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51enne residente a Cuneo trova due miliardi di lire nella cassetta di sicurezza dello zio defunto
La Banca si rifiuta di convertire quel denaro in euro
CUNEO – Il decesso di uno zio e una eredità da sistemare hanno portato, a Cuneo, a un clamoroso ritrovamento: oltre due miliardi delle vecchie lire.
La storia
Oltre due miliardi di vecchie lire in banconote di vario taglio, rimasto custodito per anni nel caveau di una banca. È la straordinaria scoperta fatta dal Signor Stefano P., 51enne originario di Vicenza e residente a Cuneo, mentre sbrigava le pratiche per l’eredità di uno zio materno, deceduto celibe e senza figli.
Sistemando la successione, l’uomo si è recato presso una filiale di Bper Banca dove il congiunto titolare del conto manteneva anche una cassetta di sicurezza. Una volta aperta la custodia, la sorpresa: una ingente fortuna in banconote del vecchio conio.
Il rifiuto di Bankitalia e il ricorso all’Associazione
L’entusiasmo iniziale si è scontrato rapidamente con il muro della burocrazia. Contattata per effettuare il cambio in euro, la Banca d’Italia ha risposto negativamente, precisando che le operazioni di conversione si sono concluse decorsi dieci anni dall’entrata in circolazione dell’euro (2002).
Di fronte al rifiuto, il 51enne si è rivolto all’Associazione Italia (www.associazione-italia.it), realtà attiva a livello nazionale e internazionale che si occupa, tra le altre cose, di assistere i cittadini nella conversione forzosa delle vecchie lire in euro.
Il quadro normativo e la giurisprudenza in Italia
La vicenda si inserisce in un contesto legislativo complesso e con diversi precedenti giurisprudenziali:
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28 febbraio 2002 le banconote e monete in lire cessano di avere corso legale. Il termine ultimo per la conversione delle lire non prescritte viene fissato al 28 febbraio 2012 (Legge n. 96/1997, art. 3, comma 1).
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Il 6 dicembre 2011 il legislatore ha anticipato la prescrizione delle lire dal 28 febbraio 2012 al 6 dicembre 2011, con decorrenza immediata (decreto-legge n. 201/2011, articolo 26, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”).
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Il 7 ottobre 2015 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma, nella parte in cui disponeva l’anticipazione della prescrizione delle lire rispetto al termine originario (Sentenza n. 216/2015 pubblicata sulla G. U. 11/11/2015).
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Il 21 gennaio 2016 il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel dare esecuzione alla sentenza della Corte Costituzionale e al fine di garantire certezza e trasparenza alle operazioni di conversione, ha previsto l’onere, a carico del soggetto che richiede la conversione, di dimostrare di aver presentato la richiesta di cambio delle lire tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012, specificandone l’importo.
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Il 22 gennaio 2016 le Filiali della Banca d’Italia aperte al pubblico hanno iniziato a effettuare le operazioni di cambio delle lire nel rispetto delle istruzioni impartite dal MEF.
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Le operazioni di cambio eseguite nel periodo 22 gennaio 2016 – 31 maggio 2021 sono state 263, per un importo complessivo di 2.661.596,96 euro.
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A tutto questo va aggiunta la corrispondenza tra il governatore della Banca d’ Italia e l’allora ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, in cui si ipotizza una riapertura dei termini.
La tesi difensiva: quando decorre la prescrizione?
Se da un lato la Banca d’Italia oppone la prescrizione ordinaria decennale del diritto di credito – limite che, peraltro, non esiste in diversi altri Paesi dell’Unione Europea dove il cambio della moneta nazionale è ancora consentito -, la difesa sostenuta dall’Associazione Italia punta sull’articolo 2935 del Codice Civile.
Secondo la norma, infatti, la prescrizione comincia a decorrere soltanto dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. Nel caso specifico, la decorrenza dei dieci anni non dovrebbe calcolarsi a ritroso dal 2002, bensì dalla data dell’effettivo ritrovamento delle banconote, avvenuto solo poche settimane fa all’interno della cassetta di sicurezza. Su questo cavillo giurisprudenziale si giocherà l’esito della battaglia per trasformare i due miliardi di lire in moneta corrente.
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