Alpen 2.0, per la realizzazione di una centrale idroelettrica che lavorerà solo 160 giorni/anno e che farà risparmiare l’irrisoria percentuale dello 0,0007% di CO2 (2500 tonnellate) a livello nazionale (360 milioni di tonnellate prodotte) ma che comporterà:
- quasi due anni di un cantiere che stravolgerà il territorio, con pesanti disagi alla viabilità e al luogo, senza contare le ricadute negative sul turismo e sulla fruizione dei luoghi;
- pesanti modifiche del paesaggio, con balconate sostenute da pali e tiranti in acciaio e legno per far passare le condotte forzate sul versante dove non è possibile l’interro; alla faccia del millantato “impatto zero” il progetto stesso parla solo di “volontà di incidere il meno possibile” sul versante, dove il “meno possibile” non è quantificato e quantificabile ma di certo non è un “impatto zero”;
- più di 11000 m3 di terra movimentati con scavi fino a 9 metri di profondità e potenziale presenza di amianto;
- Riduzione della portata torrentizia nel tratto tra il punto di presa e il punto di rilascio;
- Ripercussioni sulla flora (compreso il taglio di alberi) e sulla fauna, soprattutto ittica;
Numerosi studi di autorevoli Enti, come Università o associazioni ambientaliste (Legambiente) facilmente verificabili in rete, hanno dimostrato come il mini idroelettrico offra un contributo definito “trascurabile” in termini di fabbisogno di energia ed emissioni di CO2. Oltre alla perdita di biodiversità, alle modifiche geomorfologiche dei fiumi e alle alterazioni della qualità dell’acqua causate da questi impianti.
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